venerdì, Agosto 14, 2020
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Negramaro contro Hollowblue e il primo video musicale realizzato in 3D

Lo abbiamo appena visto Step up 3D, un film che lo snobismo “indie” eviterà come la peste, ne siamo certi, eppure è uno degli esperimenti musicali (il primo insieme a StreetDance di Giwa/Pasquini) realizzati con le nuove tecniche stereoscopiche tra quelli più radicali visti sino ad ora, per concezione dello spazio, invenzione e libertà dello sguardo, capacità di immaginare un cinema di volumi e corpi.

Un tentativo di questo genere, oltre che in alcune pellicole orientali, per rigore e capacità di guardare avanti, lo abbiamo visto solamente in una produzione Italiana presentata quest’anno nella sezione orizzonti di Venezia ’67. All Inclusive di David Zamagni e Nadia Ranocchi prodotto dalla Zapruder Film è il primo lungometraggio Italiano realizzato interamente in 3D, un primato che non è semplicemente una staffetta (in quel caso, non ci interesserebbe affatto) ma che è tra le prime cose viste durante un anno di assestamento delle produzioni steroscopiche ad aver colto gli stimoli di una tecnologia per riorganizzare lo spazio della visione.

Ecco allora improvvisamente i Negramaro, con il videoclip che dovrebbe lanciare il nuovo singolo e anticipare il nuovo full lenght prodotto da Sugar, registrato ai Metalworks studios di Toronto.

Del singolo si sa solo che esce il 16 novembre e che il videoclip è “il primo della storia della musica ad essere realizzato con tecnica stereoscopica“, sono loro stessi ad informarci attraverso una news del sito ufficiale.

E’ una dichiarazione che manda in bestia gli Hollowblue, che da un punto di vista del primato rivendicano il loro Wild Dogs Run, come primo esperimento videomusicale realizzato in Italia con tecnologia 3D, ne avevamo parlato da questa parte.

Va da se che la dichiarazione diffusa a mezzo stampa dai Negramaro non si regga in piedi neanche su un piano internazionale, prima di loro ci sono i Brasiliani Unscaras, che da questa parte rendono disponibile una versione anaglifo del loro La vecchia Novità.

Ma non è tutto, c’è anche un altro esempio, poco citato, e che riguarda il test di due Arri Alexa messe a punto dalla Dashwood Cinema Solutions per la realizzazione del videoclip di Ariana Gillis intitolato Shake The Apple, visibile anch’esso su Youtube in versione anaglifo.

E non è finita, perchè non si può certo dimenticare gli esperimenti di UVPHACTORY con The Crystal Method per la realizzazione di Drown in The Now, oppure i video virali di Faithless messi in circolo per Not Going Home (da questa parte su Vimeo), animazioni realizzate con approccio interamente stereoscopico; e ancora la Joint tra Panasonic e Sara Brightman per il brano diffuso come canzone ufficiale per le olimpiadi invernali del 2010 e intitolato Shall Be Done, di cui esiste una versione 3d full HD che veniva proiettata in teatri equipaggiati.

Ma l’esempio più macroscopico, probabilmente primo di tutti anche solo in termini visionari, mentali, cross mediali (perchè capiamoci, dei primati cronologici non ce ne importa un bel niente) è la versione stereoscopica e assolutamente pionieristica di Wonderlust, il brano di Bjork contenuto in Volta che nel 2008 grazie a Encyclopedia Pictura, presentava una versione anaglifo del video, ancora visibile da questa parte.

Il video fu presentato a New York e Los Angeles grazie alla New York Stereoscopic Society, si trattava di 8 minuti tra live action, CGI, narrazione e musica dirette da due dei principali fautori di Encyclopedia Pictura, ovvero Sean Hellfritsch e Isaiah Saxon insieme al produttore Mark De Pace. Un panorama molto più vasto di quello che gli uffici stampa riescono ad immaginarsi.

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

2 Commenti

  1. […] Dispiace scoprire come in Italia simili pregevoli prodotti, il cui valore viene fortunatamente riconosciuto all’estero, lungi dal ricevere sostegno di uno Stato per il quale l’arte e la cultura vanno tagliate senza pietà, possano poi addirittura rischiare di essere soppiantati da altri ben più modesti, ma che possono usufruire del forte battage di una nota casa discografica (leggi qui). […]

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