lunedì, Maggio 23, 2022

Alaska di Claudio Cupellini: la recensione

Claudio Cupellini dopo “Una Vita Tranquilla” e alcuni episodi girati per la serie tv “Gomorra” cerca di mantenere lo stesso taglio internazionale che aveva rappresentato uno stacco netto da “Lezioni di Cioccolato”, suo primo lungometraggio, complice la fotografia dell’ungherese Gergely Pohárnok  già con György Pálfi, ma anche con Valeria Golino per il suo Miele

Alla fuga dal passato di Rosario Russo, protagonista di “Una vita tranquilla”, Alaska contrappone l’ansia di conquistare il futuro da parte di Fausto (Elio Germano) e Nadine (Astrid Bergès-Frisbey) giovane ventenne alla ricerca di un’opportunità con un’agenzia di modelle, ma dalle attitudini troppo selvagge per poter essere irregimentata in uno schema.

Cupellini insiste molto sull’inadeguatezza dei suoi personaggi, quasi sempre sorpresi sul crinale di una decisione estrema oppure incapaci di gestire i rapporti se non in una dimensione emergenziale. È paradigmatica in questo senso la sequenza in cui la coppia fugge dalla suite lussuosa dell’albergo dove Fausto lavora come cameriere ai piani; Cupellini li filma all’interno dell’ascensore in questa discesa verso il niente mentre da perfetti sconosciuti si stringono la mano in un bisogno quasi istintivo di sincronizzare il battito di un’emozione al limite.

Su questa vicinanza quasi animale l’amore che Nadine e Fausto riescono a dimostrarsi passa quasi sempre attraverso la sofferenza; dal secondo incontro dopo la pena carceraria scontata dal ragazzo fino all’epilogo drammatico che unisce nuovamente la coppia sul bordo di un gesto estremo.

Intorno ai due ragazzi gravitano un gruppo di personaggi disperati e vittime di quella sovrapposizione spesso “necessaria” tra lavoro e illegalità; dal fondatore della discoteca Alaska (Valerio Binasco) fino al proprietario di un bar che mantiene traffici illeciti nel retrobottega.

Eppure la sensazione che questo amor fou sia in realtà costretto entro simmetrie troppo esplicite, è molto forte. La stessa esperienza del carcere viene rappresentata come uno dei tanti vasi comunicanti che Cupellini rovescia come se si trattasse di un trasferimento di energie, tanto che nella prima parte del film, quando Fausto esce di galera, mette in bocca a Nadine ormai diventata modella una frase assolutamente esplicativa: “Sembra che io abbia cominciato a star bene quando tu stavi male”. E su questo motivo il regista di Camposampiero costruisce un vero e proprio canone inverso, cambiando progressivamente di posizione i due amanti e ribaltando le loro alterne fortune come se fosse una messa in scena di quell’assunto così chiaro e didascalico.

Alaska, ad eccezione della parte in cui Fausto fraternizza in carcere con Benoit (Roschdy Zem), perde completamente sincerità nella schematizzazione che contrappone gli elementi del racconto in forma interdipendente. Non solo quindi le condizioni di Nadine e Fausto, ma anche la relazione tra dentro e fuori, con quel controcampo simbolico che apre e chiude il film, mentre aspirazioni e mondo del lavoro subiscono il medesimo trattamento speculare, con la discoteca a rappresentare un microcosmo dove proletariato e ragazzi bene condividono lo stesso spazio. In questo senso Cupellini non libera mai i suoi personaggi fuori da questo disegno narrativo, ad eccezione forse di Sandro, figura dolente interpretata da Valerio Binasco a cui non rimane altra possibilità che uscire di scena.

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi

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