venerdì, Ottobre 30, 2020

22 July di Paul Greengrass, la conferenza stampa del film a Venezia 75

Conferenza stampa del film 22 July di Paul Greengrass a Venezia 75

Regia di Paul Greengrass
 143 minuti

Interpreti: Jonas Strand Gravli, Anders Danielsen Lie, Maria Bock, Seda Witt

Sinossi del film 22 July

Un’incredibile storia vera che narra degli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia. Un film con una grande carica emotiva ed idealista, che mostra il processo di guarigione delle vittime e la loro voglia di riconciliazione con il “male”.

Per Greengrass: Come ha pensato di fare questo film e perché?

Ho avuto quest’idea 2 anni fa, mi aveva colpito molto la crisi dei migranti ed è per questo motivo che inizialmente pensavo di girare qualcosa che riguardasse Lampedusa. Dopo qualche tempo però ho capito che doveva esserci un altro modo per parlare del populismo e della destra più violenta. Penso che gli atti terroristici che abbiamo vissuto sono derivanti in parte dalla crisi del 2008. C’è stato un aumento della disoccupazione e di conseguenza dei grandi spostamenti di masse. Cercavo di fare un film che parlasse di come questi avvenimenti stiano cambiando profondamente l’Europa.
Il mio film è una forma di meditazione su come vincere la lotta al terrorismo.

Quali sono state le responsabilità nel girare un film di un peso emotivo cos’ elevato?

Prima di tutto ho chiesto i diritti e il permesso alle persone coinvolte direttamente. Il libro “One of us” è stato molto utile per ricavare informazioni rilevanti. In secondo luogo mi sono rivolto ai gruppi di appoggio delle famiglie colpite in Norvegia che mi hanno subito appoggiato. Il film parla da solo e questo era l’unico modo rispettoso per girare il film.

Per Anders Danielsen Lie: come ha affrontato il ruolo del terrorista?

È importante ricordare i morti e i feriti e capire il perché di questi avvenimenti. Anders Breivik –il terrorista- operava secondo dei criteri ben chiari a livello ideologico, benché fosse un lupo solitario. Credo sia meglio affrontare questi discorsi piuttosto che tenerli nascosti. I tabù sono pericolosi e credo nella libertà di parola. Se si vuole capire il perché della radicalizzazione bisogna capire i meccanismi che ci sono dietro.

Per Greengross: fino a che punto ha voluto spingersi nel mostrare gli atti di violenza e qual è stato il limite?

 Ho riflettuto molto sulla questione. Ho parlato con le famiglie e con i gruppi di sostegno. La violenza è una piccola parte del film, il nocciolo centrale è vedere come la Norvegia si sia rialzata. Ho rappresentato le aggressioni in modo contenuto, senza eccessi. I momenti di chiara violenza sono brevi la maggior parte della violenza è soltanto suggerita e non manifestata.

Per Greengross: il suo cinema non è nuovo alla tematica. Si può dire che in questo film ci sia una contrapposizione tra etica e senso del dovere?

In questi ultimi tempi diverse volte la democrazia è stata minacciata, e ciò che dobbiamo imparare a faer è creare argomentazioni. È importante combattere con le idee e non con le armi, questa è sicuramente una cosa che dobbiamo accettare. Negli anni ’30 il nazionalismo non controllato ha portato alla guerra, per arginare il problema si sono creati dei confini netti, che adesso si stanno sgretolando con un crescente odio. Tocca ai giovani affrontare e vincere questa lotta, una lotta che si può vincere unicamente attraverso la forza delle idee. I giovani vinceranno, sono ottimista.

Åsne Seierstad
Come fa si che un ragazzo norvegese diventi un terrorista? Ecco la domanda che mi ha spinta a scrivere “One of us”. Anders Breivik è cresciuto tra di noi, non è un mostro, ed è stato interessante osservare come la Norvegia ha reagito a tutto ciò. Anche l’avvocato che decide di rappresentare Anders Breivik è uno di noi, non aveva mai affrontato cause di importanza nazionale, anche il suo viaggio è stato estremo. Pur aderendo al partito labourista ha deciso per etica di difendere il suo cliente.

In concorso quest’anno al festival partecipa American Dharma, possiamo fare un parallelismo tra il suo film e Bannon? Se dovesse incontrarlo cosa le direbbe?

Personalmente non credo che le persone che propongano queste idee agiscano come il cattivo del mio film, sarebbe un collegamento assurdo. Le dichiarazioni e gli atti non sono la stessa cosa. Detto ciò non approvo le visioni di Bannon, ma è comunque un mondo libero e ognuno può esprimere ciò che vuole. Il problema siamo noi, dobbiamo riuscire a trovare delle argomentazioni abbastanza forti da poter combattere gli estremismi.

22 July vuole comunicare un particolare messaggio?

Il cinema è un mezzo di intrattenimento meraviglioso, ma è importante che rimanga uno specchio della realtà. Deve mostrare gli avvenimenti senza caricarli. Non c’è un particolare messaggio, ma deve essere un punto di vista più veritiero possibile e il più possibile vicino ai fatti.

Marcello Becca
Marcello Becca
Marcello Stefano Becca è laureato in scienze della comunicazione preso l’Università di Bologna, dove studia attualmente il corso di laurea magistrale in comunicazione pubblica e d’impresa. Appassionato di cinema e fotografia, produce cortometraggi

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