Nel panorama dei festival italiani dedicati all’animazione, il Bolzano Animated Movie Days Bozen si colloca in una zona operativa piuttosto precisa, quella del dispositivo culturale orientato alla formazione dello sguardo. La dichiarazione d’intenti, che include educazione all’immagine, accesso trasversale, dimensione laboratoriale, si traduce in una struttura che tiene insieme proiezioni, incontri e attività didattiche, con un target esplicitamente ibrido, che va dall’infanzia fino al pubblico in età scolastica, passando per le famiglie. Una funzione di alfabetizzazione audiovisiva che rimane ancora relativamente rara nel contesto italiano.
Il Centro Trevi / TreviLab agisce come nodo culturale e archivio vivo, orientato alla diffusione della cultura cinematografica e alla valorizzazione del territorio. L’innesto con il Cineplexx Bolzano introduce invece una dimensione più industriale, legata alla fruizione contemporanea in multisala, mentre il CinemaMuseum, con la sua collezione di dispositivi storici, riattiva una linea genealogica che riconnette il cinema d’animazione alla materialità dei suoi supporti, dalle tecnologie ottiche del primo Novecento fino alle pipeline digitali contemporanee.
All’interno di questo quadro, la programmazione si articola lungo tre direttrici principali: accessibilità, formazione e riflessione sul presente del medium. Sul versante della fruizione, titoli come The Dolphin Boy (4 giugno, mattina) rispondono a una logica famigliare che utilizza l’avventura come struttura primaria per veicolare temi identitari, tra cui quelli dell’appartenenza, della formazione tout court ed infine della relazione con l’ambiente, attraverso una messa in scena immediatamente leggibile. Più stratificata la proposta di The Last Whale Singer di Reza Memari, che occupa una posizione intermedia tra intrattenimento e allegoria.
Memari, attivo tra Germania e circuito internazionale, appartiene a quella generazione di autori che operano dentro una grammatica narrativa accessibile ma cercano di innestarvi elementi tematici riconoscibili (identità, comunità, crisi ambientale). Il film costruisce un universo sottomarino in cui il canto delle balene è un veicolo identitario e drammaturgico: il percorso del protagonista Vincent si inscrive infatti in una traiettoria di formazione classica, mentre la minaccia esterna introduce una dimensione ecologica esplicitamente allegorica. La presenza del team PFX in sala (tra cui Jiří Mika e Peter Harakaly) consente di spostare l’attenzione anche sulla dimensione produttiva, rendendo visibili le infrastrutture tecniche e organizzative che sostengono l’animazione contemporanea.
Questa apertura alle meraviglie che si verificano “dietro le quinte” trova un’estensione diretta nel workshop realizzato con Fondazione UPAD. Il laboratorio, condotto da Daniela Trocker ed Elisabetta Giacchi, lavora sui fondamentali del linguaggio animato, ovvero movimento, timing, costruzione dell’azione, attraverso una pratica guidata che porta i partecipanti a produrre brevi esercizi. Coerente con l’impianto del festival, consente agli astanti di apprendere facendo, rendere leggibile il processo creativo, colmare la distanza tra spettatore e autore. L’intervento di Andrea De Nisco introduce inoltre la dimensione vocale, mentre la presenza di Harakaly riporta il discorso alla supervisione animata e alla gestione delle pipeline.
Il versante più teorico emerge nel convegno del 4 giugno, dedicato al rapporto tra animazione e intelligenza artificiale e patrocinato dalla Libera Università di Bolzano. La discussione, che coinvolge, tra gli altri, Marco Montali e Valter Casotto, intercetta una trasformazione già operativa nelle filiere produttive e che riguarda l’integrazione di strumenti generativi e sistemi di automazione che ridefiniscono tempi, costi e, soprattutto, il concetto di autorialità. L’animazione, storicamente fondata su un controllo minuzioso del movimento, si confronta oggi con processi in parte delegati a modelli algoritmici, aprendo una tensione tra intenzionalità artistica e calcolo.
A questa riflessione si affianca, il giorno successivo, l’incontro “Professione animatore”, che riporta il discorso su un piano pragmatico. Si delineano competenze e traiettorie in un settore sempre più segmentato: 2D, 3D, VFX, gaming. Interventi come quelli di Wiktoria Huber o dello stesso Mika evidenziano la complessità organizzativa degli studi contemporanei, dove la dimensione creativa è inseparabile da quella gestionale e produttiva.
Accanto a queste direttrici, la sezione Human Stories (5 giugno) introduce una curvatura tematica più marcata. L’animazione diventa qui strumento di rappresentazione di questioni complesse, tra cui diritti, diversità culturale, ambiente, sfruttando la propria capacità di astrazione. La presenza di The Eating of an Orange, selezionato all’Annecy International Animation Film Festival e premiato al Sundance Film Festival 2025, segnala un’apertura verso il circuito internazionale più sperimentale, dove il cortometraggio animato è anche terreno di ricerca formale.
La retrospettiva dedicata a Il gatto con gli stivali (1969) di Kimio Yabuki introduce infine una dimensione storica che dialoga con gli spazi del CinemaMuseum. La proiezione in pellicola restaurata consente di riflettere sulla materialità dell’immagine animata, sottraendola alla trasparenza del digitale. Il film, prodotto da Toei Animation, appartiene a una fase cruciale dell’animazione giapponese, quando il modello industriale si consolidava definendo anche le proprie icone (il personaggio di Pero diventerà mascotte dello studio). Riproporlo oggi significa reinscrivere il presente in una storia tecnica e culturale spesso rimossa.
Il festival, in programma dal 4 al 7 giugno, converge nella serata finale del 7 giugno, dove la premiazione assume una funzione di tipo simbolico e di riflessione. La presenza di professionisti provenienti da diversi ambiti della filiera, dagli effetti visivi al doppiaggio, fino all’illustrazione, restituisce un’immagine corale dell’animazione contemporanea, intesa come campo produttivo stratificato.
Il Bolzano Animated Movie Days Bozen lavora su un equilibrio non sempre semplice, ovvero rendere accessibile il linguaggio dell’animazione senza ridurlo a puro intrattenimento. L’insistenza su workshop, incontri e dispositivi di mediazione culturale indica una direzione chiara, che è quella di formare spettatori consapevoli, capaci di leggere l’animazione come pratica complessa, storicamente determinata e tecnicamente articolata.
Scopri il programma completo sul sito ufficiale di Bolzano Animated Movie Days Bozen
[Immagine dell’articolo, logo del festival concesso per la pubblicazione da ufficio stampa Giorgio Barchetti – Bolzano Animated Movie Days Bozen ]





