martedì, Novembre 30, 2021

Yuni di Kamila Andini: recensione

La grande forza di Yuni risiede proprio nella sua costruzione semplice e nel modo in cui affronta temi delicati come la bellezza e la legittimità del desiderio sessuale, la pratica dei matrimoni combinati in una società musulmana ancora non completamente disposta a concedere anche solo la libertà di pensare a un futuro diverso. Visto alla Festa del cinema di Roma

Yuni è una ragazza che potrebbe esser uscita dalle pagine di Jane Austen o aver condiviso un legame stretto e intimo con le quattro sorelle March, il suo mondo è gioiosamente incasinato.

Esce con gli amici, chatta su Instagram, interroga sé stessa e gli altri sugli aspetti dalla vita che più le interessano, il sesso, la masturbazione, i romantici equivoci a cui va incontro o solo vagheggia.

Due proposte di matrimonio inevitabilmente bastano a rompere l’incantesimo, all’improvviso la sua vita le appare piatta, vuota e opprimente. La fede incrollabile della nonna nelle tradizioni diventa per Yuni un pesante fardello da portare sulle spalle, il matrimonio non è una benedizione come crede questa anziana dal buon cuore ma una prospettiva che porta l’universo di Yuni a rimpicciolirsi più che a espandersi.

È una nuova letteratura, una riscoperta, a dare l’impulso e lo stimolo alla protagonista per ampliare il suo orizzonte, per intraprendere un percorso di analisi finora inesplorato e a portare Yoga nella sua vita. Quest’ultimo personaggio diventa suo malgrado il motore della storia, il suo amore ha la grandezza tumultuosa e assolutamente paralizzante che solo l’adolescenza può provocare, i suoi modi schivi, i suoi silenzi, la crudele timidezza con cui combatte hanno qualcosa di shakespeariano.

È l’invito a non demordere, a non cadere davanti ai colpi del destino, a lasciare che Rain in June, la magnifica poesia del Sapardi Djoko Damono, a cui Kamila Andini, la regista, dedica il film, si insinui così in fondo al cuore di Yuni da accompagnarla a una nuova consapevolezza e alla sfrontata provocatorietà che la sua età merita.

La grande forza di Yuni risiede proprio nella sua costruzione semplice e nel modo in cui affronta temi delicati come la bellezza e la legittimità del desiderio sessuale, la pratica dei matrimoni combinati in una società musulmana ancora non completamente disposta a concedere anche solo la libertà di pensare a un futuro diverso.

La sceneggiatura di Andini e Prima Rusdi non rifugge da nulla, non si nasconde, non si vergogna, analizza senza rivendicare. Non ci sono cattivi, c’è solo il desiderio di una adolescente di crescere, di vivere il tempo per quello che è senza la sensazione che tutto possa andare perduto in un attimo, senza il doloroso rimpianto per quel che avrebbe potuto essere e non è stato.

Yuni di Kamila Andini (Indonesia, Francia, Singapore, Australia 2021 – 95 min)
Interpreti: Arawinda Kirana, Asmara Abigail, Sekar Sari, Dimas Aditya, Kevin Ardillova, Rukman Rosadi, Neneng Wulandari, Boah Sartika, Nazla Thoyib
Sceneggiatura: Kamila Andini, Prima Rusdi
Fotografia: Gay Hian Teoh
Montaggio: Lee Chatametikool

Francesca Fazioli
Laureata nelle discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, ha frequentato un Master in Critica Giornalistica all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico e una serie di laboratori tra cui quello di scrittura cinematografica tenuto da Francesco Niccolini e Giampaolo Simi. Oltre che con indie-eye ha collaborato e/o collabora scrivendo di Cinema e Spettacolo per le riviste Fox Life, Zero Edizioni, OUTsiders Webzine

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