Surf City – We Knew It Was Not Going To Be Like This

Altre cover story

Vengono da Auckland, periferia del rock’n’roll. Incidono per la Fire Records, etichetta specializzata in ristampe di classici sotterranei ma sempre attenta alle novità. Non li troverete nelle classifiche di fine anno dei principali siti/magazines, oscurati da cose molto più hype e “giuste”. E sarà l’ennesimo peccato, l’ennesimo torto pagato ad un mercato saturo e straboccante di tanta fuffa spacciata per roba di classe. Fidatevi di noi e rimediate questo disco: We Knew It Was Not Going To Be Like This segue di qualche anno l’esordio Kudos, invero ancora acerbo e troppo debitore nei confronti dei padri del noise rock (soprattutto i Sonic Youth).

Con il secondo disco i Neo Zelandesi Surf City operano uno scarto inaspettato, incidendo nove tracce solide come il granito. La distanza con il predecessore è dovuta ad un deciso quid melodico che fa accostare la parola Pop allo Psych sound suonato dai nostri: melodie sbilenche e di Pavementiana memoria, coretti frastagliati annegati in un acido Wilsoniano, jingle jangle da Byrds storditi. Il tutto incendiato con una propulsione sonica che brucia Kraut, Noise, Shoegaze in egual misura. Così, le filastrocche psych di NYC e Claims Of A Galactic Medium si piantano in testa dando la sensazione di trovarsi in un clash sonoro tra Grandaddy e Spacemen 3, mentre gli attacchi al fulmicotone di Its A Common Life e No Place To Go rimandano all’indie rock enorme dei maestri Pixies. Il fuzzoso dream pop con coda ultralisergica di What Gets Me By sta poi lì a dimostrare che la band non si è affatto addomesticata.

È un’idea di suono che si nutre di suggestioni passate quella dei Surf City; ma niente paura, perché il tutto è contestualizzato a dovere e non c’è assolutamente la sensazione di ascoltare un vecchio disco delle Breeders. E poi, a metà disco, ecco la perfezione noise pop, ecco il gioellino catchy cantato con tutta l’indolenza necessaria, una batteria che trascina il brano fino all’intreccio di voci finale: I Want You è il pezzo che chiude degnamente questo 2013.

[soundcloud url=”https://api.soundcloud.com/tracks/92461827″ params=”color=ff6600&auto_play=false&show_artwork=true” width=”100%” height=”166″ iframe=”true” /]

Denis Prinzio
Denis Prinzio
Denis Prinzio è bassista di numerose band underground ora in congedo temporaneo, scribacchino di cose musicali per sincera passione, la sua missione è scoprire artisti che lo facciano star bene.

Ultimi articoli in evidenza

00:04:01

Andrea Chimenti, il video live di “A Stain in the moonlight”

Andrea Chimenti è in tour in Italia per presentare le canzoni della sua nuova raccolta, "Del Mio Cuore in fondo - Collection Vol 1." Oltre ai dettagli sull'album, la clip live di "A Stain in The Moonlight", il brano che nel disco è cantato insieme a Tori Sparks, qui presentato in una versione filmata e post prodotta da indie-eye

INDIE-EYE SHOWREEL

spot_img

Articoli Simili