venerdì, Settembre 25, 2020

People Mountain People Sea di Cai Shangjun – Venezia 2011 – Concorso

E’ un viaggio della solitudine alla ricerca di una giustizia dal prezzo forse troppo alto quello che Lao Tie intraprende per vendicare la morte del fratello minore, derubato e ucciso a sangue freddo da un uomo cui stava dando un passaggio, fra le rocce scabre degli altipiani cinesi. Un prologo feroce e tagliente apre il ventitreesimo film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, presentato come film sorpresa del Festival, malgrado da qualche giorno si vociferasse che la pellicola misteriosa fosse Captured di Brillante Mendoza. Invece, “Ren Shan Ren Hai” di Cai Shunjun (collaboratore di Zhang Yang e cresciuto con il teatro di avanguardia) ci proietta in atmosfere che, per certi versi, ricordano quelle de “Il fosso”, il film a sorpresa della scorsa edizione, firmato dal connazionale Wang Bing, dove brutalità e miseria emergevano potenti dagli anfratti di un paesaggio brullo e ostile. Ren Shan Ren Hai restituisce nella sua stessa struttura compositiva quell’asprezza respingente che ne rappresenta l’atmosfera dominante: una serie di ellissi raccordano una vicenda dall’andamento altrimenti semplicemente lineare, ma sintetica ed essenziale nell’uso delle inquadrature e dei passaggi logici, tanto da costringere lo spettatore a seguire con attenzione costante il peregrinare del protagonista, impegnato in una caccia all’uomo che ha il sapore di un fatale regolamento di conti. Tornato alla vecchia casa di montagna lasciata anni prima e messo al corrente della morte del fratello, Lao Tie decide di mettersi alla ricerca di un assassino di cui conosce soltanto il nome, sfidando il veto dei funzionari di polizia. L’odissea di Lao si trasforma ben presto in un viaggio al termine di un mondo disumanizzato, dove i rapporti interpersonali sono ridotti all’esercizio della forza, la corruzione non conosce confini e l’illegalità sembra l’unica alternativa ad una povertà senza rimedio. Nessuno pare salvarsi, nemmeno Lao che, pur animato da quella scintilla che lo porta a porre a rischio la propria vita unicamente per ristabilire un ordine violato, è inesorabilmente inghiottito dallo stesso cono d’ombra e si ritrova incapace di trasmettere amore al figlio e alla ex moglie, o di sottrarsi ad un arcaico meccanismo di offesa e vendetta. Giunto infine alla cava dove si trova l’assassino, con il volto celato dalla fuliggine nera, Lao si nasconderà fra i minatori, pronto a seguire fino in fondo quel destino tetro da cui l’amico indovino l’aveva messo in guardia, fino ad una conclusione in cui vendetta e giustizia, violenza e pietà si diluiscono e si stemperano l’una nell’altra.

Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi è nata a Milano nel 1987. Laureatasi in filosofia nel 2009 è da sempre grande appassionata di cinema e di letteratura. Dal 2010, in seguito alla partecipazione a workshop e seminari, collabora con alcune testate on line.

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