mercoledì, Ottobre 27, 2021

I Colori della Passione di Lech Majewski

È uscita da pochi mesi la versione Blu-Ray de I Colori della Passione, il film di Lech Majewski distribuito anche nelle sale da CG, di cui abbiamo parlato con un ampio speciale attraverso due articoli, uno di Paola di Giuseppe e uno di Sofia Bonicalzi .  L’edizione è ottima nella resa cromatica e nel mix della colonna sonora in DTS HD Master Audio a 5.1 canali. Contiene, fra gli extra, un’ampia sezione dedicata agli incontri con il regista nel 2012. L’intervista realizzata all’Università di Pisa, la masterclass a Cinecittà per l’uscita del film nelle sale, infine il making of registrato all’Istituto Polacco di Cultura a Roma, approfondiscono molti aspetti di un progetto complesso, durato quattro anni, di cui due e mezzo di produzione.

Partendo dalle ragioni profonde del suo interesse per i dipinti di Bruegel, narratore di storie dal forte magnetismo visivo e creatore di una tecnica compositiva pluriprospettica unica nel suo genere, Majewski parla dell’universo filosofico del pittore e del mistero delle sue immagini, impresse sulla tela in forme e modi tali da cogliere “l’essenza estetica del mondo”.
Tradurre in linguaggio cinematografico il quadro di Bruegel è stata soprattutto una sfida tecnologica. Majewski si diffonde a lungo, anche con particolari inediti, in un racconto affascinante che comunica la vivacità del work in progress e prepara con sapienza alla visione.
Straordinaria, nella realizzazione del film, la convivenza di un livello di tecnologia avanzata, fatta di aggiornamenti continui e invii a Los Angeles di tutta la strumentazione informatica, con metodi artigianali di cinquecento anni fa, come la preparazione a mano dei tessuti, trattati con colori naturali per reagire nel modo voluto al calore della luce. Lunghi e accurati gli studi prospettici sulle innumerevoli scene del quadro, le riprese calcolate con millimetrica precisione, fatte a strati e da angolature diverse per produrre particolari effetti ottici, la costruzione del paesaggio, ottenuta combinando frammenti del quadro e riprese naturali, in una ricerca inesausta della perfezione, fino al dettaglio, fino alle nuvole, fotografate in Nuova Zelanda, nell’Isola del Sud, unico posto al mondo dove si estendono per miglia e miglia senza alcuna soluzione di continuità.
Majewski parla ancora dell’incontro con Michael Gibson, autore del libro, The Mill and the Cross, e della prospettiva pluriprogettuale che ha portato al film, percorrendo le tappe della creazione del materiale preparatorio, foto, stampe, video della serie “Bruegel suite”, tutto esposto al Louvre, a Tel Aviv, Londra, Wiesbaden e Losanna.
Durante la masterclass a Cinecittà, il focus si sposta sulla sua storia di uomo e di artista e, infine, sulla genesi a Venezia, da ragazzo, della passione per l’arte, la pittura in particolare, con le lunghe soste davanti alla Tempesta di Giorgione nella Galleria dell’Accademia.
Aveva solo 17 anni, si preparava la lunga strada verso il cinema e verso Bruegel  che un giorno, racconta il regista:  “… bussò alla mia porta e disse: Lech, va bene … vieni, parliamo”.

Paola Di Giuseppe
Paola di Giuseppe ha compiuto studi classici e si occupa di cinema scrivendo per questo e altri siti on line.

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Advertismentspot_img

FESTIVAL

ECONTENT AWARD 2015

spot_img