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Eugenio Rodondi, cantautore torinese e parte della scuderia di Phonarchia Dischi, racconta il suo ultimo album intitolato D'un tratto e la lavorazione del videoclip di "È Finita l'estate", diretto da Gabriele Ottino. L'intervista 

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Il cantautore torinese Eugenio Rodondi debutta nel 2012 con il suo primo disco, Labirinto. Nel 2013 entra in contatto con Phonarchia Dischi, e inizia una collaborazione per il suo secondo album, Ocra. Si avvale della produzione artistica di Nicola Baronti e il disco vede la luce il 17 febbraio 2015. Ocra è un album che rinnova la precedente produzione del cantautore, spostando l’attenzione sulla black music e sull’elettronica che va a fondersi con lo scrivere poetico e cantautorale dell’artista.

Ad oggi Eugenio ha all’attivo tre album, di cui l’ultimo, intitolato D’un tratto, è uscito il 26 ottobre sempre per Phonarchia Dischi, prodotto da Nicola Baronti e distribuito da Dewrec. Si tratta di un lavoro molto più maturo e approfondito rispetto al precedente e accoglie un concept studiato che emerge lentamente canzone dopo canzone, insieme ad emozioni contrastanti. Nove canzoni che si attorcigliano tra di loro raccontando storie che appartengono  praticamente a tutti e che seguono la metafora del tempo che passa con le stagioni.

D’un tratto è il disco che celebra silenziosamente e profondamente il cambiamento inteso come “mutazione positiva”, delle cose, delle circostanze e delle persone. La scrittura di Eugenio evolve ancora facendosi più immateriale e immaginaria ma come al solito capace di lasciare delle immagini forti e solidissime. Anche la musica cambia: si passa da citazioni dei Beatles ai Beach Boys, dai Buffalo Springfield a Barry White, passando per brani più punk e movimentati, restando ancorati anche ad atmosfere elettroniche, cupe e sognanti.

Il primo singolo estratto dall’album si intitola È finita l’estate ed è anche un videoclip diretto da Gabriele Ottino di cui Eugenio ci parla in questa lunga conversazione

È finita l’estate Dir: Gabriele Ottino

Eugenio sta girando l’Italia con il suo Tu seguimi che io mi perdo tour.

Abbiamo intervistato il cantautore per farci raccontare i particolari del suo lavoro

Come hai lavorato con Gabriele Ottino per la realizzazione del video di E’ finita l’estate? 

 Ho lavorato indubbiamente bene, ma soprattutto mi sono divertito molto. Siamo stati qualche giorno a Imperia insieme a Paolo Bertino. Le modalità di lavoro sono state particolarmente folli, ci siamo svegliati per tre mattine di seguito alle cinque, per prendere le luci migliori. Le riprese son state fatte in tre giorni, abbiamo girato molte più scene rispetto a quelle che si vedono nel video, volevamo avere più materiale possibile per avere la possibilità di scegliere, ma il nocciolo principale della questione è che è stato davvero tutto molto divertente. Poi abbiamo parlato molto, di tante altre cose che non erano inerenti al video, perché se le persone con cui lavori sono interessanti è facile esulare dal semplice prodotto per cui stai cercando un fine.

Perché avete scelto Imperia come location?

Abbiamo scelto Imperia perché ci serviva una città che avesse il mare, e che non fosse distante da un’immagine decadente e portuale. Imperia ci sembrava perfetta, città ambigua dal punto di vista politico. Un po’ come l’estate.

Gabriele ha lavorato con il collettivo Superbudda. Come mai hai scelto questo videomeker vicino all’arte contemporanea e performativa? 

Gabriele lo conobbi negli anni in cui anche io frequentavo l’Accademia, facevo l’Accademia di Belle Arti, poi cambiai strada perché l’idea di diventare un pessimo scultore non mi piaceva affatto. Lo conobbi all’epoca e da lì ho cominciato a seguirlo e a guardare con curiosità i suoi lavori, fino a decidere di chiedergli di farmi un video. Lui ha accettato la proposta ed è nata questa collaborazione. Molto semplice.

“D’un tratto” può essere considerato come un disco che parla del cambiamento in senso generale? Come dici in quando eri piccolo “non siamo di cemento ma un continuo esperimento”.

