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Mike Leigh e TImothy Spall raccontano Mr. Turner, il film sul noto pittore britannico in concorso a Cannes 2014: la conferenza stampa 

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Il primo film in concorso ad aprire Cannes 2014 è il biopic dedicato al grande pittore britannico J.M.W. Turner, diretto da Mike Leigh e interpretato da uno strepitoso Timothy Spall, ottimo attore di teatro e per molti il volto di Mr.Pettigrew nella saga di Harry Potter. “Turner è stato uno dei più grandi pittori di tutti i tempi” ha detto Leigh in conferenza stampa,  “Un pittore radicalmente rivoluzionario, un vero pioniere. Era inoltre una persona molto affascinante, resa molto bene da Tim nel film. Mi interessava restituire la forma spirituale con cui osservava il mondo, anche per questo le immagini che avevamo in mente come centrali erano quelle che potevamo fruire e condividere guardando direttamente la sua pittura”.  “Un uomo di aspetto molto buffo” ha aggiunto Spall “Cosa che mi ha consentito di entrare fisicamente nel personaggio senza troppi problemi, considerato che anche io sono piccolo e un po’ tarchiato, ma il lavoro principale e più difficile e che ha richiesto maggiore ricerca e dedizione è quello relativo alla sua anima”.

Proprio relativamente all’aspetto fisico e ad una certa rozzezza dei modi, il Turner interpretato da Spall si discosta dalla caratterizzazione ideale dell’artista, è lo stesso attore che specifica quanto “il romanticismo non sia sempre la chiave giusta per poter tratteggiare la vita di un genio, molte menti brillanti sono anche strane. Ho letto alcune biografie su di lui, tra le molte che sono state pubblicate. Quello che rende il film di Mike cosi bello e speciale è proprio questo conflitto tra genialità e trivialità. L’uomo che abbiamo conosciuto attraverso la documentazione era un uomo rozzo, ma aveva un’anima incredibile e l’abilità di sintetizzare tutti i suoi innumerevoli talenti; c’era dell’amore dentro di lui ma non era cosi sicuro dove collocarlo”. Quello che quindi interessava a Leigh nella costruzione del personaggio cinematografico era proprio il contrasto tra questa persona “mortale” e per certi versi triviale, con l’epicità delle opere che è stato in grado di creare.

Sempre a proposito di questo, Spall ha aggiunto che Turner era un vero e proprio “pittore del sublime” e anche se appariva umile come un qualsiasi uomo britannico della classe operaia, “la sua visione istintiva gli permetteva di scorgere la bellezza e allo stesso tempo l’orrore della natura”.

Illuminato dalla luce sapiente di Dick Pope, che collabora con il regista inglese sin dai tempi di Naked, Mr. Turner è anche un lavoro visivo e mentale sulla luce “Era capace di vedere oltre il mare e il cielo” ha detto Leigh in conferenza stampa,  “in questo senso ci ha consentito di fare un’esperienza capace di oltrepassare la percezione della superficie”. Il film si concentra sugli ultimi 25 anni della vita di Turner fino alla morte nel 1851, periodo su cui Leigh ha cercato di documentarsi in modo assolutamente maniacale.

È lo stesso Spall che ha raccontato l’origine del progetto: “tre anni fa, mentre camminavo per Greek Street mi sono ricordato che Mike aveva avuto questa idea proprio come una gestazione triennale. Mi disse di non dire ad anima vita che stavamo pensando ad un film su Turner. Gli telefonai e gli raccontai che ero vicino alla casa di Turner a Maiden Lane, e mi rispose che avremmo realizzato il film in tre anni. Voleva che cominciassi a dipengere, per questo ho inziato tre anni prima dell’effettiva realizzazione del film, che poi abbiamo girato in tre mesi”

Mike Leigh, autore noto per il suo approccio improvvisativo alla recitazione e l’assenza di uno script specifico, si è cimentato per la seconda volta con un film di ambientazione storica dopo Topsy Turvy del 1999 e a chi gli chiedeva se era possibile improvvisare anche quando la materia è quella della Storia, ha risposto che non c’è alcuna differenza tra Mr. Turner e qualsiasi altro suo film: “15 anni fa ho realizzato una pellicola sul teatro Vittoriano. Il lavoro principale era quello di tirar fuori quel mondo in una forma del tutto poetica e non in direzione documentale. Ma allo stesso tempo, il mondo che volevamo rappresentare doveva essere radicato nello studio e nella ricerca specifica. Puoi leggere tutti i libri del mondo ma questo non consente che le cose possano “accadere” di fronte alla macchina da presa. Devi creare sempre delle caratterizzazioni, ed è quello che facciamo da sempre e che abbiamo fatto anche per questo film, ovvero creare personaggi e sviluppare un intero mondo, ma è ovviamente la ricerca che ha supportato e sostenuto le nostre scelte. Quindi la risposta è che si, non c’era uno script, come sempre”


 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi