Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Il 19 aprile prossimo ricorre il Record Store Day, un'iniziativa nata negli States che in breve tempo ha contaminato gli stati di tutto il mondo, sotto il segno di un appoggio incondizionato ai piccoli negozi autonomi che vendono musica. Da oggi, fino al 19 aprile prossimo, su indie-eye celebreremo questa ricorrenza a modo nostro, con una serie di interventi di impostazione diversa, spesso in contrasto, altre volte no, e con un occhio puntato sul rapporto con i nostri personali feticismi, siano essi rappresentati da un bel vinile a 180 grammi o da una filosofia "always connected".  

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«Si vive anche senza vinile». Ci tenevo a dirlo in apertura, è stata anche la prima cosa che ho pronunciato quando in redazione abbiamo discusso su un possibile significato del Record Store Day, la cui data di celebrazione è fissata per il prossimo 19 Aprile. Dal sostegno ai negozi di dischi legati alla cultura indipendente, si è tornati in tempi recenti al culto dell’oggetto, e se si parla di furia vintagista questo è il vinile in quanto “disco” per eccellenza, ad oggi il formato che è vissuto e sopravvissuto più a lungo. Ma il culto è risorto in forma metonimica, ovvero è stato scambiato il contenitore per il contenuto.

La filosofia alla base del Record Store Day era quella di sostenere i negozi di dischi a perenne rischio chiusura, invitando all’acquisto, e per favorire questo alcune case discografiche hanno recuperato qualche rarità dagli archivi delle band del proprio roster. Inutile dire come anche questa pratica sia stata indirizzata, nel tempo, ad un sostegno maggiore verso l’acquisto di prodotti, non necessariamente nei piccoli negozi autonomi, ma questa è un’altra storia.

Dicevo di come questo forzoso ritorno al passato tecnologico dell’ascolto musicale abbia cambiato le intenzioni di una giornata orientata sì verso una logica commerciale, ma non incline a moralizzare gli ascoltatori di musica di tutto il globo. Si vive anche senza vinili, non senza musica.

Da parte mia, non ritengo sorpassato il vinile proprio perché per la mia età e per la mia storia personale non ho mai vissuto direttamente l’epoca d’oro di quella discografia, e non ho avuto (purtroppo? per fortuna?) un’educazione musicale ereditata da genitori o parenti, che fosse ancorata a questo particolare formato.

Al massimo c’erano le audiocassette. Alcune le conservo ancora, altre si sono smagnetizzate e sono inutilizzabili. Non c’era un piacere particolare nell’ascoltare le cassette, la qualità audio era pessima, sormontata dal ronzio del riproduttore o dell’autoradio. In compenso permettevano in modo facile la composizione del proprio «megamix», fatto via radio o con i CD prestati dagli amici. Sì, a 13-14 anni ero davvero ossessionato dalle audiocassette, le amavo per davvero, poi ho comprato e mi sono fatto regalare i primi Compact, ho masterizzato le prime playlist dei miei amici su CD-R, 70 minuti di godimento. Ritengo ancora che quei primi ascolti siano stati i più belli in assoluto, proprio per il periodo in cui “ci siamo incontrati”,  il tempo dell’educazione sentimentale alla musica.

Questa pratica è durata un po’ di tempo, nel frattempo si è imposta l’era connettiva della Rete Internet, dove lo spazio viene eliminato dall’informazione digitale ed il fisico rappresenta l’immagine dell’ingombro,  così da essere recluso in una stanza dove ancora funziona un lettore CD o in una macchina con autoradio (per chi ce l’ha, la macchina). Se riesco a poter ascoltare un così vasto numero di canzoni, sicuramente non è merito del CD. In parte sono state d’aiuto la radio e la televisione, nei tempi in cui i canali tematici erano strettamente legati alla musica e non come oggi, dove paradossalmente i format più eterogenei hanno preso il posto dell’oggetto principale per cui quegli spazi erano nati. Attraverso  Internet le radio private o indipendenti sono tornate  a fare il loro mestiere, diffondendo molta musica, proprio perché i programmi concepiti in modo “classico” costano cari e l’utilizzo della musica, se si pensa alle nuove licenze di utilizzo slegate dalle società tradizionali di intermediazione, potrebbe costare molto poco. Con il narrow-casting, oltretutto, si riesce a canalizzare in un unico contenitore tutta la musica che amiamo. Ovviamente, spaziare non fa mai male, e se si è un poco allenati a surfare in rete, moltissime applicazioni e siti danno una mano a cogliere qua e là collegamenti e intuizioni (Spotify e Accuradio, oggi, qualche anno fa Last.fm e Myspace).

Sarà colpa del fatto che in genere tratto male gli oggetti, e quindi me ne curo poco, ma l’attaccamento al supporto fisico nel caso della musica non lo concepisco. Se chiedo esclusivamente musica, voglio note, non custodie piene e libretti. Nel caso in cui voglia sapere di più sull’attività di un’artista, allora posso anche interessarmi del supporto fisico, ma il più delle volte si tratta di altro come spillette, magliette, autografi, una pacca sulla spalla o una stretta di mano da parte dell’artista stesso (quanto di più fisico si possa chiedere ad un’artista!). Ma in questo contesto per me il “disco” come supporto, è di scarso interesse, men che mai il vinile, che non posso riprodurre, e nemmeno voglio, convinto dei ragionamenti di cui sopra.

Si replicherà che il discorso sull’oggetto in sé non è il punto, che la qualità del vinile è infinitamente superiore all’asetticità del CD, sia in termini sonori che di spazio per il “layout” o il concept-design,  per non parlare del lettore mp3 ascoltato con le cuffiette da due lire, per alcuni un’inconcepibile esperienza d’ascolto. E la radio, non l’ascoltate mai?  Non canticchiate mai le canzoni che trasmettono durante il tragitto casa-lavoro? E se la canzone si sente mediamente bene, non riuscite a provare godimento? Per non parlare di tutta l’ondata del lo-fi, dei demo registrati su quattro piste e con quattro soldi. Allora vi chiedo, parafrasando Battisti ad Alto Gradimento, vi emoziona quello che sentite o dovete sentirlo in qualità “audiofila” per provare un brivido? Conta ancora il contenitore, il supporto, il feticcio oppure solamente il contenuto? Io dico il secondo.

In conclusione, in che modo i Nativi Digitali potrebbero celebrare la giornata mondiale dei negozi musicali? Smettendo di scaricare la musica illegalmente, per un giorno o per sempre, ascoltando le radio online legali, che pagano i diritti d’autore per le canzoni che trasmettono, scoprendo un nuovo artista preferito. Acquistando qualche traccia o un intero album in uno store digitale. Andando ad un concerto. Regalando un vinile ad un vostro caro amico che nell’era d’oro del vinile c’è nato, cresciuto, e non vuole sapere di abbandonarla, così da siglare una pace intergenerazionale ed interculturale. Insomma, celebrando l’industria e l’artigianato musicale.

Record Store Day, il sito ufficiale

 

Elia Billero

Elia Billero

Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.