lunedì, Settembre 27, 2021

Lucky di Natasha Kermani: recensione

Natasha Kermani dirige Lucky, thriller che circoscrive l'aggressione contro una donna all'interno della propria casa. Nessuno prende la cosa sul serio e la grave minaccia mette in crisi certezze e razionalità. Visto al Torino Film Festival 2020

Lucky, il film della regista statunitense di origini iraniane Natasha Kermani ruota intorno alla figura di May, autrice di libri di auto-aiuto per donne. Una notte un uomo mascherato fa irruzione in casa sua, ma né suo marito né la polizia sembrano prendere la cosa sul serio. Nemmeno quando l’estraneo torna ogni giorno, armato, e sebbene tutti sembrino volerle stare vicino, May si rende conto di essere sola contro una minaccia che erode tutte le sue certezze, compresa la razionalità.

Lucky, la recensione del film di Natasha Kermani presentato al Torino Film Festival 2020

Lucky di Natasha Kermani è un thriller che rientra nel filone home invasion. Nelle prime scene sembra adattarsi perfettamente al genere: un personaggio sicuro di sé, in pieno controllo del proprio mondo, che subisce un attacco casalingo. Basta però poco per rendersi conto di come la dimensione del thriller non solo sia pretestuosa, ma messa in crisi con consapevolezza dalla regista. Perché Lucky è prima di tutto un’allegoria.

La realtà attorno a May diventa sempre più assurda, popolata da individui che sembrano ripeterle incessantemente le stesse frasi di conforto vuote e inefficaci, come se il continuo svanire e ripresentarsi dell’uomo non fosse poi nulla di così strano o minaccioso. La via del realismo viene ben presto abbandonata da Lucky, che cerca piuttosto di immergersi nella psiche della protagonista per restituirci, più che gli eventi in cui è coinvolta, un mondo che le è ostile per l’accondiscendenza e l’aggressiva passività con cui tratta la sua percezione del pericolo.

Lo spettatore è lasciato nel dubbio a lungo: le assurdità cui assiste sono una metafora della condizione femminile o il parto di una mente in frantumi? I dubbi di May lo attanagliano a sua volta.

Kermani si diverte di certo a giocare con le incertezze, ma prende poi una decisione netta, chiarissima. Ed è qui che il suo film può essere facilmente criticato. Non per gli intenti nobili, anche perché come thriller “quasi sovrannaturale” funziona e regala bei momenti di tensione, grazie anche alla colonna sonora composta da Jeremy Zuckerman.

Di fatto c’è una sola scena che proprio non funziona: quando l’allegoria prende il sopravvento, tanto da diventare esplicita e didascalica, il film spiega se stesso.

Se Kermani ha il diritto di sciogliere i dubbi creati attraverso il dispositivo narrativo, dispiace lo faccia con una certa rozzezza, messa ulteriormente in risalto dal confronto con un film che per il resto è invece piuttosto minimale ed elegante.

Oltre questo aspetto discutibile, Lucky fa comunque qualcosa di importante: trasla nel thriller l’esperienza sociale della soggettività femminile. La capacità di portare il nostro sguardo a coincidere con una percezione “altra” è una preziosa opportunità. Vediamo la realtà con gli occhi di una vittima, e per chi vittima non è risalteranno forse per la prima volta le ipocrisie di un mondo tutt’altro che equo e giusto.

Anche se in alcuni momenti scricchiola, Lucky è un tassello utile in un discorso che è necessario portare avanti sul rapporto tra società e sguardo femminile.

Lucky di Natasha Kermani – USA 2020 – 83 min
Interpreti: Brea Grant, Hunter C. Smith, Kristina Klebe, Kausar Mohammed, Dhruv Uday Singh, Yasmine Al-Bustami, Leith M. Burke, Larry Cedar, Nikea Gamby-Turner, Susan Kemp
Sceneggiatura: Brea Grant
Fotografia: Julia Swain

Marcello Bonini
Marcello Bonini nasce a Bologna nel 1989. Insegnante, fa il montatore per vivere. Critico Cinematografico, ha scritto per diverse riviste di cinema e pubblicato una raccolta di racconti. Fa teatro e gira cortometraggi.

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