domenica, Febbraio 28, 2021

Fetish Calaveras – Avanspettacolo

Chi avesse nella memoria la figura di Marcovaldo, forse non si stupirà nel notare alcune somiglianze nelle vicissitudini di Manrico Calavassa, Manny per i più intimi, impiegato qualunque alle prese con gli inghippi di ogni giorno: colleghi, città, ufficio. Alternativa declinazione del più che noto ragionerie che tutti conosciamo. Seguendo le avventure di Manny, i Fetish Calaveras si profondono nel racconto ritmato della sua giornata, racchiusa entro i mugugni di inizio e fine dì scanditi in 06:36 a.m. e 11:54 p.m.

È la tendenza teatrale e attinta dal cabaret a plasmare i connotati dell’album, che di fatto viene a costituirsi come una cornici di situazioni e di micro dialoghi che accompagnano lo snodarsi dei dodici pezzi; dall’immissione forzata nel traffico cittadino (Valentino), passando per la pausa pranzo in salsa alcolica (Whiskey Joe) fino a giungere al meritato riposo pre casalingo presso il bar di fiducia (Billy Boxe), Avanspettacolo scorre veloce senza perdere d’intensità.

Nettare pregiato per i cultori nostalgici dello swing anni 50, Avanspettacolo è in grado di soddisfare con dovizia quel particolare appetito e animare i quadri della memoria di quel periodo. Non completamente rockabilly, non del tutto swing, l’album fonde i due aspetti, guadagnandosi quella definizione che, per volere degli stessi Fetish Calaveras, sta sotto il nome di swingabilly. In effetti è come se Fred Buscaglione fosse suonato in chiave rockabilly e i suoi personaggi, descritti in toni fra il farsesco e grottesco, subissero un’accelerazione e si scuotessero a ritmo di fiati e sei corde. A rinforzare la già nutrita compagine di musicisti (Mr Corto, Sir Kike, Mircus, Pitiful, Dead Meat Mariuoli, Steve Ray Fruit), si aggiungono i nomi del chitarrista scozzese Andy McFarlane (The Hormonauts e Rock’n roll Kamikazes), Enrico Allavena, Stefano Colosimo (Bluebeaters) e Roberto Dellepiane.

Coraggiosi nelle scelte, specialmente in quella di costruire Avanspettacolo come un concept, i Fetish Calaveras incalzano con fare sfacciato, non danno tregua e dimostrano di saper districarsi tanto nei ritmi scalpitanti de Il Re della Rotonda, quanto nei mood più lenti come in Tina. Un gruppo da seguire on the road e braccare nelle occasioni live perché il palco, più che il disco, rappresenta sicuramente il loro ambiente più congeniale.

Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.
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