Si, hai colpito nel centro, d’un tratto parla principalmente di una relazione di coppia, ma se prendi il concetto di relazione di coppia e lo amplifichi rendendolo universale, si può fare un discorso più generico. Non siamo assolutamente fatte di cemento, io temo le persone che si ritengono solide ed immodificabili, cambiano i rapporti, che a loro volta modificano le persone. Le persone a loro volta modificano il mondo che le contiene. D’un tratto vuole indagare questo discorso, spiegare che l’estate finisce, che arriverà il gelo, che a sua volta porterà un’altra estate diversa dalla precedente. Se usi le stagioni per fare un’allegoria sulla vita più in generale secondo me il risultato può rivelarsi interessante.

La Panda è la tua compagna di viaggio. Come mai ti sei concentrato su questo veicolo per creare parte dell’immaginario del tuo lavoro?

Perché è il veicolo che uso per spostarmi quotidianamente, ci sono semplicemente affezionato, mi affeziono alle persone come alle cose, voglio bene anche agli oggetti alcune volte. La Panda è un oggetto a cui voglio particolarmente bene.

Quali sono le collaborazioni extra in questo nuovo disco?

La prima collaborazione è Nicola Baronti, il produttore artistico di Phonarchia dischi. Poi ci sono i musicisti che suonano con me, Marco, Rocco e Giulio. Le persone esterne che hanno collaborato sono Simone Sandrucci degli Etruschi from Lakota, Tom Newton, amico ed ottimo armonicista e Virginia Monteverdi ex voce delle Luci di Wood.

Se dovessi definire l’amore attraverso le parole delle tue ultime canzoni come lo faresti?

“Investi in me se sei capace”. Credo che l’amore sia il più grande atto di coraggio di cui un uomo possa essere capace.

La citazione dei Buffalo Springfield è evidente in “E’ finita l’estate”. Ma il pezzo ricorda anche “You sexy thing”. Perché è stata scelta la prima nell’arrangiamento e non la seconda?

Sono state scelte entrambe in modi diversi, la canzone è carica di citazioni, c’è anche il giro di “sfiorivano le viole” che ho voluto mettere a tutti i costi. La canzone è intrisa di citazioni perché vuole essere una playlist virtuale di un’estate che sta finendo, le canzoni che si sono ascoltate nell’estate simbolica che ci ha accompagnato dagli anni settanta ad oggi. L’estate è fatta di tormentoni, quindi di citazioni.

Oltre a quello citato, quali sono stati i tuoi ascolti e i tuoi riferimenti musicali nella realizzazione del nuovo disco?

C’è tanto Battiato, tanto Vasco Rossi e molte letture che esulano dalla musica. 

In “Una canzone che”, chiedi che ti venga scritta una canzone. È dedicata a una persona in particolare o è un modo per sentirti al centro del mondo di qualcuno come tu fai scrivendo canzoni sulla tua vita?

No non chiedo che mi venga scritta una canzone, parlo come se fossi una donna, che chiede a lui di scriverle una canzone. Come se fosse la cosa più importante che possa ottenere da me. Le canzoni mi hanno aiutato molto, mi hanno formato, mi hanno fatto crescere, ed avere una persona che possa ottenere da me qualcosa che possa farla crescere e formare è una cosa che mi auguro in una vita reale. E viceversa ovviamente. Anche io vorrei una donna-canzone da cui poter suggere il piacere della crescita. 

“D’un tratto” è un pezzo che parla di tradimento. Ecco cosa significa per te tradire?

Per me tradire significa scegliere, sbagliare, pentirsi, riconciliarsi, imparare, sbagliare di nuovo. Insomma vivere. Una vita senza tradimenti vuole dire una vita che non si mette mai in dubbio, quindi una vita di plastica. Io non volendo avere una vita fittizia tendo a tradire, tendo a girare dove la strada va naturalmente dritta, non solo nei rapporti. Ma è bene prendere coscienza di quel che si è, prima o poi, forse con questo ultimo lavoro ne ho preso coscienza, e mi auguro di tradire anche quest’ultima cosa che ho detto, altrimenti che noia. Bisogna essere imprevedibili del resto.

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Virginia Villo Monteverdi

Virginia Villo Monteverdi

Laureata in Storia dell’Arte medievale e seriamente dipendente dalla musica Virginia è una pisana mezzosangue nata nel 1990. Iniziata dal padre ai classici rock ha dedicato la sua adolescenza a conoscere la storia della musica. Suona e canta in un gruppo, ama fare video, foto e ricerche artistiche e ogni tanto cura delle mostre d’arte contemporanea.