La Prima Estate 2026, nuovi nomi nel cartellone: Hives, Libertines, Wolf Alice e gli altri

Tutti i nomi aggiuntivi delle tre serate de La Prima Estate, il festival versiliese in programma dal 19 al 28 giugno, che conferma la vocazione per la fusione tra progetti consolidati nell'immaginario alternative e nuove proposte

Dopo l’annuncio dei primi headliner, Nick Cave & The Bad Seeds, Gorillaz, Twenty One Pilots e Jack White, la quinta edizione de La Prima Estate, in programma al Parco BussolaDomani di Lido di Camaiore tra il 19 e il 28 giugno, continua a definire il proprio disegno con una serie di aggiunte che completano il profilo delle singole giornate. Il festival versiliese conferma così la sua vocazione per l’accostamento di grandi nomi consolidati con progetti più recenti o laterali, spesso scelti per la loro efficacia live.
La serata inaugurale del 19 giugno, costruita attorno al ritorno italiano di Jack White, si arricchisce con due proposte molto diverse tra loro.

Gli Hives arrivano nel pieno di una nuova fase discografica inaugurata nel 2025 con The Hives Forever Forever The Hives, album prodotto con il contributo di Mike D dei Beastie Boys e Josh Homme dei Queens of the Stone Age. Negli ultimi tour europei la band svedese ha ribadito una formula che continua a funzionare quasi militarmente, tra garage rock serrato, ritmo chirurgico e il carisma iperbolico di Howlin’ Pelle Almqvist, uno dei frontman più teatrali della scena rock contemporanea.
Le recensioni britanniche e tedesche degli ultimi concerti parlano di show costruiti come una macchina perfetta, con riff taglienti e una presenza scenica di alto livello performativo.

Molto più recente il progetto Sunday (1994), trio indie-pop nato tra Los Angeles e Londra che negli ultimi due anni ha catalizzato attenzione con una serie di singoli poi confluiti nell’album d’esordio pubblicato nel 2024. Il loro sound mescola dream pop e atmosfere sonore ancorate radicalmente all’estetica degli anni novanta, con una scrittura volutamente minimale, dominata dalla voce eterea di Paige Turner. I primi live report nordamericani raccontano però una dimensione dal vivo più corposa rispetto alle registrazioni in studio, con la presenza più tangibile delle chitarre, dinamiche più evidenti e una tensione emotiva che li rende meno evanescenti di quanto potrebbe suggerire la superficie dei brani. In apertura di serata potranno probabilmente offrire un contrappunto atmosferico al dinamismo delle band che li seguono.

La giornata del 21 giugno guarda apertamente alla tradizione britannica degli ultimi trent’anni, riunendo artisti che hanno attraversato fasi molto diverse della scena indie e alternative.

Richard Ashcroft, storico leader dei Verve, arriva dopo un periodo di rinnovata visibilità internazionale culminato con grandi show nel Regno Unito e con il recente singolo Lover. Le recensioni dei concerti del 2024 e 2025 descrivono set costruiti con grande sicurezza, dove la componente ascensionale del suo repertorio viene amplificata da una band solida e da arrangiamenti che trasformano i brani in lunghi momenti di intensità collettiva. Dal vivo Ashcroft continua a muoversi tra introspezione e grandiosità, alternando quindi classici come Bitter Sweet Symphony o The Drugs Don’t Work, che alla fine dei conti restano il centro emotivo dei concerti. I brani più recenti vengono spesso integrati con naturalezza in scalette che funzionano come una sorta di narrazione retrospettiva della sua carriera.

I Libertines, tornati stabilmente in attività negli ultimi anni, rappresentano invece un altro tipo di eredità britannica. Dopo All Quiet on the Eastern Esplanade (2024), album realizzato a quasi dieci anni di distanza dal precedente Anthems for Doomed Youth, la band ha intrapreso una serie di tour molto seguiti nel Regno Unito, dove Pete Doherty e Carl Barât hanno mostrato una chimica meno autodistruttiva ma ancora carica di grande tensione. Le recensioni dei concerti più recenti sottolineano come il gruppo sia riuscito a conservare la propria energia caotica senza trasformarla in una parodia nostalgica. Le vecchie canzoni mantengono un carattere febbrile, mentre il nuovo materiale dimostra una scrittura più riflessiva. Il loro live resta imprevedibile e di forte caratura emotiva.

