La morte di una figura nodale nell’evoluzione del nucleo è l’innesco e il principio da cui promana l’esperienza nei due lungometraggi diretti da Yoon Dan-bi a distanza di sei anni.
Il nonno, simbolo patriarcale di aggregazione e piccole, grandi dissoluzioni intorno alla famiglia di Moving on e la nonna del protagonista maschile in The World Before, energia nutritiva dell’isola di Soando, dove è stato girato il film, pronta a dare da mangiare a tutti, anche alla giovane Jin, con cure e attenzioni materne.
La loro scomparsa determina una frattura del mondo circostante, che nel secondo film si estende dal valore centripeto e conservativo della casa, all’apertura verso l’esterno e la natura, nelle varie espressioni della vita insulare.
Quando Dujae, amico d’infanzia della diciassettenne Jin, torna da solo sull’isola per il funerale della nonna, rimarrà nella casa vuota di questa, per ristabilire, durante i giorni di elaborazione del lutto, una connessione vitale con la ragazza, fatta di complicità, gioco e una confidenza che non ha più lo stesso significato dei ricordi infantili.
La scoperta dell’altro, come tensione verso le forme del desiderio, sprigiona i dettagli di un “primo mondo”, capace di annullare l’organizzazione percettiva di quello precedente.
Il sentimento amoroso allora, provoca un nuovo grado di esistenza, che consente a Yoon Dan-bi di ampliare la prospettiva contemplativa di Moving On e di modificare la distanza d’osservazione, con una prossimità più radicata nel punto di vista della protagonista femminile.
Senza abbandonare la composizione dell’inquadratura che consente di inscrivere i personaggi come parte di una realtà data, sul solco dei cineasti che Yoon Dan-bi ama maggiormente, da Ozu a Edward Yang, è il mondo percepito a cambiare, come emanazione diretta dei sentimenti di Jin, adesso vicina alla scoperta di una versione dell’isola che si apre al mistero di un sentimento incontenibile.
The World Before non è allora cinema soggettivo, nell’accezione europea contemporanea, che vede nel pedinamento e nel movimento incerto dello sguardo allineato alla macchina da presa, il principale elemento di costruzione della realtà. Ciò che cambia è la fenomenologia, e la relazione tra animato e inanimato, secondo un principio mesologico che mette in comunicazione lutto, mondo naturale e metamorfosi del desiderio. Nel primo film, la ricombinazione corale della casa come entità autonoma, corrisponde per certi versi a quella individuale dell’isola nell’esperienza di Jin, parte di un corpo desiderante che esprime attraverso la morfologia dell’ambiente, tutte le sensazioni nei confronti di Dujae, anche quelle indicibili.
La quotidianità degli adolescenti in questo spazio, diventa fondamentale per Yoon Dan-bi, che ha vissuto a Soando con tutta la troupe per circa tre mesi, al fine di registrare anche quella vitalità locale non prevista in fase di sceneggiatura e che a mio avviso le ha consentito un avvicinamento ideale ad alcuni film di Naomi Kawase, legati alla relazione tra comunità, tradizioni e irriducibilità degli epifenomeni naturali, qui mai caricati eccessivamente di senso, ma rigorosamente percepiti come manifestazioni locali di un ambiente che non si lascia mai ridurre interamente alla soggettività dei personaggi.
Se la casa di Moving On allora, rappresentava il risultato di più sedimentazioni mnestiche che acquisivano nuova vita attraverso la relazione tra soggetti e oggetti, in The World Before, è la rivelazione di un mondo che Jin presumeva famigliare, a rivelare un limite non più contenibile, neanche osservando la linea dell’orizzonte disegnata dal mare.
A memoria, è una delle opere più riuscite e dolenti sull’educazione sentimentale come espressione di innocente entusiasmo, sovrapposta a quel sentimento della fine, che la stessa condizione euforica può sottendere.
Il nuovo Dujae, in fuga da una madre inadempiente e rifugiatosi nel guscio luttuoso che gli permette di farsi avvolgere dal ricordo della nonna, cerca e ripercorre una familiarità capace di congelare i ricordi delle estati passate, radicalmente diversi dall’esperienza di Jin, che in quei luoghi è cresciuta e ha sviluppato i suoi sentimenti.
Yoon Dan-bi registra la bellezza dei giochi e dell’empatia ludica tra i due, su quel crinale ambivalente in cui anche una semplice pedalata condivisa, può rappresentare sentimenti e desideri diversi per il soggetto che guarda. Ciò che per il ragazzo continua ad essere un modus apparentemente indistinguibile dalla fuga nella realtà dell’infanzia, per Jin determina l’espressione di desideri così forti da ferire.
Il racconto di formazione allora, non consiste semplicemente nell’apprendimento, ma nell’impossibilità, traumatica, di tornare indietro, alla precedente rappresentazione del mondo che il semplice ricordo suggerirebbe. Il mondo di prima è allora quello ancora precedente alla trasformazione dello sguardo.
La stessa scoperta della sessualità viene rappresentata attraverso le forme dell’osservazione che Jin può esprimere, scrutando Dujae mentre dorme, desiderandolo brutalmente nell’ombra della sua camera, ripercorrendo tutte le occasioni per avvicinare il corpo del ragazzo al proprio, con una tensione che disinnesca totalmente la prospettiva vojeuristica e ci restituisce l’esperienza soggettiva del personaggio, come irrimediabilmente immersa nella possente indifferenza dello spazio insulare.
Già per Moving on parlavo di “estate come sentimento della fine”, ed è proprio su questa transitorietà che viene costruita l’esperienza di Jin, tanto da escluderla dal campo visivo nella dolorosa sequenza conclusiva, quando l’orizzonte è quello del ritorno a casa di Dujae, risucchiato dall’esigenza della figura materna, e l’osservazione di quella cornice diventa insostenibile.
Jin cessa violentemente di abitare quel desiderio impossibile, mentre Dujae si allontana dallo spazio estivo, per lasciare completamente dentro la ragazza, nella tragedia del distacco.
Con un fuori campo che include lei e l’isola stessa, probabilmente destinata ad un’angosciosa irriconoscibilità, il mondo dopo non sarà più lo stesso.
[Immagine dell’articolo elaborata da Michele Faggi con strumenti AI generativi e riferimenti/innesti fotografici originali realizzati da Michele Faggi © indie-eye 2026 ]
The World Before di Yoon Dan-bi (Corea Del Sud 2026 | 115m )
Sceneggiatura: Yoon Dan-bi
Interpreti: Sim Su-bin [ko], Kim Eo-jin
Fotografia: Lee Seong-eun
Montaggio: Won Chang-jae
Musica: Lee Min-hwi


