4fioriperzöe – Musiche per film mai visti (Garrincha Dischi, 2010)

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In questo Musiche per film mai visti troviamo l’altra faccia della produzione dei 4fioriperzöe, quella legata alle colonne sonore, tutte strumentali, di cortometraggi, documentari o spettacoli teatrali. Ed emergono aspetti della band romagnola che dai dischi “canonici” era difficile prevedere: innanzitutto una libertà compositiva che nelle canzoni faceva capolino solo a volte e che qui, per esigenza o meno, si esprime appieno, libera da vincoli discografici (l’idea di raccogliere i brani è infatti nata ben dopo di essi) e dalle parole. Poi una certa ironia, che si esplica sia attraverso divertissement musicali (con di mezzo Manzan e Gabrielli è facile aspettarseli) sia, più prosaicamente, attraverso l’attribuzione dei titoli dei brani: da Il Mali migliore fino a E poi vienimi a dire che questo nostro amore non è grande come tutta Napoli ed anche più, parafrasando un pezzo di Moltheni. I brani sono perlopiù brevi (durata media inferiore ai tre minuti, con un unico picco sopra i cinque, nella conclusiva Nancy et sa cuisine, che non solo nel titolo ricorda Musica da cucina), ma non è questo il solo motivo per cui non risultano mai noiosi: lo spettro sonoro varia infatti costantemente, esplorando mondi ed influenze tra le più disparate. Si passa senza problemi dall’elettronica minimale di Arriver moin rapidament à la mort (dove si fa sentire l’esperienza di Francesco Brini con gli Swayzak) alle atmosfere cinematiche da classica colonna sonora con archi in bella vista dei tre Notre toujour nouvel adieu; dalla riproposizione in versione desert-blues del riff di Seven Nation Army, che contraddistingue Il Mali migliore, ai suoni da mondo-movie di In Africa non sei mai solo, mai!; dalle destrutturazioni ironiche dei tre brevi sketch Questo nostro amore c’ha le ali di un albatros urlatore alle atmosfere acustiche di Un bel dì vedremo. Un ottimo disco dunque, uno sguardo su una parte laterale e un po’ nascosta della produzione del gruppo di Matteo Romagnoli, che meritava però di farsi strada e di farsi apprezzare da un pubblico più vasto.

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Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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