Orquesta del Desierto – Dos: contaminazioni e suoni di confine

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Si assapora il romanticismo del deserto americano nel lavoro dell’Orquesta del Desierto, quello epurato dalle sue più sporche ruvidezze stoner in favore di un sound che oscilla tra il sole psych-folk della California e i tramonti latini di Tijuana. Il disco è il secondo e ultimo album degli Orquesta del Desierto registrato al Rancho de la Luna nel 2004 e vede un cambio di rotta nel sonwgriting più morbido e fresco rispetto al suo predecessore.

Per l’occasione la line-up subisce significative variazioni. Assieme a Pete Stahl, Dandy Brown, Mario Lalli, Mark Engel e Mike Riley, saldamente al comando, metà sezione ritmica (Alfredo Hernandez alla batteria e il percussionista Sean Landetta Carrillo) salta assieme ai fiati nella figura di San Jacinto. Le new entry rispondo ai nomi di Adam Maples, Pete Davidson e Tim Jones al piano. Al resto del combo si uniscono Emiliano Hernandez al sax baritono e Bill Barrett alla tromba.

Dos è un lavoro complesso negli arrangiamenti, vario nelle strutture, che virano verso una visione più acustica del sound, delizioso e diretto all’ascolto. A ristampare queste cristalline allucinazioni d’oltreoceano, in vinile 180 gr. Gatefold per 500 copie numerate, ci ha pensato la Spin On Black. Affidando il mastering e il mixing ad Harper Hugg e la nuova veste grafica a Luca “Solo Macello” Martinotti, la ristampa conterrà anche i brani “Rope” e “Reaching Out”, inediti in Europa, e “El Diablo un Patrono”, unreleased negli Stati Uniti.

Energia e sperimentazione confluiscono così all’interno di questo album che mescola la sonora celebrazione goliardica di Life without Color alla sinuosità stilistica di Summer, il rock di Rope alle trame lisergiche di Someday e Quick to Disperse, la polvere di El Diablo un Patrono alla quiete di Over Here e Sleeping the Dream.

Dos rappresenta appieno l’altra frontiera musicale americana, quella che brilla di colori splendenti, quella riflessa sulle sabbie di una spiaggia esotica dai toni caldi e avvolgenti e sulla quale distendersi, facendosi cullare dalle più morbide suggestioni del deserto.

Ida Stamile
Ida Stamile
Ida Stamile, classe 1984, nel 2006 consegue una Laurea di primo livello in “Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo” e nel 2009 una Laurea Magistrale in “Saperi e Tecniche dello Spettacolo Digitale”. È una giornalista e videomaker. Oltre che per indie-eye scrive di cinema e di musica da diversi anni per numerose testate e si occupa anche di ufficio stampa

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