venerdì, Settembre 17, 2021

Videoclip, sparate sul regista: perché le agenzie promozionali italiane lavorano contro la creatività

Tra le 1.500 e le 6.000 euro. Questo il costo di una promozione stampa per un musicista di “area indipendente” che decida di affidarsi ad un’agenzia specializzata così da garantirsi un certo numero di recensioni, sul cui valore “reputazionale” al momento non ci pronunciamo. 
A vendere non sono certamente i dischi, ma gli eventi, i live e per chi ha la possibilità di investire nei costi di stampa, le edizioni limitate in vinile, diffuse in non più di 500 copie, con una certa fatica e spesso grazie ad una fanbase già consolidata attraverso i canali alternativi ai media tradizionali.
La scoperta dell’acqua calda, lo sappiamo, ma con altrettanta facilità, ce ne dimentichiamo perché è evidentemente più “saggio” nascondere gli elementi di un’architettura fragile.

L’altra dimensione che ancora riesce a smuovere qualcosa oltre a quella fisica è quella visuale. Videoclip, video-session live, estratti da un concerto filmato.

Rich content media che circolano in modo capillare in rete e che hanno configurato una nuova “golden era” delle immagini preposte alla promozione musicale, facili da condividere e più fruibili di un muro di testo.

Capita sovente di dover affrontare la comunicazione dedicata all’anteprima di un video senza gli strumenti necessari. Uffici stampa e in alcuni casi anche giornalisti impreparati che immaginano ancora il videoclip come un veicolo per la band. Il nome dell’autore viene omesso dai comunicati stampa oppure relegato in calce, senza alcun riferimento, senza una nota di regia, senza uno “statement” che racconti la lavorazione, le tecniche, l’estetica e il linguaggio.

Uno dei motivi più superficiali e semplici è strettamente e volgarmente mercantile: la produzione che si è occupata del video, talvolta pagata, altre volte nel gorgo del baratto di visibilità, una delle grandi imposture delle società basate sul mutuo soccorso, non paga a sua volta la promozione che si occupa della diffusione stampa per la band o per il musicista in questione.
Non è quindi un soggetto promozionale.

Cambiare le priorità e far emergere il lavoro di un team creativo a scapito del musicista è un vero e proprio sabotaggio ai danni di questa architettura promozionale, lo dimostrano le scelte “redazionali” e strategiche delle agenzie nel concedere o meno l’anteprima di un videoclip in esclusiva, molto spesso ospitato da testate che non se ne occupano in modo specifico, assolutamente generaliste e sicuramente utili affinché un contenuto si veda di più.
L’omissione è voluta e strategica, il videoclip è del musicista, non di chi lo ha realizzato, a meno che non si tratti di un nome con un hype indiscutibile.

Ma quel video si vede davvero più “chiaramente”, oppure nell’ipertrofia dei contenuti generalisti scompare tra le esigenze dell’agenda mediatica corrente, dove la musica rappresenta semplicemente un riempitivo?

 

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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