lunedì, Maggio 23, 2022

Biografilm 2010 -The Unknown Peter Sellers: incontro con John Scheinfeld e Michael Palin.

Foto originali di Francesca Pontiggia

Dopo i Monty Python e i Fratelli Marx, il Biografilm Festival ha quest’anno presentato un interessante focus su Peter Sellers, proseguendo nella sua tradizionale celebrazione dei grandi talenti comici della storia del cinema. Tra gli ospiti intervenuti era presente proprio uno dei componenti del collettivo comico inglese, Michaell Palin, che ha scherzosamente dichiarato di aver declinato l’invito di due anni fa e di aver accettato questo perché detesta i Monty Python ma adora Sellers. Al suo fianco John Scheinfeld, prolifico documentarista che per l’occasione ha portato in Italia il ritratto The Unknown Peter Sellers, insieme al rarissimo Super Secret Service, un cortometraggio nel quale il camaleontico comico si cimenta con l’interpretazione di diversi personaggi. Ecco il resoconto della conferenza stampa che ne è scaturita, tra humour britannico, aneddoti esilaranti e sincera devozione per una figura di artista difficilmente eguagliabile nel suo genere.

Mr .Scheinfeld, Com’è nato il suo documentario e qual è il suo personale rapporto con la figura di Peter Sellers?

John Scheinfeld: Sono stato un fan di Peter Sellers fin da bambino. Mio padre, tornando dai suoi viaggi di lavoro a Londra, mi portava spesso le registrazioni di The Goon Show, un programma radiofonico in cui Sellers lavorava negli anni ’50. Lo adoravo, letteralmente. Quando mi hanno proposto di girare un documentario su un personaggio che ho ammirato così tanto, non ho avuto esitazioni. È una biografia di Peter Sellers, ma volevamo fare qualcosa di diverso dal solito. The Unknown Peter Sellers presenta diversi spezzoni dei suoi film più famosi, come quelli della serie La Pantera Rosa, ma la maggior parte del materiale di cui è composto é sostanzialmente inedito o molto poco conosciuto, perfino in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, in alcuni casi girato dallo stesso Sellers. Le ricerche fatte in preparazione del film mi hanno dato la possibilità di consultare la collezione privata di Peter, dove abbiamo scovato un cortometraggio che molto probabilmente non viene proiettato dal 1953. Si tratta di una satira, naive e stralunata, dei servizi segreti di Scotland Yard, una delle primissime prove da attore di Sellers, impegnato nella caratterizzazione di diversi personaggi contemporaneamente, come già faceva in radio solo attraverso la voce. Questo sarebbe poi diventato il suo dono agli occhi del cinema, particolarmente evidente nel Dottor Stranamore, dove, come detto nel documentario, Sellers avrebbe interpretato non tre, ma quattro personaggi (il quarto sarebbe stato il pilota incaricato di sganciare la bomba, ndr) , se non si fosse infortunato alla caviglia.

The Goon Show distrusse i canoni compassati e sobri della BBC, per creare qualcosa di nuovo e dirompente. Quale influenza ha avuto sul suo lavoro?

Michael Palin: Ho avuto il mio primo approccio alla commedia proprio grazie alla radio, dato che negli anni ’50 la mia famiglia non aveva ancora la televisione. Ascoltavo molti comici radiofonici della BBC, classici e impostati, finchè all’improvviso non arrivò la rivoluzione di The Goon Show: surreale, mai sentito prima e meravigliosamente sciocco. In uno sketch che mi è rimasto particolarmente impresso, si sentiva qualcuno bussare alla porta e qualcun altro, in casa, scendere lentamente le scale per andare ad aprire. Arrivato alla porta dopo un minuto buono il personaggio chiedeva “chi è?”. Si sentiva rispondere “Sono io, mi puoi aprire?” “Certo, salgo a prendere la chiave”. Un altro paio di minuti di passi lungo le scale per scoprire alla fine che la porta era già aperta. All’epoca avevo forse 9 anni, questo tipo di umorismo mi conquistò immediatamente. Il programma andava in onda ogni giovedì sera e mi ricordo che spesso mi capitava di correre a perdifiato a casa per riuscire a sentirlo. La cosa spaventava mio padre, perché lui non riusciva a comprenderlo in nessun modo: quando sentiva tutte quelle voci buffe e quegli accenti strani mi chiedeva perplesso se la radio era rotta. Quando gli dicevo che era tutto voluto ed era divertente per quello, usciva dalla stanza scuotendo la testa. Proprio questo in fondo mi faceva amare The Goon Show ancora di più: era qualcosa di fortemente mio, della mia generazione, qualcosa che i nostri genitori non riuscivano a comprendere. Ma anche aldilà del suo lavoro in radio, Sellers è stato probabilmente la persona che ha più influenzato la mia idea di commedia, in maniera particolare dal punto di vista della recitazione. Gli sketch dei The Goons erano in realtà scritti da Spike Milligan, uno sceneggiatore geniale che ha sempre sostenuto che gli abbiamo rubato lo stile. Ha perfettamente ragione, lo abbiamo saccheggiato. Come dicono i francesi? “Hommage”. Ma ovviamente, tra i personaggi inventati da Milligan, nessuno aveva la forza di quelli interpretati da Sellers.

