lunedì, Maggio 20, 2024

Sivas di Kaan Mujdeci – Venezia 71, concorso

Il debutto nel lungometraggio di Kaan Mujdeci, cineasta turco stanziato a Berlino, è un durissimo racconto di formazione realizzato a due anni di distanza da “Fathers and sons”, documentario che con Sivas ha in comune i combattimenti illegali tra cani nei territori Turchi. Ambientato in un piccolo villaggio dell’Anatolia nella Turchia orientale si svolge intorno alle giornate del giovane Aslan (Dogan Izci), ragazzino di undici anni dal carattere orgogliosamente irriducibile, che osserva il mondo degli adulti con un’irrefrenabile voglia di autonomia. Mujdeci lo segue nel paesaggio scabro scegliendo quasi sempre l’ampiezza dell’immagine panoramica, lasciando quindi che la libertà di movimento e di interazione con lo spazio sia totale e mediata il meno possibile dal montaggio; un approccio che serve al regista turco per mostrarci il confine labile tra innocenza e crudeltà, stupore e orgoglio, in quel passaggio complesso dall’infanzia all’adolescenza dove le scelte vengono motivate da una spinta interiore genuina ma anche dalla necessità di emulare mimeticamente il mondo degli adulti. Aslan deve costantemente impressionare i suoi coetanei, dimostrare al mondo che lo circonda che le sue scelte hanno un valore e sono le migliori; quando il fratello maggiore Sahin (Ozan Celik) gli regalerà un giovane puledro, Mujdeci ci mostra in successione il timore di Aslan nel cavalcarlo, il suo impaccio nel doverlo gestire, mentre stizzito lo colpisce con una pietra ed infine la preoccupazione di averlo definitivamente ucciso, sbilanciata tra dispiacere e paura di ricevere una punizione.
In seguito ad un violentissimo combattimento tra cani filmato da Mujdeci con crudo realismo, Aslan manifesta il desiderio di adottare l’enorme molosso che ha perso la lotta. Sivas sembra un cane ormai finito, ma il ragazzino è convinto che sia il più forte del mondo e che si riprenderà presto tanto da rimanere con lui per l’intera serata nello spazio desolato dove ha combattuto.
Una volta rimesso in sesto Aslan porterà il cane a scuola, lo farà conoscere ai suoi compagni di scuola, e accetterà di buon grado la decisione di alcuni uomini della sua famiglia di farlo partecipare al campionato nazionale dei combattimenti illegali vicino ad Ankara.
Mujdeci osserva l’incertezza dell’adolescenza e il passaggio a scelte più consapevoli attraverso l’influenza e l’eredità di una cultura, con uno sguardo incompromissorio e senza alcuna conciliazione se non quella che considera come unica possibilità dello sguardo l’intensità dello stesso. Sivas è un film che si regge in piedi proprio sulla disturbante ambiguità dello sguardo infantile con la capacità di lavorare sull’immagine in modo “necessario” in una direzione a tratti Bressoniana; al di là di alcune ingenuità, rispetto al punto di vista di molto cinema internazionale approntato per i festival, quello di Mujdeci ci è sembrato onestamente feroce ed amorale, capace di descrivere una terra che conosce bene con una forma essenziale scolpita nella roccia, e di raccontare la Turchia rurale attraverso un piccolo racconto di formazione senza stereotipie retoriche.

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Esperto di Storia del Videoclip, si è occupato e si occupa di Podcast sin dagli albori del formato. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato per 20 anni di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi

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