Maria Antonietta – Sassi: la recensione

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Letizia Cesarini prosegue il suo scavo interiore, dimostrando ancora una volta una feroce inattualità attitudinale. In tempi di hype consumato velocemente, corse ad ostacoli per arrivare primi in un contesto dove potremmo essere tutti famosi per sempre, come dice Bruce Wagner quando ridicolizza i noti quindici minuti di celebrità, Maria Antonietta è necessariamente inattuale, come quelle considerazioni Nietzschiane, elaborate per non rimanere ingabbiati dalle sbarre del proprio presente. E anche se “Sassi” non parla di antropologia culturale, racconta una soggettività forte elaborata a partire dal proprio percorso personale contro la banale attualità del quotidiano. Gesù, l’amore, l’inadeguatezza, la lotta feroce per la conquista di una propria coscienza, la necessità di accordarsi all’esistente rompendo il muro delle convenzioni. Un desiderio del tutto universale, non così diverso dalla militanza intimista di Sufi Sonnino, Anna Identici, Rosa Balistreri; come loro, Letizia cerca la purezza al di là delle apparenze utilizzando tutta la gamma degli strumenti espressivi, anche quelli di una certa sgradevolezza. Il suo Qoèlet è diverso da quello di Andrea Chimenti, è un dibattersi tra gli opposti della condizione umana e la comprensione divina, alla ricerca di quel frammento di eternità dentro il proprio cuore. Il Punk (Ossa) la passione per gli Smiths (Abbracci) la dimensione intima del cantautorato tra blues, Italia e Francia (Galassie, Diavolo, Molto Presto) sono strumenti del racconto usati con semplicità e urgenza e allo stesso tempo con la capacità di arricchire l’ordito grazie ad alcune poliritmie più elaborate, insieme ad una notevole varietà timbrica e sonora; la novità più importante nel suo nuovo lavoro. Nella bowiana tra me e tutte le cose, la stessa Abbracci che è a nostro avviso uno dei brani più convincenti del pop italiano di quest’anno, ci sono grandi aperture, c’è il flusso interiore che diventa suono, c’è la medesima concisione comunicativa degli esordi.

Ci sembra naturale in questo senso una profonda maturazione di tutto il progetto Maria Antonietta, non ne avevamo dubbi, ma quello che guida Letizia è un’estrema e diretta sincerità, flagranza di cui abbiamo tutti una fame disperata.

Michele Faggi
Michele Faggihttps://www.indie-eye.it/recensore
Michele Faggi è il fondatore di Indie-eye. Videomaker e Giornalista regolarmente iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana, è anche un critico cinematografico. Esperto di Storia del Videoclip, si è occupato e si occupa di Podcast sin dagli albori del formato. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato per 20 anni di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e nuovi media.

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