Come nascevano degli sketch fantasiosi e pieni di inventiva dei Monty Python? Che rapporto avevano con il lavoro di Sellers

M.P.: È difficile dire come nascano le idee per uno show comico. Si ragiona con una penna e un pezzo di carta in mano e c’è qualcosa che all’improvviso ti passa per la mente indicandoti una direzione imprevista. Vede, non ci si siede ad un tavolo con la volontà di scrivere uno sketch sull’Inquisizione spagnola. La gente continua a pensare che eravamo strafatti nelle sedute creative dei Monty Python, la triste realtà è che è stato tutto frutto della nostra immaginazione, condita dalle materie studiate nelle nostre carriere scolastiche. Eravamo piuttosto acculturati e ognuno aveva la propria specializzazione o preferenza: storia, greco, aritmetica, filosofia. Ci divertivamo a mischiarle tutte insieme. In un certo senso, per i Monty Python aveva un senso produrre nonsense. Penso che l’umorismo derivi principalmente dall’osservazione: guardare il mondo che ti circonda, osservare la gente, come si muove, come parla, come si comporta. Questo è il primo passo per fare commedia ed è proprio ciò in cui Peter Sellers era impareggiabile. Poteva ricreare un personaggio in ogni piccolo dettaglio, non era più lui, diventava un’altra persona. Questo perché era terribilmente acuto nel carpire i comportamenti altrui. Come attore, personalmente, questa è una cosa di lui che ammiro e che mi diverte tantissimo. Penso che John abbia un aneddoto a riguardo…

J. S.: Confermo! Proprio nel girare il The Unknown Peter Sellers ho intervistato Richard Lester, il regista de La Pantera Rosa, che mi ha raccontato una storia parecchio divertente: prima di uno dei numerosi viaggi di Sellers a New York, Lester chiede all’attore se poteva per favore può andare a fare visita alla propria madre per consegnarle un regalo. Giorni dopo il regista riceve una telefonata da sua mamma, che gli dice di aver conosciuto quel simpatico attore e di aver ricevuto il regalo. La signora però si dice molto preoccupata dal comportamento di Richard. È venuta a sapere che suo figlio beve, si droga e frequenta brutte compagnie femminili. Al ché Lester cerca in ogni modo di rassicurare la madre, giurandole che nulla di ciò che gli è stato detto è vero, che suo figlio è ancora il bravo ragazzo che lei conosce. Solo dopo una decina di minuti il regista si accorge di aver parlato al telefono con Sellers per tutto il tempo. Peter Sellers aveva incontrato la madre di Lester per un’oretta e l’aveva osservata talmente bene da poter ingannare il suo stesso figlio con un’imitazione.

Persone tanto capaci nell’impersonare la voce e i movimenti altrui incontrano spesso diversi problemi con la propria identità: potete parlarci dei lati oscuri di Peter Sellers?

M.P.: Mi viene in mente un altro aneddoto, contemporaneamente triste e divertente: mi ricordo che Peter, partecipando ad una puntata dei Muppets, era stato intervistato da Kermit La Rana che gli aveva chiesto “quand’è che sei te stesso?”. Lui aveva risposto: “Non c’è nessun me! C’era un po’ di tempo fa, ma me lo sono fatto asportare chirurgicamente!” John conosce sicuramente i dettagli molto meglio di me, ma Sellers aveva senza dubbio un lato egoistico ed era soggetto a forti stati depressivi. Penso che sia poco intelligente pensare che i comici attraverso la loro intera esistenza con un grosso sorriso stampato in faccia: proprio perché guardano in fondo ad un problema o ad un personaggio, comprendendolo nei lati più oscuri e amari, possono ricavarne un ribaltamento comico. È questa la capacità di un bravo comico ed è per questo che i migliori tra essi sono spesso persone complicate.

