Per la sua terza edizione il Sicani Cinema Experience sceglie un tema tanto ampio quanto cinematograficamente fertile: il tempo. Non il tempo storico o quello della memoria collettiva, ma quello più instabile delle trasformazioni individuali, delle estati che finiscono, dell’infanzia che si incrina e dell’identità che comincia lentamente a prendere forma.
Dal 5 al 7 agosto il centro storico di Cammarata ospiterà tre giornate di proiezioni, incontri e due sezioni competitive dedicate al cortometraggio internazionale e alla sperimentazione audiovisiva, costruendo un programma che ruota attorno a tre opere accomunate dal racconto del passaggio da uno stato all’altro dell’esistenza. Più che un festival tematico, una piccola costellazione di film che interrogano ciò che accade nel momento in cui il tempo costringe i personaggi a diventare altro da ciò che erano.
Ad aprire il festival sarà Sciatunostro di Leandro Picarella, presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2025. Ambientato a Linosa, il film segue l’amicizia tra Ettore e Giovannino, undici e sette anni, durante quella che sarà la loro ultima estate insieme prima del trasferimento di Ettore sulla terraferma per continuare gli studi. Attorno a loro si muove la figura di un anziano videoamatore che conserva immagini e archivi della comunità isolana, trasformando la memoria privata in memoria collettiva. Il termine siciliano sciatu — il respiro, il soffio vitale — diventa così la metafora di un’isola e di un’infanzia sul punto di cambiare forma. Più che un racconto di formazione tradizionale, il film sembra collocarsi nella lunga tradizione del cinema mediterraneo dell’attesa e della separazione, da Respiro di Emanuele Crialese fino ad alcune opere recenti del cinema greco e portoghese dedicate alle comunità insulari e marginali.
Il secondo titolo del programma, Le bambine di Valentina e Nicole Bertani, arriva invece dal Festival di Locarno dove nel 2025 ha ottenuto una menzione speciale nella sezione Cineasti del Presente. Ambientato nell’estate del 1997, il film segue Linda, otto anni, e il suo incontro con due coetanee che finiranno per modificare la percezione del mondo adulto e di sé stessa. Attorno alle protagoniste si muovono famiglie disfunzionali, genitori fragili e una provincia attraversata da tensioni sociali e culturali che le bambine osservano senza comprenderle ancora del tutto. Il film sembra inserirsi nella tradizione internazionale dei racconti corali dell’infanzia femminile, da The Virgin Suicides di Sofia Coppola fino a opere più recenti come Petite Maman di Céline Sciamma, dove la crescita coincide spesso con la scoperta delle contraddizioni e delle fragilità degli adulti.
La chiusura è affidata invece a Il rapimento di Arabella, secondo lungometraggio di Carolina Cavalli dopo Amanda. Presentato nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia del 2025, il film segue Holly, ventotto anni, convinta di essere diventata la versione sbagliata di sé stessa. Quando incontra Arabella, una bambina di otto anni, arriva a credere che si tratti della propria incarnazione infantile e decide di “rapirla” per correggere gli errori che hanno determinato il proprio fallimento esistenziale. La premessa fantastica viene utilizzata da Cavalli per costruire un racconto che oscilla tra commedia surreale, road movie e riflessione sul fallimento generazionale e sulle aspettative di autorealizzazione tipiche della contemporaneità occidentale. Non è un caso che diverse letture internazionali abbiano accostato il film all’indie americano degli anni Novanta e Duemila, dove il coming of age viene spesso spostato dall’adolescenza alla tarda giovinezza adulta.
Accanto alle proiezioni trovano spazio alcuni incontri che ampliano il discorso sul cinema contemporaneo e sulle sue forme di rappresentazione. Daniele Ciprì ripercorrerà alcuni aspetti della propria esperienza cinematografica e televisiva, mentre Pietro Turano discuterà della presenza delle identità queer nel cinema e nelle serie contemporanee, tema ormai centrale nel dibattito internazionale sulle pratiche della rappresentazione audiovisiva.
La presenza di Il velo di Cristian Patanè e della lettura performativa Discorso sul mondo di Tea Falco contribuisce invece a mantenere aperto il dialogo tra cinema, arti performative e scrittura.
Sul versante competitivo il festival conferma il concorso internazionale Sicani Short, dedicato al cortometraggio, e introduce Sicani OFF, sezione riservata alle forme audiovisive sperimentali e indipendenti.
Per una manifestazione ancora giovane, la scelta di costruire il programma attorno a tre opere che affrontano il tempo come esperienza soggettiva e trasformativa appare probabilmente più significativa della semplice presenza di ospiti o anteprime. In tutti e tre i casi il cinema diventa infatti uno strumento per osservare quel momento ambiguo in cui il passato continua a esercitare la propria forza mentre il futuro non ha ancora trovato una forma definitiva.





