martedì, Settembre 29, 2020

Venezia 69 – Settimana della critica – Xiao He (Lotus) di Liu Shu (Repubblica Popolare Cinese, 2012)

Per una donna della Cina contemporanea affermare le proprie idee, tradurle in principi di vita e continuare a promuoverle è un’impresa che richiede una volitività non comune. In questo panorama, l’autodeterminazione femminile coincide con l’inizio di una lotta quotidiana contro le incrostate convenzioni, i radicati pregiudizi e le irreversibili consuetudini patriarcali della società. É la sfida raccolta dalla venticinquenne Loto (Tan Zhuo), che da sempre si oppone all’omologazione conformista e ai cliché a cui vengono obbligate le donne cinesi: storture che spiccano ancor più nell’asfissiante paesino in cui la ragazza vive.
La sua formula per l’emancipazione: libero pensiero in libere mutande. Colta e intellettualmente vivace; antiaccademica nei metodi d’insegnamento utilizzati con i propri allievi (propone letture e analisi dei ricercati testi di Kenzaburō Ōe), ai quali vuole trasmettere il desiderio di coltivare un senso critico autonomo e immune dai condizionamenti; disinteressata ai miti borghesi della sistemazione matrimoniale con figli e appartamento in periferia; fedele alle sue passioni e ai suoi sentimenti, che trovano sfogo in una relazione clandestina con un uomo già sposato. Col passare del tempo, l’opprimente mentalità della piccola località di provincia diventa per Lotus qualcosa di insostenibile e insormontabile. E’ tempo di fare fagotto e andare via. A Pechino però la situazione non sembra essere poi così tanto diversa, nonostante le apparenze.
Così come la sua protagonista, anche la regista Liu Shu non ha trovato vita facile nel girare un film indipendente (autofinanziato, senza alcun contributo esterno) in aperta polemica con la società cinese. Alle ristrettezze del budget viene in soccorso un’intensa passione, in quest’opera  presentata alla Settimana della Critica a Venezia 69°. Si percepisce, infatti, un’incontenibile urgenza di raccontare degli eventi che ancora si agitano nella coscienza non pacificata della regista, una specie d’indignazione che scalpita per esprimersi. Il risultato è un po’ ondivago: le diverse ingenuità, come le trite dinamiche dei conflitti famigliari genitori/figlia, si alternano ad altrettanti momenti di grande scioltezza e chiarezza d’intenti, ben distanti da quella circospezione nell’accostarsi ai tempi, tipica degli esordienti. Una cosa va riconosciuta: è un ritratto femminile che non si perde in digressioni inutili, che cerca la limpidezza con tocchi agili e precisi, memore delle eroine e degli itinerari neorealisti del cinema di Zhang Yimou.

Diego Baratto
Diego Baratto
Diego Baratto ha studiato filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si è laureato con una tesi sulla concezione del divino nella “Trilogia del silenzio di Dio” di Ingmar Bergman. Da sempre interessato agli autori europei e americani, segue inoltre da vario tempo il cinema di Hong Kong e Giappone. Dal 2009 collabora con diverse riviste on-line e cartacee di critica cinematografica. Parallelamente scrive soggetti e sceneggiature.

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Advertisment

FESTIVAL

Glocal Film Festival: call aperte

Come da tradizione, il lancio dei bandi delle sezioni competitive Panoramica Doc e Spazio Piemonte per la 20a edizione del Glocal Film Festival, che si terrà dall’11 al 15 marzo 2021 al Cinema Massimo-MNC, si sposa con una serata dal respiro internazionale: la tappa torinese del Manhattan Short Film Festival.

CinemAmbiente: l’anteprima di Rebuilding Paradise di Ron Howard

Spostato a causa dell’emergenza sanitaria dal tradizionale periodo tardo-primaverile a quello autunnale, il Festival, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Gaetano Capizzi, si svolgerà a Torino dal 1° al 4 ottobre

Careless Crime di Shahram Mokri: recensione

Dopo due film tanto simili sembrava che Mokri avesse trovato il proprio personalissimo sistema di fare cinema e che fosse intenzionato a portarlo ancora avanti. Careless Crime però è diverso, ma allontanandosene ricorre alla riflessione sul tempo e lo spazio per trasformarsi in una dichiarazione d’intenti. La recensione di Careless Crime

Ca’ Foscari Short Film Festival 2020: Un festival diffuso

Dario Argento, Pino Donaggio, Lorenzo Mattotti gli ospiti speciali del Ca' Foscari Short. Festival "diffuso" tra location fisiche e web

The Flood Won’t Come di Marat Sargsyan: recensione

The Flood Won't Come, una decostruzione dell'aura sacrale che circonda l'odore della guerra. Visto alla SIC di Venezia 77, la recensione

ECONTENT AWARD 2015