lunedì, Settembre 21, 2020

Wuthering Heights di Andrea Arnold, Venezia 68 – Concorso: la recensione

In Wuthering Heights asciutta trasposizione cinematografica del romanzo di Emily Brontë, già grandissimo successo cinematografico diretto nel 1939 da Wiliam Wyler e versione più crudele firmata da Bunuel nel ’54, oltre ai dialoghi ridotti all’osso, gli unici suoni che accompagnano le immagini sono il vento che muove l’erba nella brughiera e fischia contro i vetri, il nitrire dei cavalli, il guaire dei cani, la pioggia, la grandine e lo sbattere delle ali di una falena. Niente fronzoli e crinoline in questa storia d’amore raccontata in tutta la sua potenza distruttrice in un’atmosfera iper realista che nulla, ma proprio nulla, concede al romanticismo. Quello che ne risulta è un film sorprendentemente bello e vibrante nella sua prima parte che si ripiega lentamente su se stesso fino a diventare un melò lento, sempre più muto e violento nella conclusione. La vitalità quasi selvaggia dei giovani Heathcliff e Cathy, rispettivamente interpretati dagli straordinari esordienti Solomon Glave e Shannon Beer, che si rincorrono nella brughiera, si strappano i capelli, si accarezzano e si leccano le ferite come animali, viene meno con il passaggio temporale dopo la partenza di Heathcliff. La maturità dei due personaggi, che nella seconda fase della storia hanno i volti Kaya Scodelario e James Howson, ha fatto completamente perdere loro l’innocenza rendendo Heathcliff e Kathy ancora più disperati, crudeli e tragicamente consapevoli.

Durante la conferenza stampa la regista Andrea Arnold ha parlato del suo rapporto mutevole con il romanzo della Brontë: «Non avevo un grande piano precostituito nella mia mente quando ho iniziato il film, ma mi sono lasciata guidare, un po’ come durante un viaggio. I miei pensieri sul libro non sono mai gli stessi, ma hanno sempre qualcosa di nuovo per quello che continuo a scoprire della storia man mano che la conosco meglio. Volevo certamente onorare questo romanzo, così cupo e privato, cercando di rispettarne l’essenza. Ho voluto rendere la natura parte integrante del film. La realizzazione di questo film è stata terribilmente difficile proprio per questo rapporto molto fisico con l’ambiente, tanto che talvolta mi è sembrato di lavorare ad un film “maledetto” ma sono andata avanti.» Sul personaggio di Heatchcliff, vero protagonista del film e antieroe romantico per eccellenza la Arnold ha dichiarato: «Wuthering Heights è un libro che da sempre ossessiona le donne, che rimangono inevitabilmente colpite dalla vicenda di Heatchcliff e dal suo amore primordiale per Cathy. Quello che le attrae dipende anche probabilmente dal suo essere un personaggio maschile non fallico, ma bensì androgino, secondo molti quasi un alter ego dell’autrice». Resta il fatto che Wuthering Heights è un film riuscito solo a metà; nel cercare a tutti i costi la flagranza tra natura e corpi la Arnold scivola progressivamente in un simbolismo sin troppo evidente e calcolato che ha il solo effetto di neutralizzare le intenzioni di partenza.

 

 

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