venerdì, Dicembre 4, 2020

Paul Buckmaster muore a Los Angeles: un ricordo

Paul Buckmaster fa parte di quella generazione di musicisti formatisi in un contesto colto, impiegato per modellare e in qualche modo orientare l’evoluzione della musica rock. Arrangiatore, direttore d’orchestra, violoncellista. In tutti questi ambiti ha disseminato centinaia di collaborazioni con i più importanti artisti della musica popolare a partire dalla fine degli anni sessanta.

Cresciuto in una famiglia londinese di musicisti, prende in mano il violoncello per la prima volta a quattro anni per arrivare alla Royal Academy of Music con una borsa di studio a soli undici anni.

Formazione classica come si diceva, ma apertissimo nei gusti all’ascolto della musica rock, del jazz, delle avanguardie; non è un caso che una delle sue prime collaborazioni sia con la seminale Third Ear Band di Glen Sweeney, Paul Minns, Ursula Smith e Richard Coff, gli stessi che nel ’72 incideranno la colonna sonora per il Macbeth di Roman Polanski.

Mantenendo i piedi in due scarpe, Buckmaster comincia ad offrire il suo talento come arrangiatore nel contesto della musica rock lavorando con David Bowie nel brano “Space Oddiy”, suonando il violoncello in “Odessa” dei Be Gees, e sempre nello stesso anno, contribuendo alla scrittura di “Big Fun”, il noto album di Miles Davis, suo idolo da sempre.

David Bowie – Wild Eyed Boy from Freecloud, rara versione con l’intro di Paul Buckmaster

La mossa decisiva per la sua carriera arriva l’anno successivo, nel 1970 con l’occasione di impiegare il suo violoncello nel secondo e omonimo album di Elton John. Una collaborazione che in quel momento raggiunge l’apice con “Your Song” e che si estende agli album successivi del songwriter britannico; Buckmaster arrangerà infatti Tumbleweed Connection e Madman Across the Water, mentre per il sesto disco di Elton Joh, Don’t Shoot Me I’m Only the Piano Player, Buckmaster avrà un ruolo molto più denso, occupandosi degli arrangiamenti, della direzione della sezione archi e della direzione artistica per l’intero progetto. Arrangerà e dirigerà gli archi anche per Sticky Fingers dei The Rolling Stones, così come in No secrets di Carly Simon, nel fondamentale Son of Schmilsson di Harry Nilsson e via dicendo.
Non si contano nei primi settanta le collaborazioni come session man (tastiere e violoncello) basterà citare musicisti come Yvonne Elliman, Mott the Hoople, Caravan, Chris Barber, Blood, Sweat & Tears, Chi Coltrane, Leo Sayer.
Nel 1974 compone insieme a David Bowie la colonna sonora mai utilizzata per The Man Who Fell to earth di Nicolas Roeg, riguardo alla quale rimandiamo ad un bell’approfondimento del Guardian.

Joan of Arc di Leonard Cohen, da “Song of love and hate”, interamente arrangiato da Paul Buckmaster

Sembrano meno importanti le collaborazioni degli eighties, ma annoverano piccole perle come l’arrangiamento di “Hard woman” per She’s The Boss, l’album solista di Mick Jagger e altre ancora più popular con Belinda Carlisle, Nick Heyward, e John Miles.

Mick Jagger, Hard Woman

Durante gli anni novanta intensifica la sua attività come compositore di colonne sonore. Tra quelle originali da lui scritte figurano: L’esercito delle 12 scimmie, L’omicidio nella mente, Scelte pericolose, Once Upon a Time… When We Were Colored, Out os Sync, Conseguenze Pericolose e altre.

L’esercito delle 12 scimmie – Paul Buckmaster

Negli anni zero arrangia ben quattro pezzi da “Chinese Democracy” dei Guns N’ Roses

Paul Buckmaster si è spento a Los Angeles, ieri 7 novembre, all’età di 71 anni

Alessandro Allori
Dal 2003, anno della sua Laurea in Scienze Politiche Alessandro Allori si è dedicato dedicato al campo della comunicazione, del marketing e del giornalismo. Ha collaborato con numerosi settimanali e si occupa di maketing e contenuti redazionali per alcune agenzie di comunicazione.

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