Mazes – Better Ghosts: addicted to R.E.M.

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Ormai quattro anni son passati dal debutto, ed il cammino dei Mazes, quartetto di Manchester sotto etichetta Fat Cat Records, sembra aver cambiato sentiero numerose volte. Ascoltando l’ultimo Ep Better Ghosts si potrebbe pensare ad un percorso garage rock primitivo e di matrice sixties, mescolato in salsa lo-fi e con soluzioni melodiche interessanti.

In realtà il loro cammino parte in direzione strettamente pop: A Thousand Heys avrebbe potuto sfondare anche a Radio DeeJay, sarebbe bastato scegliere il pezzo giusto da mandare in heavy rotation. Go Beetwens, traccia d’apertura introduce chitarre Rickenbacker in stile R.E.M., un riff che sembra rubato a Bad Day della band di Athens e una profusione di parole che nemmeno JJ Mascis. Most Days è punk rock puro, Bowie Knives somma l’alternative rock di vent’anni, facendo impallidire il 90% delle band presunte rock italiane. La restante parte dell’esordio fila abbastanza liscia, senza cartucce troppo pericolose: qualche accelerazione con Vampire Jive, Till I’m Dead pone le basi per qualcosa che arriverà più avanti.

Dagli Ibb Tape, (Ibb è l’acronimo di Italian Beach Babes, etichetta italiana indipendente del bassista Conan Roberts), arrivano 30 brani in versione demo che includono anche le tracce del disco di debutto, si intuisce che le canzoni belle funzionano anche registrate con un microfono da cellulare e strumenti non equalizzati. Da ascoltare What D’ya Reckon, semplice ma assurda outtake in stile Graham Coxon.

Da Ores & Minerals, datato 2013, a Better Ghosts, ultimo episodio uscito nello stesso anno, la musica cambia nettamente. In favore di una linearità consapevole, quasi kraut, la cura autoimpostasi è l’abbandono di orpelli pop rock, l’abolizione di distorsioni eccessive, l’introduzione di tratteggi sperimentalissimi (Significant Bullet, Leominster da Ores & Minerals, le intro e outro di Better Ghosts).

Bodies introduce per quasi sette minuti un viaggio infinito verso le autostrade spigolose intraprese dai Mazes. Niente accordi sguaiati: il minimale è la nuova via. La traccia eponima si concede una tastiera Casio in loop che nemmeno i Devo. Alla lunga il disco imbocca strade noiose e ci si ammanta volontariamente, perdendo volume e forse significatività. Skulking riprende le redini, ma solo per poco.

Alla fine è proprio con Better Ghosts che il trio mancuniano arriva a convincere. Sembra un caso (forse non lo è): quando una band pubblica un lavoro che non decolla del tutto, tenta quasi sempre la strada del live e di acquistare in velocità quello che non convinceva in termini di qualità. Così succede con i Mazes di Hayfever Wristband e Sand Grown, composti con un considerevole aumento dei bpm. In certi pezzi si recupera l’attaccamento alla musica dei R.E.M., già esplicitata notevolmente nel disco di debutto. Organ Harvest ad esempio sarebbe stato un brano che non avrebbe sfigurato all’interno di Green e Lifes Rich Pageant. Higgs Boson è una variazione alla Calexico di una canzone precedentemente pubblicata, Dan Higgs Particle: è la sperimentazione melodica più interessante assieme a Notes Between F&E.

In questo tirare le somme della loro ispirazione, il percorso della band sembra ancora aperto e pieno di possibilità. Rimangono le impronte post-rock e una creatività che potrebbe dare sviluppi interessanti, se ogni tanto volgesse uno sguardo più fresco e libero alle proprie dichiarate influenze.