venerdì, Maggio 17, 2024
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Venezia 77

VENEZIA 77 - CONCORSO

VENEZIA 77 - FUORI CONCORSO

35 SETTIMANA INT. DELLA CRITICA

VENICE VR EXPANDED 2020

VENEZIA 77 - ORIZZONTI

INDIE-EYE CINEMA

All that Radio: A Prairie Home Companion di Robert Altman

A Prairie Home Companion è un nuovo quilt altmaniano, corale, fluido, straordinario. Coadiuvato da un obiettivo vispo come quello di Ed Lachman. Chi lo dava per spacciato dopo lla visione di The company (2003) dovrà ricredersi all’istante

coazioni e collimanze: Sshtoorrty di Michael Snow

Ve’ chi si vede. Michael Snow. Vecchia conoscenza ghezziana, di quelle che puoi fare solo di notte, o in qualche saletta buia di qualche galleria d’arte contemporanea. I quarantacinque minuti-zoom del suo Wavelenght (1967) restano, col passare degli anni, una lezione magistrale di Visione percepita e di arte aggrappata al Concetto. Le ore e ore della Regione centrale (1971) hanno roteato molte volte su Fuori Orario, immagini random da una macchina – un occhio, se vogliamo – capace di ruotare 360° su se stessa; in mezzo al nulla, e con la sola compagnia del buon vecchio zoom. In questa Short Story nessuno zoom, solo un paio elementi: due panoramiche simmetriche, e sua maestà la sovrimpressione.

Run for your death: Shisso – Dead Run di Sabu

Un esempio di cinema medio, armato di un discreto talento visivo e di un gusto mai banale nel riprendere un Paese che ci arriva troppo spesso in pasticche di stereotipo. Medio perché tutto pialla, dal dialogo casalingo all’omicidio efferato. Il pubblico vede ma non sente.

Onde anomale: Invisible waves di Pen-ek Ratanaruang

Dopo l’ottimo Last life in the universe passato a Venezia nel 2003, dopo voci di corridoio, inciampi e procrastinazioni, sbarca in concOrso a Berlino il nuovo film di Pen-ek Ratanaruang. Co-produzione d’ampio respiro e dream team tecnico, con Christopher Doyle alla fotografia e Hualampomg Riddem al soundtrack, entrambe colonne – audio/visive – portanti di una pellicola che sarebbe un delitto non riuscire a vedere al di fuori del circuito festivaliero.

Arriva la bufera: L’ivresse du pouvoir di Claude Chabrol

Girato a Parigi tra palazzi svettanti, macchine di lusso e appartamenti lussuosi, è un film decisamente urbano, centrale, che sceglie un focus molto diverso rispetto alla tradizione – ottima, ottima davvero – provinciale e borghesotta in cui Chabrol è solito dilettarsi in entomologia, e la Huppert in sublime crudeltà. Chabrol, un po’ come Flaubert, compila da sempre un suo personale Bouvard e Pécuchet: uno stupidario umano condito con salse diverse, di solito gialle e criminose. Di quel giallo quieto e casalingo che piaceva tanto a Friedrich Dürrenmatt in testi come Il giudice e il suo boia.

Punk Ringers: Brothers of the head di Keith Fulton e Louis Pepe

Dopo il pregevole documentario-mignatta Lost in La Mancha (2002), i sodali Fulton & Pepe aprono la sezione collaterale del Festival di Berlino con un film, a detta loro, punk. Che vorrebbe scaracciare sul pubblico, anche se gli effetti speciali a loro disposizione non gliel’hanno consentito. Amen.

Venezia 62 – Brokeback Mountain (Ang Lee, USA 2005)

Ang Lee ha maturato uno stile “mutante” che mantiene fermi alcuni punti: una curiosità analitica e mai morbosa, una solidità narrativa che accoglie, nelle sue pieghe, scarti improvvisi, e un genio per la fissazione di nuovi standard di “genere”

Naboer di Pal Sletaune – Venezia 62, Giornate degli autori

Naboer alle Giornate degli autori a Venezia 62, la recensione

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