Più pop e accessibili i Wombats, trio di Liverpool che nel 2025 ha pubblicato il loro ottavo album Oh! The Ocean, accolto positivamente dalla stampa britannica. Nei concerti recenti la band ha dimostrato di saper gestire spazi sempre più ampi senza perdere la propria dimensione indie-rock che ha caratterizzato i loro vent’anni di carriera. Incisi basati sull’immediatezza, ritmica serratissima e un set costruito ad arte per mantenere alta l’energia della platea e puntare sostanzialmente sull’impatto.

Chiudono la giornata i Ramona Flowers, progetto di Bristol che negli ultimi anni ha sviluppato un ibrido tra indie elettronico, synth-pop e funk rivisitato. L’album Made By Humans e i singoli pubblicati nel 2025 hanno consolidato una formula elegante e ballabile. Tra groove sintetici e un’alta riconoscibilità melodica, il loro live rappresenta la componente più marcatamente pop dell’intera giornata.

Alla giornata del 26 giugno già guidata da Nick Cave & The Bad Seeds, affiancati da Sleaford Mods ed Emiliana Torrini, si aggiunge il giovane cantautore irlandese Dove Ellis, nome d’arte di Thomas O’Donoghue. Il suo debutto Blizzard, uscito alla fine del 2025, è stato accolto molto bene dalla critica anglofona, che ne ha sottolineato la scrittura obliqua, la vocalità intensa e una forma di chamber-pop venato di folk e inquietudine post-punk, sulla linea forse più vocale che compositiva di Thom Yorke.

I primi report dal vivo insistono proprio su questo scarto tra delicatezza apparente e tenuta reale del palco e O’Donoghue viene descritto come un interprete già capace di reggere la concentrazione della sala, con concerti costruiti più sulla sospensione che sull’impatto, ma senza perdere intensità. In una serata come quella del 26 giugno, dominata da figure molto riconoscibili e da una forte escursione espressiva, la sua presenza può funzionare come apertura raccolta e laterale verso territori più meditativi e di ricerca.

Il 27 giugno ruota attorno all’attesissimo ritorno dei Gorillaz, ma le aggiunte completano la giornata con tre progetti molto diversi tra loro.

I Wolf Alice arrivano con il loro quarto album The Clearing (2025), prodotto da Greg Kurstin. La band londinese ha progressivamente ampliato il proprio linguaggio, passando dal grunge-pop degli esordi a una scrittura più ampia e melodica. Nei live recenti la cantante Ellie Rowsell è emersa come figura centrale, capace di alternare fragilità e potenza vocale. Le recensioni dei concerti britannici descrivono show intensi e dinamici, dove il nuovo materiale convive con i brani più noti senza creare fratture. In un festival come La Prima Estate potrebbero rappresentare il set più energico della giornata.

Molto diverso il caso dei Nation of Language, trio newyorkese che ha costruito negli ultimi anni una reputazione internazionale con un synth-pop sofisticato e ancorato ad alcune suggestioni del passato. Dopo il passaggio da PIAS a Sub Pop con l’album Dance Called Memory (2025), la band ha portato in tour uno spettacolo essenziale e concentrato sulla dimensione emotiva delle canzoni. Le recensioni dei concerti nordamericani parlano di live dove la componente elettronica è sospesa tra l’evocazione delle suggestioni post-punk in una dimensione più cinematica, meditativa e crepuscolare.

Chiude la giornata Don West, cantante australiano che negli ultimi due anni ha attirato attenzione con un soul contemporaneo ispirato alla tradizione Motown e Stax. Il debutto Give Me All Your Love ha messo in luce una voce potente e un approccio fortemente legato alla dimensione live. I concerti recenti mostrano un performer carismatico, capace di sostenere set dinamici con una band orientata al groove. La sua presenza introduce nel cartellone una componente soul e rhythm & blues che dialoga bene con l’eclettismo dei Gorillaz.

[Foto dell’articolo fornite e concesse da ufficio stampa D’Alessandro & Galli – Maddalena Rocchi]

Redazione IE
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