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È un film per certi versi schizofrenico, questo nuovo di Adler, tra momenti contemplativi e scene adrenaliniche, ma coraggioso nel tentativo di sfruttare la quota di conflittualità insita nel contenitore-genere per estendersi orizzontalmente al dramma d’introspezione psicologica. Rachel Currin, donna sotto copertura, con tutte le implicazioni che comporta. Sulle principali piattaforme VOD
La riflessione sulla problematicità della società cinese in cui mafie e polizia giocano la partita con le stesse regole e l'unica legge che conta è quella dell'onore, Yinan la sviluppa tutta lavorando dunque sul livello del visivo, in un discorso che già da principio va oltre il contingente per farsi cinema puro.
Frutto delle sedute di psicoterapia affrontate durante il periodo di rehab, questo Honey Boy nasce dalla stesura di un diario terapeutico per immagini del quale conserva tutto il potere catartico e traspone il valore indicativo che deve aver avuto per il suo autore: Shia LaBeouf. Al cinema dal 5 marzo distribuito da Adler Entertainment.
Paladino di un cinema classico che arrivi alla pancia del pubblico grazie alla forza del melodramma, "Il ladro di giorni" dimentica di curare il fattore cardine per la riuscita di un’esperienza di questo genere: a venir meno è su tutto la qualità di una scrittura che risulta invece scialba, melensa, sproporzionata. Il film di Guido Lombardi sarà in sala dal 6 Febbraio 2020
Neanche cinquantenne eppure logorata da un destino già scritto fatto di dipendenze somministrate e fragilità incommensurabili, a restituire tutta la dignità dell’indiscusso talento da performer di Judy Garland c’è una Reneè Zellweger rediviva che, in un toccante parallelo con la propria carriera, fa brillare di nuovo la propria stella attraverso il recupero coinvolto e appassionato di quella della Garland
Stroncato e "bloccato" negli States, quasi osannato in Europa. Tornare a New York per Woody Allen significa ritrovare dietro l’angolo le nevrosi private di Isaac Davis, liberate però dall’inconfondibile cinismo che certo attraversa immancabilmente lo script, ma solo per farsi risolutiva apertura alla meraviglia, professione di fede nei confronti di una fortuna che assecondi le possibilità del sogno, la forza del desiderio, la frequenza estatica della leggerezza.
Casey Affleck sembra imboccare un sentiero battuto e ribattuto da tanto cinema e letteratura anglosassoni solo per abbandonarlo tracciandone uno proprio in cui la distopia post-apocalittica sia occasione e pretesto per mettere in scena l’intimità di una resistenza privata che trova nel rapporto ombelicale padre/figlia la sua più compiuta espressione
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