lunedì, Gennaio 18, 2021

Venezia 69 – Concorso – Après Mai di Olivier Assayas (Francia, 2012)

Con la precisa volontà di riferirsi idealmente ad un suo film del ’94, L’eau Froide, Olivier Assayas decide di realizzare Apres Mai, film dedicato ad Alice Becker-Ho, vedova di Guy Debord alla quale aveva inviato una lettera-libretto scritta nel duemilacinque e intitolata Une Adolescence dans l’apres-mai, ricordo politico e personale dello stesso Assayas sull’esperienza del maggio ’68. E’ una premessa che non ha semplicemente un valore introduttivo, perchè il disorientamento, lo spaesamento urbano che fa parte del pensiero situazionista è forse l’aspetto che interessa maggiormente al regista Francese come tentativo di avvvicinarsi ad un’immagine movimento politica. Le prime sequenze del film sono relative agli scontri Parigini del Febbraio ’71 a Place de Clichy, Assayas segue le cariche dei celerini nel loro tentativo di penetrare qualsiasi spazio, dalla strada ai cortili per affermare un dominio totale della località; da qui in poi la città è filmata come un luogo presidiato, dove Gilles e i suoi amici pianificano un’operazione di sabotaggio dello spazio urbano aprendo nuove possibilità di interpretazione dello stesso con gli spray, i manifesti, un uso estensivo della comunicazione grafica, la disseminazione di nuovi segni che possano indicare un percorso inedito. E’ lo spazio iperbolico Debordiano della deriva, tracciato mobile e nomade che si caratterizza come esperienza ambigua e indeterminata. Per Assayas, oltre al racconto di una stagione affettiva, politicamente, culturalmente, musicalmente, è essenziale seguire questa eredità attraverso i disegni di Gilles e una pratica che diventa sempre di più una forma personale di action painting, una possibilità creativa che spezza tutte le connessioni con il Cinema di Papà (letteralmente, nel film suo padre gira tutti i film di Maigret con Jean Richard) e ristabilisce un contatto con la sua realtà interiore; per paradosso, il film dello stesso Assayas che forse più si avvicina alla liquidità di Apres Mai, è Demonlover, incubo senza speranza, rovescio distopico di tutte le stagioni rivoluzionarie, dove le multinazionali dell’immagine controllano ogni localizzazione; nonostante questa apparente diversità, la personale visione di Assayas sul Cyberspace è l’estrema conseguenza del pensiero di Debord; Demonlover è allo stesso modo un film sulla perdita e sullo spaesamento dove il transito incerto tra spazio reale e spazio virtuale è seguito nel continuo deambulare di Connie Nielsen fuori e dentro stanze contigue che la porteranno ad una progressiva perdita di se. Apres Mai è una continua riorganizzazione dello spazio, un’esplorazione senza fine che ricrea la città ideale contro quella del controllo politico; l’ascolto della musica, l’amore per l’arte, le possibilità combinatorie dell’inchiostrazione, tutti i segni grafici e i disegni che infestano il film come pratiche salvifiche della memoria, contribuiscono a raccontare un ’68 antiretorico, fatto di segni e sedimentazioni, sempre più lontano dalla ricostruzione storica e più vicino ad un’idea di cinema come esperienza. Nella sequenza della festa, sorta di doppio rovesciato di quella memorabile ne L’Eau Froide, Leslie sotto l’effetto degli stupefacenti cerca una via d’uscita immaginandosi uno spazio permeabile, il fuoco invade la camera, lei apre la finestra e nel gesto di gettarsi nel vuoto esce fuori campo, dissolvendosi con un nero. Tenderà nuovamente una mano a Gilles e anche a noi, al di là dello schermo-cinema in un’immagine bruciata nella sovresposizione, spazio bianco della memoria che cerca di superare il limite del Cinema per consentirci di riempirlo con i nostri segni.

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi

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