Ebraica 2026, la speranza come orizzonte

Quattro giorni di incontri, memoria e cultura nel cuore del ghetto di Roma. Tutto su Ebraica 2026

Dal 14 al 17 giugno 2026 il Quartiere Ebraico di Roma torna a essere uno dei principali laboratori italiani di riflessione culturale con la XIX edizione di EBRAICA – Festival Internazionale di Cultura, manifestazione promossa dalla Comunità Ebraica di Roma e diretta da Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Marco Panella.

Il tema scelto per quest’anno è “Tikvàh – Essere Speranza”, una parola che nella tradizione ebraica possiede profondità semantica che va oltre una semplice lettura ottimistica. Significa speranza, ma deriva da una radice che richiama anche l’immagine di una corda tesa, un legame che collega il presente a ciò che ancora deve compiersi. Proprio questa tensione tra memoria, responsabilità e futuro costituisce il filo conduttore dell’intero festival.

Per quattro giorni il Palazzo della Cultura, nel cuore dell’antico Ghetto, ospiterà scrittori, giornalisti, studiosi, artisti, registi, attori e intellettuali chiamati a confrontarsi su alcuni dei grandi temi del nostro tempo: il linguaggio pubblico, le migrazioni, l’identità, la memoria della Shoah, la libertà culturale, l’intelligenza artificiale e la trasmissione della tradizione.

L’inaugurazione è prevista per domenica 14 giugno alle ore 19.00 con un incontro che mette al centro il valore delle parole.
Lo scrittore Erri De Luca dialogherà con il giornalista Maurizio Molinari in “Difendiamo le parole“, una conversazione dedicata al linguaggio pubblico in un’epoca segnata dalla polarizzazione, dalle fake news e dalla crescente aggressività del dibattito contemporaneo.

Alle 20.00 sarà inaugurata la mostra fotografica “Exodus. Le navi della speranza“, curata da Marco Panella.
Attraverso una selezione di immagini storiche, l’esposizione ricostruisce la vicenda dell’Aliyah Bet, il movimento clandestino che tra il 1945 e il 1948 consentì a migliaia di sopravvissuti alla Shoah di raggiungere la Palestina mandataria britannica. Un racconto di esodo, rinascita e ricerca di una nuova patria che trova nella speranza il proprio nucleo simbolico.

La prima serata proseguirà con “Disegnare il futuro. Cultura, innovazione, speranza. Il caso Roma“, dibattito che vedrà confrontarsi il sindaco Roberto Gualtieri, Maurizio Molinari ed Enrico Vanzina, moderati da Marco Panella. Al centro dell’incontro il rapporto tra patrimonio storico, innovazione e sviluppo civile, con Roma assunta come laboratorio privilegiato per riflettere sul futuro delle città contemporanee.

A chiudere la giornata sarà il talk “Il sentiero della speranza“, che riunirà la studiosa Yarona Pinhas e lo psichiatra e psicoterapeuta Raffaele Morelli. Pinhas, autrice nota per i suoi studi sulla spiritualità ebraica e sulla tradizione cabbalistica, dialogherà con Morelli intorno alla dimensione esistenziale della speranza, intesa come forza di trasformazione individuale e collettiva.

Lunedì 15 giugno il programma prenderà avvio alle 19.00 con “Due vite, una memoria“, reading di e con Dina Hassan. Nata a Tripoli e giunta in Italia da bambina dopo l’espulsione degli ebrei dalla Libia, Hassan ricostruirà attraverso il racconto autobiografico una vicenda che intreccia memoria personale e storia dell’esodo ebraico nordafricano.

Alle 21.00 il festival si aprirà a uno dei temi più drammaticamente attuali del panorama internazionale con l’incontro dedicato a “Leggere Lolita a Teheran“. Il regista israeliano Eran Riklis dialogherà con Ariela Piattelli e la giornalista Francesca Nocerino sul celebre romanzo di Azar Nafisi e sulla sua recente trasposizione cinematografica. La conversazione sarà seguita, alle 21.30, dalla proiezione del film, offrendo al pubblico un’occasione per riflettere sul rapporto tra letteratura, libertà e resistenza culturale nelle società sottoposte a repressione politica e ideologica.

Martedì 16 giugno alle 19.00 sarà la volta di “Ovunque sia casa“, il nuovo libro di Ghila Piattelli pubblicato da Giuntina. Accanto all’autrice interverranno la giornalista Lara Crinò, l’attore e regista Luca Barbareschi e Clelia Piperno. L’incontro proporrà una riflessione sul significato dell’appartenenza, sul tema della casa come luogo fisico e simbolico e sulle identità in movimento che caratterizzano il mondo contemporaneo.

Alle 20.30 spazio al teatro civile con “Angelo e Osman, un poliziotto e un carabiniere, giusti tra le nazioni“, testo di Elisabetta Fiorito interpretato dagli attori Claudio Botosso e Sebastiano Somma. Giornalista parlamentare di lungo corso e autrice di numerosi lavori teatrali e narrativi, Fiorito ricostruisce figure esemplari di coraggio durante le persecuzioni nazifasciste, riportando alla luce vicende poco conosciute della storia italiana.

La serata si concluderà alle 21.30 con “Giobbe“, spettacolo scritto e interpretato da Roberto Anglisani. Considerato uno dei maggiori interpreti italiani del teatro di narrazione, Anglisani porta in scena la vicenda di Mendel Singer tratta dal celebre romanzo di Joseph Roth, attraversando migrazione, fede, sofferenza e redenzione in un racconto che continua a interrogare il presente.

L’ultima giornata, mercoledì 17 giugno, si aprirà alle 19.00 con un appuntamento dedicato a uno dei temi più dibattuti dell’attualità: “La speranza al tempo dell’intelligenza artificiale“. Interverranno Ruggero Raccah, Marco Panella, Clelia Piperno e Rav Ariel Di Porto per discutere delle trasformazioni introdotte dalle tecnologie intelligenti e delle implicazioni etiche, culturali e spirituali che esse comportano.

Alle 20.00 sarà presentato il volume “Il ghetto di Roma. Storia di una comunità ebraica” della storica Serena Di Nepi, pubblicato da Carocci. Insieme all’autrice dialogheranno lo scrittore Fabrizio Rondolino e Claudio Procaccia. L’incontro offrirà l’occasione per ripercorrere oltre tre secoli di storia ebraica romana, dal 1555 al 1870, mettendo in luce la capacità della comunità di preservare la propria identità culturale e religiosa nonostante secoli di restrizioni e discriminazioni.

A chiudere il festival, alle ore 21.00, sarà lo spettacolo “C’era una volta il Ghetto“, affidato al musicista Alberto Laurenti e a Sandro Di Castro. Attraverso canzoni romanesche, poesie e racconti, il pubblico sarà accompagnato in un viaggio nella memoria della Roma ebraica, tra tradizione popolare, ironia, musica e identità.

Giunto alla diciannovesima edizione, EBRAICA conferma così la propria vocazione come spazio di confronto aperto tra cultura e attualità, nel quale la tradizione ebraica diventa strumento per interrogare il presente. In un momento storico segnato da guerre, tensioni sociali e rapide trasformazioni tecnologiche, la scelta della speranza come tema centrale non assume il carattere di una fuga dalla realtà, ma quello di una sfida culturale: comprendere in che modo memoria, conoscenza e responsabilità possano ancora offrire strumenti per immaginare il futuro.

Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso il Palazzo della Cultura nel Quartiere Ebraico di Roma. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria.

Redazione IE Cinema
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