giovedì, Settembre 24, 2020

Violencia di Jorge Forero – Berlinale 65 – Forum

Jorge Forero (Bogotà, 1981) si presenta come sceneggiatore e regista nella sezione Forum della Berlinale con “Violencia”, il suo primo lungometraggio, regalandoci una coraggiosa opera prima che, rinunciando a facili formule e patetismi, denuncia apertamente le ingiustizie perpetrate in Colombia da parte del potere, una violenza la cui origine nasce dalla precarietà economica e dalla fragilità delle strutture democratiche del paese.

Il film si compone di tre episodi che ruotano intorno a delle strutture (para) militari illustrandone il raggio di azione sul territorio e seguendo tre momenti della loro quotidianità: il trattamento di un sequestrato, i metodi di arruolamento impiegati, la vita del comandante di una milizia e i suoi sistemi di selezione e addestramento delle reclute.

Su un piano formale, la fotografia di David Gallego si caratterizza per l’uso della camera a spalla e predilige un’immagine frammentaria con zone di luce che si alternano ad altre immerse nell’ombra. Frequenti l’incertezza e la mobilitá della messa a fuoco. A livello di montaggio (Sebastián Hernández e Jorge Forero), è proprio il fuori fuoco ad essere utilizzato come forma di raccordo tra sequenze che si addensano sull’azione dei personaggi senza timore di accompagnarli anche nei momenti di pausa.
I suoni curati da Carlos Garcia sono ricavati da registrazioni in presa diretta. Il frinire delle cicale e cinguettare degli uccelli regnano nelle scene che seguono le milizie. Rumori di auto e suoni di clacson costituiscono invece il tappeto sonoro delle scene che ritraggono la vita ‘democratica’ delle aree urbane.

Su un piano narrativo, le tre storie costituiscono tre episodi conchiusi caratterizzati da un finale aperto e che condividono tra loro costanti di fondo temporali e spaziali.
A livello temporale, ciascun episodio copre l’arco di una giornata.
A livello spaziale, in tutti e tre gli episodi la vita civile e quella militare si distinguono nettamente, la prima collocandosi nelle strutture urbane, la seconda avendo luogo nelle aree rurali e nelle foreste.
I dialoghi sono scarni e,in generale, non offrono informazioni univocamente utili al progredire del narrato. I personaggi sono appiattiti sulle loro azioni senza che vi sia anche il solo tentativo di un abbozzo di connotazione psicologica.

È proprio sul rifiuto di uno scavo psicologico dei personaggi e sulla rinuncia a uno sviluppo narrativo che il film fonda la sua strategia retorica palesando l’impossibilità di spiegare uno stato di cose che, nella sua irrazionalità, si sottrae ad ogni indagine raziocinante.
Un narrato non basta a chiarire l’inumanità. Le storie personali che si agitano nei personaggi, siano essi vittime o carnefici, non possono ridursi ad un humus che giustifichi la perdita di umanità subita o inflitta.

Christian Del Monte
Christian Del Monte
Christian Del Monte (Matera, 1975) è scrittore e fotografo. Sue passioni: cinema, linguaggi visivi, storiografia, caos

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