Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Eastern promises è un film di sangue e di segni, è la moltiplicazione, o germinazione, semantica dell'incastrarsi di questi elementi. E' il verbo che si fa carne, la visualizzazione di una scrittura, perchè “se non hai tatuaggi non esisti”, non c'è voce, non esiste passato né futuro 

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Se “Il pasto nudo” estremizzava il senso della pericolosità della scrittura come atto creativo, un diverso tipo di pericolosità dilaga nelle due tipologie di segni che sono i vettori del film, punti cardine da cui parte la storia narrata in “Eastern promises”, visualizzazione grafica della violenza. Le parole scritte nel diario di Tatjana e i tatuaggi imposti a Nikolaj sono il palesamento della sofferenza di due corpi i cui destini si legano indissolubilmente .
Il diario della ragazza, portata via dal suo villaggio e poi venduta, sfruttata, violentata e drogata fino a morire, è ciò che resta dell’anima, dei ricordi, in una parola del vissuto, di quello che per i suoi aguzzini non era niente più che un corpo da usare, e proprio quel corpo, malgrado tutto, sarà l’origine di una nuova vita, ulteriore testimonianza dell’esistenza della ragazza.
Eastern promises è un film di sangue e di segni, è la moltiplicazione, o germinazione, semantica dell’incastrarsi di questi elementi. Il sangue che sgorga dalle gole tagliate, che esce dal corpo di Tatjana che sta per partorire, sulla bambina appena nata, il sangue dei tagli inferti nelle scene di lotta; lo sfiorarsi dei corpi porta sempre a una lacerazione, alla comparsa di un simbolo.
Il biglietto che Anna trova nel diario di Tatjana, rosso come il sangue che tra quelle parole è racchiuso, la conduce e con lei lo spettatore, verso un locale il Trans-Siberian, nome evocativo, di viaggio e di gelo. Da qui il punto di partenza di un viaggio nella violenza, un trans, un passaggio, un mutamento progressivo verso una maggiore e dolorosa consapevolezza del male. La scoperta del diario e delle parole in esso contenute, e che tuttavia non sono da subito parole,ma embrioni , grafemi, significanti in attesa di significato (in un processo di ricostruzione analogo a quello di “Spider”) che si svelano nel corso del film attraverso la traduzione (ma non solo volgare traduzione ma divenire di significazione), sono il binario parallelo ai segni incisi sul corpo di Nikolaj e che si riveleranno pian piano, dalle falangi delle dita fino a mostrare un intero corpo-diario, anch’esso fatto di sangue e di violenza.
Un tatuaggio come una stigmate, un segno che si imprime sulla pelle per indicare un passaggio, un moto della vita che evolve chi lo porta e proprio per questo segno indelebile, palesamento di un atto, appartenenza a una setta che condivide i significati, decifra i codici che essa stessa ha creato. E’ il verbo che si fa carne, la visualizzazione di una scrittura, perchè “se non hai tatuaggi non esisti”, non c’è voce, non esiste passato né futuro. Il corpo ingessato e sempre composto negli eleganti vestiti di Nikolaj, che calibra i gesti e le parole, un corpo funzionale ai compiti di autista (che non vede, non sente, non parla) e di fac-totum che esegue senza fare domande, è un corpo che, al contrario urlerà tutto il suo dolore nella scena della sauna, in cui sui suoi tatuaggi, sulla pelle nuda, verranno incisi ancora e ancora da profondi tagli.
Nel corso del film assistiamo alla costruzione di una serie di trittici squilibrati, sghembi, in ognuno di essi serpeggiano il tradimento, l’odio, il rancore e strisciante appare l’ombra dell’omosessualità: Nikolaj, Kirill e suo padre, Nikolaj, Kirill e la prostituta bionda nella scena voyeristica del bordello, il momento della lotta nella sauna dove la componente omosessuale si svela nella mimesi di un combattimento a tre, solo nel finale c’è il ricomporsi per un tempo brevissimo, il tempo di un bacio sfiorato, di una triade scevra da ogni spettro di dominio e che si stempererà quasi subito nell’immagine di Nikolaj, da solo all’interno del Trans-Siberian tra i pesanti velluti rossi, con lo sguardo perso nel vuoto di chi porta il peso, sotto quei vestiti eleganti, dei tatuaggi che non si cancelleranno e la voce off, ossessiva, di Tatjana che racconta, ancora una volta, la sua storia, la perdita della sua vita.