Tra le molte campagne promozionali che attraversano i festival contemporanei, quella escogitata dal Lago Film Fest per la sua ventiduesima edizione è probabilmente una delle poche a possedere una reale coerenza con la storia della manifestazione che la propone.
L’obiettivo dichiarato è semplice e quasi assurdo: portare Kevin Bacon a Revine Lago entro la conclusione del festival, in programma dal 18 al 25 luglio nel piccolo comune delle Prealpi trevigiane. Per riuscirci, il festival ha pubblicato una lettera aperta all’attore americano e ha chiesto alla propria comunità internazionale di attivare la celebre teoria dei sei gradi di separazione associata proprio al nome di Bacon.
Il punto, tuttavia, non è mai stato realmente Kevin Bacon.
La campagna funziona piuttosto come una metafora del modo in cui il Lago Film Fest ha costruito la propria identità dal 2005 a oggi: attraverso reti informali, volontariato, relazioni internazionali e una comunità diffusa che negli anni ha trasformato un piccolo centro lacustre in uno degli osservatori europei più interessanti dedicati al cinema indipendente, al cortometraggio e ai linguaggi audiovisivi sperimentali.
La governance del festival riflette ormai questa crescita strutturale. La direzione generale è affidata ai fondatori Viviana Carlet e Carlo Migotto, affiancati dalla co-direzione generale di Morena Faverin, mentre la direzione artistica del programma cinematografico è affidata a Federica Pugliese. A completare la struttura organizzativa contribuiscono il lavoro sull’audience development di Milena Lamendola e quello sull’accessibilità coordinato da Anna Chiara Carlet.
Il programma del 2026 comprende oltre cento opere provenienti da trentatré paesi distribuiti su cinque continenti, con una presenza di anteprime che supera l’ottanta per cento della selezione complessiva tra prime mondiali, internazionali, europee e italiane.
Come avviene ormai da diversi anni, il festival rifiuta una distinzione rigida tra documentario, fiction, animazione, videoarte e cinema sperimentale. I film selezionati affrontano questioni legate alle migrazioni, alla memoria, alle trasformazioni ambientali, all’identità, al corpo e alle nuove forme della convivenza sociale, mentre il paesaggio — montagne, lagune, isole e piccoli villaggi — diventa frequentemente parte integrante della narrazione.
Accanto ai concorsi principali — Lago26 Competition, Triveneto Competition, Princìpî Award e UNICEF Competition — il festival sviluppa un articolato sistema di sezioni parallele che costituisce ormai una delle sue caratteristiche distintive.
Tra queste figura Woman, Reporter, Witness, dedicata alla giornalista e regista libanese Jocelyne Saab, figura fondamentale del giornalismo di guerra e del cinema mediorientale indipendente del secondo Novecento.
Ghost Stories for Adults propone invece un attraversamento del lavoro di Diego Marcon, probabilmente il nome più rilevante emerso negli ultimi anni nel rapporto tra arte contemporanea e immagini in movimento in Italia.
L’artista e teorica franco-algerina Nelly Ben Hayoun porta invece a Revine Lago il progetto Doppelgängers³, ulteriore capitolo della ricerca che negli ultimi anni l’ha vista collaborare con NASA, MIT e istituzioni scientifiche internazionali sul rapporto tra tecnologia, spazio e immaginazione politica.
Il Sud-est asiatico contemporaneo trova spazio nella sezione New Skin, mentre Moving Bodies e Dance as Revolution indagano il corpo e la danza come dispositivi politici e forme di resistenza culturale. Il programma comprende inoltre un focus sulle pratiche collaborative del Collectif Faire-Part e sezioni dedicate alle nuove produzioni italiane indipendenti e alle proiezioni speciali.
Negli ultimi anni Lago ha progressivamente smesso di considerarsi un semplice festival cinematografico per assumere la forma di una piattaforma interdisciplinare. Il catalogo 2026 parla esplicitamente di Expanded Festival: concerti, installazioni, videomapping, performance dal vivo, listening room e pratiche partecipative convivono con il cinema in un unico ecosistema culturale.
Tra i progetti centrali di questa espansione si conferma Lago Original Soundtrack, il laboratorio permanente dedicato al rapporto tra immagine e suono nato attorno alla figura del grande fonico cinematografico Federico Savina, scomparso nel 2023 e al quale il festival dedica il premio per la migliore colonna sonora per cortometraggio.
L’Academy del progetto riunisce alcune delle figure più interessanti della composizione e del sound design italiano contemporaneo, tra cui Roberto Angelini, Marta Del Grandi, Giulio Ragno Favero, Ginevra Nervi, Taketo Gohara, Nicola Tescari, Stefano Lentini e Sara Loreni, trasformando Lago in uno dei pochi luoghi italiani in cui il suono cinematografico viene affrontato come pratica artistica autonoma e non soltanto tecnica.
Tra le installazioni del festival figura anche Sound Architectures, listening room dedicata all’ascolto collettivo e alle architetture sonore contemporanee, mentre il programma performativo comprende X modi per nuotare senza braccioli, progetto costruito attorno agli archivi e alla memoria del festival stesso.
Una delle linee di ricerca più interessanti riguarda il rapporto tra cinema e nuove tecnologie. In questo ambito si inserisce la collaborazione con Nouvelle Bug, residenza che esplora l’utilizzo di motori grafici, videogiochi e intelligenza artificiale nella produzione cinematografica sperimentale. Il progetto coinvolge quaranta filmmaker internazionali e negli anni ha visto i propri lavori approdare in festival come Berlino e Locarno. L’edizione 2026 presenterà The Most Beautiful Man in the World di Paolo Baiguera, sviluppato durante la residenza del 2025 e vincitore del Lago Award.
Parallelamente prosegue il lavoro industriale dei Barefoot Industry Days, spazio di incontri professionali, mentoring e networking che ospita anche il programma europeo per documentaristi emergenti NIU DOC sviluppato insieme a CNA Cinema Audiovisivo e Pordenone Docs Fest.
Tra le novità più significative della ventiduesima edizione compare inoltre la nascita della Lago Cine Summer School, presentata come la prima scuola estiva di cinema del Veneto dedicata ai bambini della scuola primaria e inserita nel più ampio progetto Girini, il festival costruito attorno alle esigenze del pubblico più giovane.
L’attenzione all’accessibilità e all’inclusione costituisce del resto una delle direttrici strategiche più evidenti della manifestazione, che negli ultimi anni ha progressivamente trasformato questi temi da attività collaterali a elementi strutturali della propria progettazione culturale.
Il 2026 coincide inoltre con il cinquantesimo anniversario della Pro Loco di Revine Lago, l’associazione che ha accompagnato la crescita del festival sin dalle sue origini e che rappresenta forse il miglior esempio della relazione tra il Lago Film Fest e il proprio territorio.
Resta da capire se Kevin Bacon arriverà davvero sulle rive del lago trevigiano entro il 25 luglio.
Nel frattempo il festival sembra aver già ottenuto il risultato che cercava: dimostrare che la distanza tra centro e periferia, nel cinema come nella cultura, dipende spesso meno dalla geografia che dalla capacità di costruire relazioni.





