Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Abbiamo incontrato gli Speedy Ortiz al NOS Primavera Sound, per saperne di più sul loro ottimo disco dello scorso anno, Major Arcana, e su tutte le uscite in numerosi formati che hanno contraddistinto questi loro primi, frenetici, anni di carriera 

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Incontriamo gli Speedy Ortiz nel backstage del palco curato da Pitchfork al NOS Primavera Sound nel pomeriggio di sabato, l’ultimo giorno del festival portoghese che li ha visti tra i protagonisti con un concerto dalla forte anima elettrica, capace di esaltare l’aggressività insita nei brani della band americana. Per tentare di sciogliere il ghiaccio come ogni buon intervistatore deve fare, chiedo qualche impressione sulle loro date italiane dei giorni precedenti, ma le risposte dei ragazzi mi sembrano di circostanza e abbastanza freddine. Meglio quindi passare alle domande vere e proprie dell’intervista, che vertono su Major Arcana, il loro primo e finora unico disco, sulle altre uscite di questi anni e sulla loro musica in generale. I portavoce della band sono Sadie Dupuis, la cantante, chitarrista e songwriter della band, e Mike Falcone, il batterista. Ecco cosa ci hanno raccontato.

La prima cosa che vorrei chiedervi è un breve riassunto della storia della band, cosa vi ha portato in un paio d’anni fino a qui?
S: tutto è nato come un mio side-project solista, perché la band in cui suonavo fino ad allora si stava sciogliendo. Ho chiesto a Mike di suonare con me qualche canzone che avevo scritto. Poi abbiamo deciso di cercare altri musicisti e di formare una vera e propria band. Da lì abbiamo seguito le classiche tappe, cioè scrivere canzoni, registrarle e fare tour, fino a qui oggi.

Perché hai scelto di formare una band invece di continuare da sola?
S: semplicemente perché non mi piacciono i progetti solisti, fare tutto da soli. Una delle cose più belle della musica è il lavorare insieme, stando da soli diventa tutto più noioso.

Il vostro primo disco, The Death Of Speedy Ortiz, era in free download. Come mai questa scelta? Cercavate un’etichetta in quel modo o per altri motivi?
S: non era un vero e proprio disco della band quello, era un mio demo che avevo messo online. Pensavo che potesse piacere solo a qualche mio amico, invece ascoltandoli ho iniziato a ricevere richieste per suonare in vari locali. È stato un momento decisivo per la formazione della band, prima pensavo fosse solo un mio modo per divertirmi, il mio strano progetto solista con poche possibilità.

Come siete entrati in contatto con la Carpark quindi?
M: sono venuti a vederci a un concerto a Boston dopo aver sentito le nostre prime canzoni
S: se non sbaglio avevamo fatto uscire un singolo ed un EP fino a quel momento
M: sì, credo ci abbiano sentito alla radio. Tra l’altro quella sera c’era una terribile tempesta di neve e il concerto stava per saltare, ma decidemmo invece di suonare davanti a poche persone, tra cui anche quelle giuste, evidentemente.

Avete appena citato singoli ed EP: ne avete fatti uscire parecchi, anche in musicassetta, oltre al disco vero e proprio, Major Arcana. Perché usate questi formati, oltre a quello dell’album? E quando scrivete una canzone, avete già in mente se finirà su un disco, su un EP o su altro?
S: sì, mi occupo io del songwriting e posso dire che quando scrivo ho già in mente la destinazione della canzone, per l’album ho scelto i brani più intensi, avevo in mente una fotografia precisa di come doveva essere e ho lavorato in quella direzione. Per quanto riguarda le musicassette, le abbiamo fatte perché Mike aveva una piccola etichetta.
M: sì, avevo una piccola etichetta specializzata in uscite in musicassetta, che è durata solo tre mesi, in totale ho fatto quattro uscite. Oltre a questo, non avevamo ancora nulla da vendere ai concerti, dato che le canzoni di Sadie erano in download, quindi abbiamo deciso di risolvere il problema così, mettendo le sue canzoni su cassetta e vendendole assieme alle magliette che lei dipingeva. È un progetto che non è praticamente uscito dalla mia camera da letto quello dell’etichetta, ma mi è comunque piaciuto provarci. Ho ancora qualche musicassetta a casa tra l’altro, anche alcune delle canzoni di Sadie.

Oltre alle magliette, anche gli artwork dei dischi sono fatti da Sadie. Come ci lavori? Che rapporto hanno con la musica contenuta nei dischi?
S: Non so esattamente come funzioni il tutto, che connessioni fa la mia mente. Semplicemente mi siedo sul pavimento di casa e faccio un po’ di casino con i colori, mi lascio andare. Tutto qui.

Il vostro nuovo EP è Real Hair. In particolare mi piace una canzone, American Horror. Potete raccontarci qualcosa in più su di essa?
S: non è una canzone con un significato preciso, è formata da una serie di immagini.
M: come dice il titolo, essenzialmente parla di orrore, di storie dell’orrore. In America ci sono molte cose spaventose, praticamente tutto lo è.

Su Major Arcana invece la mia canzone preferita è Casper (1995). La data presente nel titolo sta solo ad indicare l’anno di uscita del film o dà anche un’indicazione sul suono del brano?
S: quando ho scritto la canzone non avevo ancora il sentore che avrebbero paragonato il nostro suono a quello degli anni Novanta, quindi non ci sono collegamenti di quel genere. È semplicemente preso da IMDB, il film è indicato così perché esiste un altro film chiamato Casper uscito non so quando. Quindi non c’era nessun rimando consapevole ai suoni nella data messa nel titolo.

Venite dal Massachusetts. Come vi trovate a vivere e suonare lì? La vostra provenienza ha influenzato il vostro modo di fare musica?
S: sì, c’è un’ottima scena musicale, fin dagli anni settanta e che dura ancora oggi. L’intera East Coast è sempre piena di ottime band.
M: sì, è così, gran parte delle cose che ascolto vengono dalla nostra zona degli Stati Uniti e trovo sempre nuovi stimoli anche da nuove band, quindi è un gran posto per fare musica e per confrontarsi con altri che la fanno.

Eppure, non so perché, qualche vostro brano mi ha fatto venire in mente la West Coast, sia gruppi degli anni Novanta sia i gruppi che gravitano intorno al The Smell. Che ne pensate?
M: se parli dei No Age, devo dire che non mi piacciono e che non credo di avere molti punti in comune con loro. Alcune band e musicisti che vengono da lì ci piacciono, per esempio ultimamente sto ascoltando molto Tony Molina, che viene dalla California e ha fatto un gran disco.

Progetti per il futuro?
S: faremo uscire un altro paio di singoli quest’anno, poi continueremo a suonare in Nord America, sia festival che concerti nostri.

E l’album nuovo quando arriverà?
S: per ora non ci pensiamo troppo, ho qualche idea per le canzoni ma c’è tempo.

E tu, Mike, farai ripartire la tua etichetta?
M: non credo, non ho abbastanza tempo per riuscirci, anche se rimane al primo posto tra le cose che vorrei fare.

Speedy Ortiz
intervista @ Primavera Sound

2014 |

 

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.