Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Settembre 8th, 2011
Venezia 68 – Orizzonti – Cisne di Teresa Villaverde (Portogallo, 2011)

Di

Vorrei restare qui, ma senza di te, restare tra le tue cose; è il desiderio di Sam (Israel Pimenta), vivere la casa di Vera (Beatriz Batarda), sfiorarne gli oggetti, percepire un’aura che sopravvive al passaggio del tempo. Il cinema di Teresa Villaverde è in fondo quasi sempre attraversato da anime in stato di Trance, corpi spinti a percorrere spazi derealizzati con la forza di un movimento sonnambulo. Cisne è il film più complesso e stratificato della regista Portoghese, quello che mostra ferite e tracce di un percorso personale con una forza visionaria enigmatica, ma anche con l’immediatezza di un andamento musicale che sceglie di utilizzare un cluster invece di una serie di rapporti armonici dove sia eliminata la distonia. Ecco la scelta di filmare Lisbona in forma cromatica, eliminando qualsiasi tentazione naturalistica ma cercando di catturarne l’aria, le luci notturne, i colori e quell’energia senza sonno di cui parlavamo e che Vera assimila ad un’immagine positiva della città: “la notte qui ti fa sempre venir voglia di esser felice“. Vera, cantante, esamina i suoi assistenti in base ad un questionario, ed è per una risposta particolare che sceglie Pablo; “non dormire“, quasi a sottolineare ancora la condizione mutante dei personaggi nel cinema della Villaverde, colti in un particolare stato di passaggio, testimoni della propria sconnessione, sorpresi a osservare quel vuoto che diventa improvvisamente materia visibile per la collisione di due tempi diversi in un medesimo spazio. Allora Sam, Pablo, Vera, la donna dalle piccole dimensioni, il piccolo assassino, si sfiorano a distanza e vivono il loro ambito ripetendo per una strana assonanza azioni, movimenti, persino alcune frasi, come se risuonassero di un’eco che li unisce segretamente, un’eco che cura e ferisce come in un universo sottoposto alle libere leggi del caos. Cisne allora non è un film “corale” nell’accezione più retorica del termine, e non è neanche un film strettamente “simbolico” se intendiamo il simbolo come una scorciatoia per alludere a qualcosa che non possiamo vedere, spesso didascalia ingombrante per un tipo di cinema inerte; Cisne è al contrario un film di segni e cicatrici, che in forma forse più interiore, intima, personale rispetto al modo con cui affrontano la Storia alcuni grandi cineasti Portoghesi, penetra lo sguardo su una città e la sua cultura con la forza vibrante del cinema di poesia, ovvero quel cinema che utilizza l’immagine, la Storia, la parola e la musica per mostrare le aperture di un testo possibile. Nina adora viajar, mas não se atreve / Num país distante como o meu / Nina diz que fez meu mapa/ E no céu o meu destino rapta /
O seu
  (Nina – Chico Buarque)

Michele Faggi