Più che interrogarsi su chi abbia commesso un delitto, il MystFest 2026 ha scelto di chiedersi cosa significhi oggi riconoscere la verità. È attorno a questa domanda — sintetizzata nel titolo Tutta la verità (o almeno quella che ci serve) — che si è sviluppata la prima edizione del festival diretta da Alessandro Garramone, chiusasi domenica 12 luglio dopo sette giorni di incontri, proiezioni e dibattiti che hanno trasformato Cattolica in un laboratorio diffuso dedicato ai linguaggi del racconto del reale.
Per una settimana il festival ha occupato piazze, cinema, spiagge e spazi culturali della città romagnola, costruendo un percorso che ha messo in relazione giornalismo investigativo, narrativa crime, cinema documentario, serialità televisiva e podcasting, tutti strumenti differenti utilizzati per affrontare una stessa questione: come si costruisce oggi una verità condivisa in un ecosistema dominato dalla frammentazione delle fonti, dalla velocità dell’informazione e dalla competizione permanente tra narrazioni diverse.
La risposta del pubblico ha accompagnato praticamente ogni appuntamento della manifestazione, dai grandi incontri serali in Piazza Primo Maggio alle proiezioni del Salone Snaporaz, fino agli eventi pomeridiani sulla spiaggia, segnando un esordio particolarmente positivo per la nuova direzione artistica e organizzativa affidata rispettivamente ad Alessandro Garramone e a Sergio Canneto.
Il programma ha riunito alcune delle figure più autorevoli del giornalismo e della narrativa italiana contemporanea. Tra gli incontri che hanno suscitato maggiore interesse figurano il dialogo tra Francesca Fagnani e Teresa Ciabatti, il confronto dedicato all’adattamento audiovisivo tra Mariolina Venezia, Alessandro Robecchi e Carlo Lucarelli, oltre agli incontri con Gianluigi Nuzzi sul giornalismo investigativo contemporaneo e con lo sceneggiatore Leonardo Fasoli sui nuovi linguaggi della serialità televisiva.
Ad aprire simbolicamente il festival è stata la lectio di Edoardo Camurri dedicata proprio al concetto di verità, mentre il percorso si è chiuso con Viva la Costituzione. Perché amarla e difenderla di Luca Sommi, quasi a suggerire un legame diretto tra ricerca della verità, cittadinanza e democrazia costituzionale.
Tra i momenti più significativi dell’edizione anche la proiezione del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il confronto dedicato alla politica internazionale con Peppe Fiore, Sacha Biazzo ed Elena Testi e la riflessione sul true crime e sulla criminologia contemporanea sviluppata attraverso gli interventi di Flaminia Bolzan ed Edoardo Orlandi.
Il MystFest ha inoltre continuato a lavorare su uno dei terreni più fertili della cultura contemporanea: quello dell’incontro tra linguaggi diversi. Letteratura, cinema, podcast e televisione non sono stati trattati come compartimenti separati ma come forme narrative sempre più interconnesse, capaci di condividere temi, strutture e modalità di racconto del presente.
In questa prospettiva si inserisce anche il successo di MystFest Hub, nuova summer school dedicata alla sceneggiatura e al podcasting che ha coinvolto trentacinque partecipanti under 30 provenienti da tutta Italia, confermando la volontà del festival di investire non soltanto nella programmazione culturale ma anche nella formazione delle future generazioni di autori e autrici.
La tradizione del festival è proseguita anche attraverso il Premio Gran Giallo Città di Cattolica, giunto alla cinquantatreesima edizione e ancora oggi uno dei riconoscimenti più longevi e prestigiosi dedicati alla narrativa di genere in Italia. A vincere il premio 2026 è stata Claudia Proietti con il racconto La lupa.
Accanto agli appuntamenti principali il festival ha coinvolto anche il tessuto cittadino attraverso attività diffuse: laboratori per bambini trasformati per una settimana in piccoli investigatori, iniziative con i centri estivi comunali e la partecipazione di strutture ricettive e ristorative del territorio, contribuendo a estendere il festival oltre i suoi luoghi tradizionali.
Nato nel 1973 come Festival Internazionale del Giallo e del Mistero, il MystFest continua così a confrontarsi con una trasformazione profonda del genere che gli ha dato origine. Se negli anni Settanta il mistero coincideva soprattutto con la ricerca del colpevole, oggi il noir e il giornalismo investigativo condividono sempre più spesso una domanda diversa: non tanto chi sia responsabile di un fatto, ma attraverso quali strumenti, interessi e narrazioni la realtà venga costruita, raccontata e infine creduta.
È probabilmente in questo spostamento di prospettiva che il MystFest 2026 ha trovato la propria identità più convincente.


