mercoledì, Dicembre 2, 2020

Undine – un amore per sempre di Christian Petzold: recensione

In Undine l’emozione è l’ultimo rifugio possibile, un invito a non demordere, a non cadere davanti ai colpi del destino. La recensione del film di Christian Petzold

Spesso le fiabe iniziano con C’era una volta… e si concludono con Vissero tutti felici e contenti, ma Christian Petzold ha voluto fare le cose a modo suo. Undine, la protagonista che dà il titolo al film, è una creatura strana, è una ninfa che ha lasciato l’abisso per vivere sulla terraferma, come la Sirenetta di Hans-Christian Andersen le Undine desiderano vivere tra gli umani e il vero amore lo rende possibile.

Sembra essersi adattata bene alla sua nuova vita, lavora come storica al Berlin City Museum, abita in un moderno appartamento di Berlino e trascorre le sue giornate a conoscere la città.
Una sequenza di primi piani stretti, sguardi pietrificati e poche parole preludono alla fine di una storia d’amore, lì a un tavolino del caffè apprendiamo con Undine, interpretata meravigliosamente da Paula Beer, del tradimento del fidanzato e la sorte che attende questa creatura di mezzo.
Feroce con la disperazione ancora negli occhi mentre si alza per precipitarsi al lavoro dice solo una cosa: «Se te ne vai, devi morire».

La scena successiva perde ogni intimità, si apre mentre guardiamo Undine che inonda lo schermo di parole mentre fa la sua presentazione e si muove tra i modelli urbani che il gruppo di visitatori ammira. Una donna completamente diversa che alla fine della visita si riversa subito nello stesso bar, come un fantasma, aspettando di trovarci ancora Johannes, ma di fronte a un grosso acquario incontra Christoph, Franz Rogowski con cui Beer aveva già lavorato in Transit. Un movimento sbilenco manda in frantumi la grossa vasca e i due vengono travolti dall’acqua e da un insolito destino. Due anime perdute. È dolce, sentimentale e devoto, è un subacqueo industriale, e in un lago vicino a Wuppertal dove lavora ha scorto la scritta Undine sott’acqua. Il loro primo appuntamento sarà proprio un’immersione.

È in una trance romantica Undine, assapora il modo in cui Christoph adora la sua intelligenza, il suo corpo, la sua ambivalenza, sta infrangendo le regole, nessun altro amore le è concesso, ma forse c’è una scappatoia, esiste un’eccezione in un universo diverso in cui i legami sono nel migliore dei casi provvisori. Il suo destino può essere alterato, come è stato alterato lo Stadtschloss, un palazzo del diciottesimo secolo ricostruito ora nel ventunesimo, gli edifici mutano, cambiano costantemente, conservando sempre qualcosa della loro essenza, come Undine.

L’atemporalità al centro del film, questa coesistenza tra passato e presente, è sottolineata non solo da un malinconico ritornello per pianoforte di Bach ma anche dalla macchina da presa di Hans Fromm, il direttore della fotografia, che oscilla tra realismo e magia, passando dagli angoli vivi della città a inquadrature nebulose, subacquee e ipnotiche.

Sono proprio queste sequenze a lasciare trapelare l’inquietante legame della protagonista con la sua rottura irrisolta e una continua perdita di controllo. Un senso di sventura si abbatte su quella spensieratezza che ha permesso a Undine di dimenticare momentaneamente il suo perduto amore, le profondità oscure di quel sentimento fanno crollare le impalcature mentre tutto comincia a cadere a pezzi.

Christian Petzold è un maestro nel catturare personaggi frenetici condannati da ossessioni torbide, come aveva precedentemente fatto con Phoenix, Barbara e Transit, ti fa sentire gli effetti corrosivi della paura, della paranoia e della disperazione, questa favola contemporanea non fa eccezione. L’emozione è l’ultimo rifugio possibile, un invito a non demordere, a non cadere davanti ai colpi del destino.

 

 

Undine – Germania, Francia 2020

Regia: Christian Petzold
Interpreti: Paula Beer, Franz Rogowski, Maryam Zaree, Jacob Matschenz, Gloria Endres de Oliveira, Rafael Stachowiak
Sceneggiatura: Christian Petzold
Fotografia: Hans Fromm
Montaggio: Bettina Böhler

Undine (Paula Beer), lavora in un museo di Berlino come storica, dove illustra ai visitatori lo sviluppo urbano della città mediante i plastici che la rappresentano, descrivendo i suoi diversi stadi evolutivi che l’hanno resa la capitale odierna. Un giorno il suo amato Johannes (Jacob Matschenz) decide di lasciarla per un’altra donna, venendo meno alla sua promessa di amore eterno. Affranta, Undine incontra il sommozzatore Christoph (Franz Rogowski) e se ne innamora perdutamente. Questo nuovo amore permette alla donna di rinvigorirsi e ricostruire se stessa, proprio come la sua Berlino, la città che non si è mai spezzata. Ma quanto accaduto non può essere cancellato così facilmente e Undine finisce per imbattersi in quel mito del folklore europeo che la rappresenta.

Orso d’argento a Paula Beer, 70/mo festival di Berlino
Premio della Critica internazionale 70/mo festival di Berlino

Francesca Fazioli
Laureata nelle discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, ha frequentato un Master in Critica Giornalistica all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico e una serie di laboratori tra cui quello di scrittura cinematografica tenuto da Francesco Niccolini e Giampaolo Simi. Oltre che con indie-eye ha collaborato e/o collabora scrivendo di Cinema e Spettacolo per le riviste Fox Life, Zero Edizioni, OUTsiders Webzine

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