Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

"Vedere non è sinonimo di guardare. Un film deve essere vissuto attraverso un'esperienza comune". Alejandro González Iñárritu introduce la giuria internazionale, durante la conferenza stampa di appertura a Cannes 72 e difende Netlix. Alice Rohrwacher su cinema e donne: "Chiedere il perché della situazione attuale delle donne nel cinema è come chiedere ad un naufrago sulla riva della spiaggia: “perchè sei vivo?” 

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Cannes 72, la conferenza stampa con la giuria internazionale presieduta da Alejandro González Iñárritu

Si è svolto ieri l’incontro per la stampa con i membri della giuria di Cannes 72. Sono intervenuti Alejandro González Iñárritu, presidente della giuria internazionale, Elle Fanning, Alice Rohrwacher, Yórgos Lánthimos, Enki Bilal e Robin Campillo, regista e sceneggiatore dei principali film di Laurent Cantet,  l’attrice e regista del Burkina Faso Maimouna N’Diaye, il regista polacco Paweł Pawlikowski e la regista statunitense Kelly Reichardt. autrice tra gli altri film del bellissimo Certain Women

Le prime domande sono tutte per Alejandro González Iñárritu

Alejandro, hai una storia molto lunga qui al festival di Cannes. Fino ad ora hai sempre partecipato come regista, quest’anno invece sei dall’altro lato. La domanda è d’obbligo: come ci si sente ad essere il presidente della giuria?

E’ un onore per me essere qui a Cannes per rappresentare questa incredibile giuria composta da registi eccezionali ma soprattutto colleghi e amici. Siamo insieme, lavoriamo insieme e cerchiamo di capire come poter agire nel migliore dei modi. Non so dirvi esattamente come funzionerà. Non sono mai stato all’interno di una giuria e non sono abituato a “controllare” il corso degli eventi. A dire la verità non ho mai controllato nulla in vita mia, a cominciare dalla mia famiglia.
Essere il presidente mi mette in una situazione abbastanza strana e scomoda nello stesso tempo. In ogni caso trovo che sia un’esperienza bellissima e poterla condividere con i miei collaboratori mi rende ancora più felice. Nei prossimi giorni ci emozioneremo insieme. Quello che non faremo però è giudicare. Non credo che “giudicare” sia il termine corretto. Piuttosto preferisco pensare ad un’immersione totale nelle opere in concorso e successivamente reagire e condividere i miei sentimenti.

Elle Fanning, Quest’anno sei il membro piu giovane della giuria, come ti senti a riguardo? Ma soprattutto come pensi che il tuo ruolo possa rappresentare la tua generazione?

Ero totalmente scioccata quando ho ricevuto la proposta, e lo sono anche adesso. Sono sicuramente onorata di far parte della giuria e di sedere accanto a delle grandissime personalità del cinema. Inoltre sono fiera di rappresentare una voce più giovane in questo festival. Sono orgogliosa di poter vedere i film con i miei occhi giovani.

Alejandro González Iñárritu: In che modo il cinema contemporaneo puo essere riassunto e soprattutto qual è il suo stato attuale?

É una questione molto complicata, potrei parlarne per ore. Credo che il cinema sia arrivato ad uno stato incredibilmente potente, il cinema è capace di comunicare sotto un’infinità di modi. Sicuramente il cinema attuale è allo stesso tempo un riflesso di come lo percepiamo e lo fruiamo. Il film rimane un film in ogni angolo del mondo indipendentemente dal modo in cui vi si ha accesso.

Io credo fermamente che “vedere” non sia sinonimo di “guardare” un film. “Vedere” non implica viverlo. Il cinema invece deve essere vissuto attraverso una esperienza comune. Non credo sia negativo guardare un film da un telefono o attraverso un tablet. Lo faccio io stesso e mi piace. Il punto della questione è che non importa in che modo il film viene visto, ma piuttosto come viene percepito e vissuto.

Netflix in questo senso sta facendo un grande lavoro, perché non poter avere una scelta su come vivere il cinema? Per il cinema non penso ci sia stato un momento più ricco di quello attuale proprio grazie alla sua vastità.

Cosa ne pensa del conflitto attuale tra Stati Uniti e Messico?

Credo che chi è attualmente al comando governa con la rabbia e odio. I politici stanno praticamente recitando un copione cercando di far credere alle perone che ciò che dicono sia vero. Quindi io personalmente -agendo non come politico ma come artista- posso aprire il cuore cercando di comprendere la realtà dei fatti. Il grande problema di fondo a mio avviso è l’ignoranza. Ecco perché non considerare film provenienti da tutte le parti del mondo è qualcosa di estremamente pericoloso. É un pericolo che rischia di isolarci senza considerare altre realtà.

Alice Rohrwacher: Come ci si sente a far parte della giuria in quanto donna, e cosa ne pensi della condizione attuale delle donne nel mondo del cinema?

Essere qui é un grande onore e allo stesso tempo una grande responsabilità. Ho l’impressione che imparerò molto come spettatrice.
Son fiera di essere una donna regista ed è buffo che ci venga ancora fatta questa domanda.

Chiedere il perché della situazione attuale delle donne nel cinema è come chiedere ad un naufrago sulla riva della spiaggia: “perchè sei vivo?” Come nel nostro caso, bisognerebbe chiedere il perché alle persone che hanno costruito la nave.

Spesso le critiche arrivano negli ultimi steps della produzione, quando viene tutto a galla. In realtà credo che bisognerebbe guardare all’inizio del processo ed è un processo –a mio avviso- che sarà presto svelato e risolto.

Alejandro González Iñárritu: Come giudichi un film rispetto ad un altro? É possibile che un film possa influenzare l’esperienza del film successivo?

É un processo che capiremo soltanto tra qualche giorno.
Sarà un viaggio emozionale, condivideremo tutti noi questa grande emozione. É come una grande cena o un grande buffet: ci sono talmente tante pietanze che il gusto di un determinato elemento si fonderà per forza con un altro. Capiremo come poter fare, magari cambieremo metodi, ma sicuramente cresceremo come persone e come registi. Faremo parte del viaggio.

Yórgos Lánthimos: Domanda nostalgica. Dieci anni fa partecipavi al festival con un tuo grande film. Come ti senti in questo momento e cosa cerchi in questa nuova esperienza?

É uno strano viaggio. Sicuramente la prima volta che sono approdato a Cannes non mi rendevo conto di quanto fosse importante realmente. Era la mia prima esperienza in assoluto. Posso quindi dire che è sicuramente stato un lungo viaggio. Lo stress nel momento in cui presenti un film è tantissimo, quindi sono contento di potermi semplicemente godere il festival in questa posizione fantastica anche se -allo stesso tempo- ci sono delle responsabilità diverse.

Marcello Becca

Marcello Stefano Becca è laureato in scienze della comunicazione preso l’Università di Bologna, dove studia attualmente il corso di laurea magistrale in comunicazione pubblica e d’impresa. Appassionato di cinema e fotografia, produce cortometraggi
Marcello Becca