venerdì, Dicembre 4, 2020

Rock Contest 2017 – Bonsai Bonsai: tra la natura e la tecnologia, lo psych rock

Bonsai BonsaiMauerpark Xperience -Dir: Marta Fonti per Future Nation Sounds

Il live a Mauerpark, Berlino, nel bel quartiere di Prenzlauer Berg, di cui è possibile vedere il video di montaggio girato e post prodotto da Marta Fonti per Future Nation Sounds che vi presentiamo in esclusiva, per i livornesi Bonsai Bonsai è un primo punto di arrivo. Il quintetto, formatosi in via definitiva due anni fa, con la sua personale ricerca psichedelica approda nel roster di Suoni D’avanguardia durante il settembre scorso e grazie a questo allestiscono un mini tour nella capitale tedesca suonando in un locale storico come il Badehaus per poi replicare con un suggestivo happening presso Mauerpark.

Il primo ep dei Bonsai Bonsai è stato registrato da Daniele Catalucci (Virginiana Miller) ed è, secondo le parole della band, un concept sul rapporto uomo natura. I riferimenti sono molteplici, dai Loop al Ty Segall più psych, ma con un tocco assolutamente personale.
In occasione della loro partecipazione al Rock Contest Fiorentino per la quinta e ultima eliminatoria del concorso organizzato da Controradio, in programma al Buh! di Firenze il prossimo 10 novembre, li abbiamo intervistati per voi.

Nel vostro mondo sonoro, principalmente ispirato alla cultura psichedelica, c’è un’elaborazione interessante che unisce il rumore bianco degli Spaceman 3 all’utilizzo prepotente di elementi elettronici talvolta analogici, talvolta no. Questo slittamento vi consente di saldare epoche diverse?

La nostra intenzione è quella di trovare la dimensione perfetta di equilibrio tra il vecchio e il nuovo. Tendiamo a portare avanti un grande studio sul suono, soprattutto della parte elettronica, di modo da smussare gli attriti tra la band “classica” con chitarre elettriche e ritmi serrati e le band neopsichedeliche dei giorni nostri dai suoni eterei e sognanti.

Cosa vi permette la dilatazione dei brani rispetto alla forma più tradizionalmente incorniciata?

Allungare e restringere i brani ci permette di esplorare a 360 gradi l’ambiente sonoro che vogliamo creare. Spesso alterniamo parti ritmate a lunghe cavalcate piene di delay e synth, come se portassimo l’ascoltatore per la mano in un viaggio fatto di alte montagne e lunghe pianure. Le strutture seguono evoluzioni naturali, senza schemi predefiniti.

Ci raccontate qualcosa sul rapporto con Suoni D’avanguardia, l’agenzia di Gaetano Laudisa e Michele Corrente che vi ha accolto nel loro roster, tra l’altro insieme ai Form Follows, anche loro selezionati per questa edizione del Rock Contest?

Gaetano e Michele ci conoscevano come gruppo anche prima dell’inizio della collaborazione. Con la scrittura dell’EP si sono interessati al nostro lavoro e hanno dimostrato da subito di avere una certa sintonia con le nostre idee. Siamo felici per i Form Follows che insieme a noi rappresenteranno Livorno in questa edizione del contest.

Il recente viaggio a Berlino cosa ha significato per voi?

Il mini-tour a Berlino ha fissato finalmente ciò a cui avevamo provato a dare forma nei mesi precedenti, sancendo la vera nascita dei Bonsai Bonsai come identità. La risposta della città è stata strepitosa.
È stato una sorta di “paziente zero” e crediamo che sia stato un banco di prova importante per noi sia dal punto di vista organizzativo che da quello artistico.

Nel video promo che ci avete inviato per l’anteprima si vedono alcune immagini del live al Mauerpark dove avete suonato nel mezzo alla gente. Ci raccontate l’esperienza e soprattutto cosa significa per voi cambiare i live set in base all’ambiente che vi accoglie, aggiungendo una forte componente visuale?