J.S.: Sono fermamente convinto che il genio e la pazzia vadano spesse volte di pari passo e Sellers ne era senza dubbio un esempio. C’è una celebre vignetta giornalistica degli anni ’60 che ritraeva Peter Sellers di spalle fronte ad un armadio aperto. Dentro l’armadio, c’era una lunga schiera di vestiti e ad ogni vestito era abbinata una faccia differente. Penso che in effetti Peter fosse a suo agio solo quando interpretava qualcun altro e che non conoscesse davvero la propria identità. Nel mio documentari vengono toccati in parte anche questi aspetti oscuri del suo carattere, ma generalmente, come in tutti i miei documentari, ho cercato di focalizzarmi sull’importanza del suo lavoro per celebrare l’artista Peter Sellers, quello che realmente ci ha lasciato.

Sellers ha mai dichiarato di essersi ispirato a qualcuno nella sua carriera? E chi sono invece, a vostro parere, i comici che ne hanno raccolto l’eredità?

J.S.: Una delle sue maggiori influenze è stata sicuramente quella di Groucho Marx. Non a caso in due cortometraggi degli anni 50, Sellers fa una perfetta imitazione di Groucho. Uno di questi è appunto Super Secret Service, il corto che citavo in precedenza e che ho portato qui a Bologna per l’occasione. Ci sono sicuramente altri comici che hanno influenzato il suo lavoro e molti altri che lo hanno invece imitato, ma dal mio punto di vista sono convinto che non c’è stata un singola persona che sia stata in grado di fare ciò che Peter ha fatto. Dopo la sua morte si è cercato per anni un suo sostituto per La Pantera Rosa. Recentemente è stato rifatto un remake con Steve Martin, che è senza dubbio un grande comico, ma è stato chiaro a tutti che non ci poteva essere paragone. Molti attori sono i grado di travestirsi in modo buffo, ma la sua peculiarità era quella di rendere estremamente credibili i propri personaggi e le proprie imitazioni.

M.P.: Sono perfettamente d’accordo con John, non ho più visto nessuno in grado di produrre l’enorme varietà di sfumature che sapeva esprimere Peter nei suoi personaggi. Ci sono diversi bravi caratteristi che ne hanno ripreso lo stile, mi viene in mente Christopher Guest di This is Spinal Tap!, ma dipendono tutti su un numero ristretto di personaggi. Peter era in grado di spaziare su un range incredibile di tipologie umane, e anche quando interpretava diversi personaggi nello stesso film li rendeva tutti estremamente distintivi e differenti l’uno dall’altro.

Se dovessimo fare una gara tra il numero di personaggi inventati da Peter Sellers e il numero dei personaggi inventati da Micheal Palin, chi vincerebbe?

M.P.: Qualcuno oggi mi ha chiesto se Peter Sellers sarebbe potuto essere il settimo Monty Python. Io penso che se Sellers avesse avuto la possibilità di entrare nei Monty Python , probabilmente me ne sarei dovuto andare io. Penso che ci sono in effetti delle somiglianze tra noi due, soprattutto nel divertimento che provo nel sperimentare diversi personaggi. Ma in realtà all’interno dei Monty Python c’erano dei confini ben definiti: John Cleese faceva quello grosso e irascibile, io facevo quello piccoletto che faceva arrabbiare John Cleese, cosa che mi riusciva benissimo, Terry Jones rifaceva sua madre, Eric Idle era lo snob londinese e Graham Chapman ogni altro personaggio servisse. Eravamo in sei e facevamo quello che Sellers riusciva a fare da solo.

J.S.: Penso che la vera grande qualità di Sellers fosse il magnetismo che emanava dallo schermo. Sfido chiunque a guardare una scena con Peter Sellers senza focalizzarsi completamente su di lui. Aveva una mimica corporea e un attenzione ai dettagli incredibile, che riempiva lo schermo. Penso che guardando il documentario, soprattutto nei suoi lavori delle origini, sia difficile non accorgersi del legame diretto che c’è tra i personaggi di Sellers e quelli dei Monty Python. Il fatto che un artista del livello di Michael Palin dimostri questa devozione nei confronti della figura di Peter è un ottimo indizio per comprendere davvero quanto il suo lavoro sia stato straordinario.

Alfonso Mastrantonio
Alfonso Mastrantonio
Alfonso Mastrantonio, prodotto dell'annata '85, scrive di cinema sul web dai tempi dei modem 56k. Nella vita si è messo in testa di fare cose che gli piacciano, quindi si è laureato in Linguaggi dei Media, specializzato in Cinema e crede ancora di poterci tirare fuori un lavoro. Vive a Milano, si occupa di nuovi media e, finchè lo fanno entrare, frequenta selezioni e giurie di festival cinematografici.

ARTICOLI SIMILI

CINEMA UCRAINO

Cinema Ucrainospot_img

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Indie-eye Su Youtubespot_img

FESTIVAL

ECONTENT AWARD 2015

spot_img