mercoledì, Ottobre 21, 2020

Heavy Metal, Sesso Morte e Rock’n’roll: il film culto di Gerald Potterton in Blu Ray. L’unboxing e la recensione

Heavy Metal, tra fantascienza, erotismo e hard boiled. Il film d’animazione prodotto da Ivan Reitman e diretto da Gerald Potterton

Il film d’animazione diretto da Gerald Potterton nel 1981, abbracciava l’universo fantascientifico per adulti dell’omonima rivista a fumetti statunitense, edita a partire dal 1977 e nata sulla scia della francese Metal Hurlant, di cui inizialmente traduceva i contenuti. Progetto voluto dal produttore Ivan Reitman, di quei fumetti, tra mitologia, erotismo e mondi fantastici, il film compie una sintesi efficace, anticipando per certi versi l’estetica Cyberpunk. Otto storie e un epilogo collegati tra di loro da un elemento comune, ovvero l’apparizione del Loc-Nar, oggetto sferico che attraversa tutti gli episodi, fonte malvagia che emana una luce verde e che rappresenta l’essenza del male globale. Gli episodi descrivono un universo in preda al caos e si recuperano alcuni elementi della letteratura Hard Boiled, della fantascienza asimoviana nel rapporto tra uomo macchina, del fumetto tra erotismo e mitologia, osando molto anche con l’umorismo e giocando con i racconti sci-fi a suon di musica Metal. La colonna sonora mette insieme brani di Blue Öyster Cult, Journey, Black Sabbath, Nazareth e Sammy Hagar, ma anche il pop di Stevie Nicks, Devo, Don Felder, Donald Fagen e Cheap Trick.

Film diventato un culto durante gli anni, viene citato ne “Il quinto elemento” di Luc Besson, celebrato da registi come David Fincher e Zack Snyder fino all’amore di Robert Rodriguez che ne acquista i diritti per un remake nel 2011, progetto ancora nel mondo delle idee.

Per quanto riguarda il profilo di Potterton, se Heavy Metal ne sancisce il successo internazionale, l’animatore britannico emigrato in Canada poteva contare su un background di altissimo livello, a partire dal suo lavoro sulle animazioni di Yellow Submarine fino alle produzioni e alle regie, tutte realizzate a partire dalla seconda metà degli anni sessanta. In Heavy Metal sembra ispirarsi in parte al Ralph Bakshi di “Heavy Traffic” e a tutta l’animazione per adulti statunitense, pur strizzando l’occhio all’umorismo erotico e caricaturale di matrice europea, a partire dal Tarzoon dei francesi Picha e Boris Szulzinger.

Universal Home Pictures Entertainment Italia ristampa la versione del film di Potterton immessa sul mercato in Blu Ray per la prima volta nel 2011 e colma una lacuna per un titolo che era fuori catalogo da molto tempo. Abbiamo analizzato l’edizione con uno dei nostri video unboxing

Heavy Metal, di Gerald Potterton – Blu Ray Universal. Unboxing video

heavy Metal, più di due ore di contenuti speciali nel Blu Ray Universal

Notevole la dotazione dei contenuti speciali per il Blu Ray di “Heavy Metal”. Sono più di due ore complessive che includono:

  • Premontaggio della versione originale integrale con il commento opzionale di Carl Macek  (90 min. 21 sec.). Un interessante rough cut del film che comprende disegni non finiti, animazioni abbozzate e un ordine diverso rispetto al final cut definitivo, a cui si aggiunge un audio Commento di Carl Macek sul montaggio preliminare (sott. ITA). Carl Macek è un critico e autore del libro più completo dedicato al film di Potterton
  • Scene eliminate con commento opzionale (8 min. 42 sec., sott. ITA)
  • Documentario La creazione di Heavy metal (35 min. 39 sec., sott. ITA). Making of dove intervengono il produttore Ivan Reitman, Kevin Eastman editore della rivista Heavy Metal, John Bruno direttore degli effetti speciali, Paul Sabella regista dell’episodio dedicato a Captain Sternn, Dan Goldberg co-sceneggiatore. Raccontano aneddoti interessanti sul progetto, soprattutto delineando tutti i processi di trasformazione dal fumetto al film, tra disegni, miniature e altri props. Per la realizzazione del film fu utilizzata massivamente la tecnica del rotoscope, ovvero la possibilità di ricalcare i movimenti di attori in carne ed ossa. Nel making of ci sono alcune sequenze di mappatura sul corpo della modella Carole Desbiens, filmata per quello che sarà il personaggio di Taarna, guerriera silente che solca i cieli a cavallo di un gigantesco uccello, personaggio dal potente erotismo che ha bagnato i sogni di tutti gli adolescenti degli anni ottanta.