Suonare al Mauerpark è probabilmente ciò che ogni musicista dovrebbe provare almeno una volta nella vita. Il parco è enorme e c’è un flusso continuo di persone durante tutto il giorno. Gli artisti collaborano tra di loro in totale armonia e senza nessun tipo di gerarchia. Abbiamo suonato di domenica e già da prima che iniziassimo a suonare si era formato un circolo di gente intorno a noi: i berlinesi hanno voglia di conoscere nuove band e hanno voglia di sperimentare, cosa che in Italia spesso manca. Per quanto riguarda il cambio dei live set, cerchiamo sempre di mescolarci con l’ambiente che ci circonda, poiché ogni concerto è a sé e ha bisogno di essere trattato come un momento unico. Abbiamo la fortuna di collaborare con due tecnici luci e video, che con proiezioni di grafiche curate da noi stessi, sapienti accostamenti di colori e ritmi visivi riescono a rendere i live molto più spettacolari.

Nella città tedesca avete anche girato due video con un PR management della città, Future Nation Sounds fondato tra gli altri dalla fotografa Marta Fonti, ci raccontate la collaborazione con loro?

Marta era studente di una accademia fotografica di Berlino; ci conoscevamo dall’adolescenza, e quando ci ha proposto di collaborare con la sua agenzia per registrare due videoclip più vari teaser e backstage footage, come il teaser di Mauerpark, accompagnato dal brano che apre il nostro EP, è stato naturale rispondere di sì.

Il primo EP che avete appena finito di registrare è un concept che si riferisce al rapporto dell’uomo con la natura. Questa dimensione conflittuale emerge anche nel modo in cui trattate i suoni e filtrate la tecnologia?

Abbiamo cercato di trasporre quelle sensazioni anche nel nostro sound. Gli accostamenti di suoni analogici ed elettronici li vediamo come se fossero una catarsi sonora di questi pensieri. I testi che accompagnano i brani esprimono l’essere intrinseco della natura come croce e delizia dell’essere umano, quindi non necessariamente un rapporto conflittuale, ma una convivenza essenziale e imprescindibile.

Come è stato lavorare in studio con Daniele Catalucci dei Virginiana Miller, che ha curato la produzione artistica del vostro lavoro?

L’incontro con Daniele è stato fortuito e fortunato. Si è dimostrato fin dai primi passi di pre produzione una persona estremamente valida sia dal punto di vista musicale che da quello umano.
Grazie alla sua grande esperienza come musicista e arrangiatore ha saputo indirizzare le nostre idee verso la destinazione che ci eravamo prefissati.
Sicuramente vorremo continuare a lavorare con lui in futuro.

Seguirà un album sulla lunga distanza?

Sicuramente. Stiamo già lavorando a nuove canzoni che probabilmente andranno a far parte del prossimo disco.

Sarà simile all’EP o esplorerete qualcosa di nuovo?

Lasceremo che sia tutto naturale, non vogliamo forzare niente, ma esprimere al meglio noi stessi. Tutti noi siamo d’accordo sul fatto che ci sarà tanto da lavorare e che ci sarà tanto da crescere. Lo faremo attingendo alle nostre radici e lanciandoci sicuramente verso esplorazioni sonore che ancora non possiamo definire.

Bonsai Bonsai. Da dove viene l’idea per il vostro nome?

Il bonsai è la rappresentazione più emblematica del concept in cui ci sentiamo di vivere ogni giorno: intesa come una vera e propria forma d’arte, è incarnazione del duplice rapporto dell’uomo che piega la natura al suo volere, ma allo stesso tempo la nobilita e ne rispetta i limiti, in una ricerca ed una sperimentazione continua di un asintotico perfezionismo.
Nel nostro piccolo cerchiamo di trasferire questo approccio alla nostra musica.

Il rock contest si avvicina agli artisti in modo consapevole e serio; niente coccarde ma premi importanti che mettono gli artisti in connessione con l’industria. Cosa ne pensate?

Siamo stati piacevolmente sorpresi quando abbiamo saputo che eravamo stati scelti. Pensiamo che il Rock Contest sia tra i più validi concorsi di musica indipendente, poiché ogni anno scatta una vera e propria “fotografia” della scena musicale underground italiana. Il livello è sempre altissimo e lo dimostrano i risultati ottenuti dai partecipanti degli anni passati; per noi sarà un’occasione di crescita e di confronto con altre realtà.

Bonsai Bonsai, la scheda sul sito del Rock Contest Fiorentino

Ugo Carpi
Uogo Carpi ascolta e scrive per passione. Predilige il rock selvaggio, rumoroso, fatto con il sangue e con il cuore.

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