venerdì, Gennaio 21, 2022

Ramadama: il rock duro degli Actionmen, tra ironia e serietà

“Il doppio album più ostico e bello di sempre”, così gli Actionmen definiscono il loro secondo disco, Ramadama, uscito a fine 2013 per Autunno Dischi ed Inconsapevole Records in Italia ed Europa e per BellsOn Records in Giappone.

La frase precedente contiene due indizi utili per capire cosa ci si troverà ad ascoltare: il disco infatti è bello e a suo modo ostico, come si può intuire dall’uscita giapponese, luogo di elezione per stranezze di ogni tipo dal punto di vista musicale e non solo. Gli Actionmen hanno un approccio totalmente libero e folle alla materia rock, mescolano influenze di ogni genere partendo da una base essenzialmente hard rock, anzi rock duro come dicono loro stessi. Il risultato è a tratti straniante, sospeso tra ironia e serietà, tra caos e ordine, ma sempre coinvolgente e in grado di stupire l’ascoltatore, che si ritrova in un turbine di riff al fulmicotone, ritmi che sembrano cambiare a caso (nulla a che vedere con il progressive, sia chiaro) e testi in italiano ed inglese in bilico tra il sense ed il nonsense, con spazio anche per una cover di Living On My Own di Freddie Mercury spogliata dalla tamarranza della versione originale. Un vero mastodonte, lungo ben 74 minuti, che scorrono però abbastanza bene proprio grazie alla varietà e ai colpi di scena che spuntano qua e là.

Difficile trovare punti di riferimento e similitudini per quanto fanno gli Actionmen, il primo nome che può venire in mente è forse quello degli X-Mary, altri grandi frullatori di rock ed ironia ma con uno spettro sonoro abbastanza diverso, o a tratti quello dei Fratelli Calafuria nei loro momenti più ispirati, ma forse è meglio semplicemente dire che il quartetto di Ravenna suona rock con attitudine punk citando praticamente qualunque band rientri nelle definizioni dei due generi citati. E tutto questo senza dimenticare che oltre al suono servono anche le canzoni.

Un po’ di esempi: Agamennone, che apre il disco con un riff spettacolare prima di lanciarsi a mille all’ora in una corsa hardcore; Dubai, intermezzo demenziale che però si pianta in testa dal primo ascolto; Jack McQuack, con cori alla Queen tra omaggio e parodia; Querela, punk iperveloce scelto per accompagnare un video di pura ignoranza (impossibile definirlo in altro modo); Demetrio, con muri di chitarre alla Fucked Up immersi in un brano dal buon appeal melodico.

Il resto dell’ascolto lo lasciamo a voi senza svelarvi altro, se come noi avete voglia di stupirvi e se credete che i tabù del rock vadano sfatati.

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Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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