La Mosul di Halkawt Mustafa trattiene elementi e segni di una civiltà inghiottita dall'orrore e dalla violenza, dove la cancellazione di ogni traccia è il risultato dell'accecamento causato dal terrore del jihadismo salafita. L'estetica adrenalinica e chirurgica dell'azione, contrasta con la dimensione caotica di una Mosul non ricostruita in studio, dove un corpo femminile disattende e ribalta gli stereotipi percettivi delle narrazioni belliche occidentali, realizzate in contesti mediorientali. Su No paradise if you are killed by a woman, visto a Venezia 2026
Rispetto al rêveur bressoniano, nel nuovo film di Parisier c'è una temporalità rovesciata, dove alla casualità di una Parigi ricombinata nello spazio dell'immaginazione, si sostituisce l'inventario impossibile della vita del protagonista, fatta di frammenti irrecuperabili, che resistono anche ai tentativi riparatori dell'uomo. Su Un peu avant minuit, visto a Venezia 2026
A memoria, The World Before, opera terza per Yoon Dan-bi è una delle opere più riuscite e dolenti sull'educazione sentimentale come espressione di innocente entusiasmo, sovrapposta a quel sentimento della fine, che la stessa condizione euforica può sottendere. Visto al Toronto Film Festival
Nel raccogliere e collezionare tracce per la costruzione di una storia vicaria fatta di nomi, oggetti, racconti trapelati, luoghi e resti di relazioni familiari, Kasia diventa custode di tutte le illusioni che afferiscono alla definizione del ricordo. Occupando lo spazio dell'assenza, compie un atto di falsificazione che rivela più verità di quelle contenute nel perimetro della realtà. Sullo splendido film di Grzegorz Dębowski, visto a Venezia 2026
Si può celebrare la resistenza di una città come Kharkiv con un prodotto dell'ingegno che si vuole pronunciare sulla genealogia del totalitarismo, adottando i metodi di un naturalismo esperienziale ricostruito e all'insegna di una macchina cinematografica costosa e "necessariamente" autoritaria?
Note su Dau, leone d'argento a Venezia 83, film che divora memoria, identità, corpi e anche se stesso.
Dal contro al per. Zhanna Kadyrova alla Biernnale Arte 2026. Perdita dei luoghi e della loro memoria, alcune considerazioni sul lavoro della talentuosa artista ucraina