L’universo oscuro di Heavy Metal

Il Loc-Nar, donato dal padre viaggiatore astrale alla giovane figlia, dopo uno dei suoi viaggi intergalattici, disintegra il genitore e introduce una serie di cautionary tales oscuri per rivelare alla fanciulla come tutto orbiti intorno all’energia malefica di questa sfera dalla luce verde e pulsante. Quintessenza del potere e del possesso, sembra introdurre una dinamica squisitamente tolkeniana legata alla riflessione sul male. Niente di strano se si pensa alle ispirazioni coeve per Potterton e Reitman, sicuramente legate alla rilettura animata de “Il signore degli anelli” fatta da Bakshi pochi anni prima e ad un filone che proseguirà anche successivamente nel cinema d’animazione anglofono, basta pensare a Dark Crystal di Jim Henson. Da qui si sviluppano le storie del film, a partire dalla New York post-apocalittica del primo episodio, un Blade Runner ante-litteram che sonda le stesse atmosfere hard boiled del film di Scott, ma con uno spirito da space-opera ancora influenzato da Star Wars nella combinazione tra commedia e sci-fi. C’è pochissimo di Dick nel primo episodio e molto della retorica noir rivista alla luce dell’evoluzione del genere su grande schermo, con più di un punto di contatto con l’Escape from NY carpenteriano. Non è un caso allora che l’episodio successivo evidenzi l’universo fantasy-pulp da una prospettiva nerd, con il ragazzino sfigato che si trasforma in un eroe nerboruto tutto muscoli e coraggio, in viaggio su un pianeta parallelo, mentre vengono riletti i topoi della mitologia secondo coordinate sci-fi.

E se “Captain Sternn” è l’episodio più vicino di tutti alla space-opera, declinata da un punto di vista politico, “B17” torna all’estetica della seconda guerra mondiale, per descrivere un’elegia del declino con l’episodio forse più feroce di tutto il film, disegnato con un tratto brulicante, come se fosse quello di un Brueghel pop e lanciato sulle note di “Mob Rules” dei Black Sabbath di Ronnie James Dio.

So Beautiful” è una boutade eroticomica che rovescia la relazione uomo-macchina di matrice asimoviana per costruire una parodia che era già stata battuta dal cinema statunitense, ma che qui assume i contorni più piccanti dell’erotismo per adulti, nel descrivere la relazione orgasmica tra una macchina e una donna in cerca del piacere.

Taarna, la figura della guerriera senza parola che domina la civiltà parallela di Taarak, si connette all’epilogo. Il destino della giovane Grimaldi risiede nel tempo parallelo delineato da Taarna, come proiezione di una trasformazione possibile dall’adolescenza all’età adulta, linea che in fondo attraversa tutto il film con l’incedere di un rituale iniziatico. Ecco che l’ultima delle trasformazioni ideate da Potterton/Reitman  corona la linea più avanzata del film, quella dove il femminile viene descritto secondo dinamiche diametralmente opposte alla percezione del tassista newyorchese, ancora ancorato alle attitudini sessiste e ciniche dell’eroe hammettiano, per dominare tutto l’universo, oscurità inclusa. 
Rituale di passaggio anche nelle tecniche scelte: dal rotoscope disneyano all’animazione più pura, vicina all’underground statunitense, il film è uno strano mix tra le tecniche utilizzate nel cinema mainstream e il tratto dell’animazione sperimentale più sporca e più punk.  A questo è necessario aggiungere il tocco della coppia Ivan Reitman e Dan Goldberg. Il primo produttore, il secondo soggettista. Insieme avevano già lavorato a film come “Cannibal Girls”, “Polpette” e “Stripes”. Tra grindhouse e lo spirito national lampoon (Reitman aveva prodotto anche Animal House) tutti gli elementi dell’umorismo e delle controculture contamina ogni episodio di “Heavy Metal” e crea quella speciale alchimia tra horror, fantascienza e commedia. 
Tra i soggettisti del film, è importante ricordare, figura anche il mitico Dan O’Bannon, che prima ancora di Alien aveva offerto il suo lato ludico e pulp con la sceneggiatura di “Dark Star” per John Carpenter e che proprio nel 1981 realizzerà una delle sue rare regie, lo splendido e delirante “Morti e Sepolti”. Impossibile non scorgere la sua mano nell’episodio zombified di “B17”, contenuto in “Heavy Metal”. 

Heavy Metal, la colonna sonora

Introdotto da un opener tanto tamarro quanto potente come “Heavy Metal” di Sammy Hagar, il doppio LP pubblicato nel 1981 dalla Epic Records era costituito da sedici tracce per una durata complessiva di 62 minuti. Non solo Metal, ma un mashup tra pop, elettronica e FM Rock che ben si adattava allo spirito schizoide del film e ai diversi toni voluti da Potterton/Reitman. Ecco che trovano spazio anche frammenti più visionari, come le traccia di Blue Öyster Cult ( “Veteran of the Psychic Wars” ), l’electro rock dei Devo (l’irresistibile cover di “Workin’ in the coal mine“), un capolavoro notturno come “True Companion“, incisa proprio per la colonna sonora del film di Potterton da Donald Fagen, come inizio del suo lavoro solista post Steely Dan, che raggiungerà l’apice con lo splendido “Nightfly” pubblicato un anno dopo.

Stampata in CD solamente a partire dal 1995 è rimasta per anni un culto legato ai collezionisti di vinile. Problemi legali che si sono trascinati fino alla release in home video del film, che ha subito ritardi, spostamenti e rinvii proprio per spinose questioni di diritti. Il culto è tornato alla sua dimensione domestica solo a partire dal 1996, un anno dopo la pubblicazione su CD della colonna sonora. Insieme al doppio della EPIC, fu pubblicata su vinile separato la colonna sonora strumentale scritta dal grande Elmer Bernstein, che a circa sessant’anni decise di cimentarsi con ondes Martenot, lo strumento inventato alla fine degli anni venti del ‘900 da Maurice Martenot e utilizzato spesso dal grande compositore americano proprio a partire dalla colonna sonora di Heavy Metal fino ai suoi ultimi lavori per il cinema.

Redazione IE Cinema
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