Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Blonde Redhead, tra architetture geometriche e sesso, dal vivo nel bel concerto al Viper di Firenze, 14 marzo 2015, la recensione 

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Un piccolo salto nel tempo. Nel 1993 i Sonic Youth arrivano al Museo Pecci di Prato per un concerto allestito all’anfiteatro. Invece di proporre la scaletta di Dirty, l’album che stavano promuovendo, a sorpresa, eseguono una selezione storica e retrospettiva, privilegiando lavori come Sister e Daydream Nation, un concerto memorabile supportato dall’opening act di una band in quel momento virtualmente sconosciuta, i Blonde Redhead, prodotti di fresco da Steve Shelley e appena usciti con il loro primo album.

Sul palco regalano una performance potentissima che culmina con un amplesso tra Kazu Makino e Amedeo Pace, lanciati da lati opposti con le rispettive chitarre, per collidere al centro in un’incredibile copula elettrica, sicuramente uno dei momenti più alti dell’intera serata.

Nel corso di 22 anni la band di Makino e dei fratelli Pace ha cambiato più volte suono e interessi, ma dal vivo è riuscita a mantenere lo stesso approccio erotico e allo stesso tempo, geometrico.

Questa è la sensazione regalata dal bel concerto che i Blonde Redhead hanno tenuto al Viper Club di Firenze il 14 marzo 2015, con una setlist che ha messo al centro Barragàn più per una questione attitudinale che per un reale sbilanciamento verso l’ultimo album, la scelta ha infatti privilegiato i brani da Penny Sparkle, Misery is a Butterlfly, 23 e Fake Can Be Just as Good in egual misura innestando un’impostazione minimale molto simile ai suoni più recenti, con le tastiere suonate da Kazu Makino in evidenza, estrema rielaborazione di tutte le influenze à la Gainsbourg introdotte da Melody of a Certain Damaged Lemons e arrivate sino a qui con una scarnificazione radicale.

Basta pensare a brani come Dripping, Lady M, The One i Love, No More Honey, tutti riproposti dal vivo e orientati a costruire una dialettica “bipolare” tra suoni sintetici ed elettricità; la Makino, che mantiene come gli altri un controllo dell’emotività molto forte, sul palco suona effettivamente con il corpo, una flessuosità a cui non si può certo rimanere indifferenti,  e segue il flusso di quest’onda mediterranea che attraversa tutto Barragàn, sensualità trattenuta e che non arriva più come in passato allo scontro fisico.

Durante l’esecuzione di Bipolar, Kazu si para davanti ad Amedeo e vicinissima, danza da sola tenendo tutti quanti sul filo. E probabilmente la forza dei nuovi Blonde Redhead in versione live risiede tutta qui, ovvero nel continuo oscillare tra architetture geometriche e derive di pura sensualità simili a quelle del Dastgah, il sistema modale della musica persiana, perfetto per scopare, anche da soli.

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.