mercoledì, Settembre 28, 2022

R.E.M. – Radio Free Europe: il video di Arthur Pierson e l’arte di Howard Finster

Il 15 agosto 1983 la I.R.S. pubblica il singolo di Radio Free Europe, primo estratto da "Murmur", album di debutto per i R.E.M. Il videoclip è una vera e propria provocazione, una performance artistica senza lip sync, alla corte di Howard Finster, all'interno del suo Paradise Garden, giardino mistico di Summerville, in Georgia.

Radio Free Europe esce come singolo nel 1981 grazie alla Hib-Tone di Jonny Hibbert, studente di legge. La piccola etichetta di Atlanta, in Georgia, chiude presto i battenti, ma il brano ha un successo sufficiente per garantire ai R.E.M. un contratto con la I.R.S. Records.
Sarà registrato nuovamente nel 1983 come singolo per veicolare Murmur, il primo album della band di Athens. Rispetto al grammelot della versione originale, la I.R.S. cercherà di spingere Michael Stipe a scrivere un nuovo testo. Per quanto ci siano delle differenze sensibili, il brano punta ancora alla vocalizzazione e ad una difficile decifrabilità. Radio Free Europe del resto, non nasce a scopi celebrativi, perché più del riferimento all’emittente finanziata dagli Stati Uniti per contrastare i regimi del blocco comunista, a Stipe interessa definire il linguaggio della propaganda tout court e le insidie della disinformazione, scegliendo la confusione linguistica come veicolo di protesta.

Radio Free Europe, il video trasmesso da MTV, diverso dalla versione pensata originariamente da Michael Stipe insieme ad Arthur Pierson

Le scelte legate alla realizzazione del videoclip non sono così distanti dalle intenzioni del brano. Da una parte le pressioni di MTV affinché venga realizzato, dall’altra una via radicale che sarà successivamente mitigata dall’inserimento di alcune immagini live della band, totalmente assenti dalla prima versione voluta dai R.E.M. in accordo con Arthur Pierson.

Più di Pierson, regista che in seguito si dedicherà a forme più tradizionali con Lucky Star per Madonna, è il reverendo Howard Finster il centro ideale ed effettivo del video. Pastore evangelico votato all’arte dopo una visione mistica che lo spinge a mettere al servizio di Dio il proprio talento creativo, costruisce intorno ad un giardino di un ettaro, un vero e proprio eden sviluppato con in mente il connubio tra arte e natura. Da una parte il terreno acquistato nel 1961, dopo un lungo periodo di evangelizzazione a partire dagli anni quaranta, sulle tracce di un qualsiasi personaggio ideato da Flannery O’Connor, dall’altra l’officina per la riparazione di biciclette, che in termini alimentari gli fornisce per anni il principale reddito, quando abdicherà l’esortazione predicatoria a bordo di auto di fortuna, per una vita più stanziale in un terreno della Georgia rurale da recuperare con interventi di bonifica.

Intorno al Paradise Garden di Summerville, si sdipana un percorso visuale fatto di oggetti ritrovati, materiali deperibili, supporti riciclati, sculture combinatorie. Una definizione dell’effimero rispetto alla narrazione biblica, costruita intorno a questo spazio fecondo, invaso da numerose falde acquifere che Finster convoglierà al meglio durante gli anni, fino a sviluppare una fauna rigogliosa e inusuale. Testo e forme visuali realizzate in tecnica mista, offrono quindi ai visitatori una vera e propria esperienza dell’anima, oltre ad un laboratorio all’aperto dalle possibilità combinatorie. Il giardino diventa quindi un enclave artistica e un contesto frequentato da altri creativi, dove i confini museali vengono sostituti da uno scambio vitale tra natura e manufatto. Il secondo rivela irrimediabilmente la sua natura deperibile rispetto ad una concettualizzazione che si sbarazza dell’ego ed eleva lo spirito. Ciò che si poteva trovare nel giardino di Finster era la tradizione evangelica orale sudista, trasformata in un mondo di immagini dipinte e scolpite.

Chi ha visitato Paradise Garden negli anni novanta, racconta un’esperienza irripetibile. Assaltato dalle persone e da chi come Finster amava collezionare e riciclare scarti, convergeva verso l’energia e il carisma del reverendo, in virtù della sua stessa generosità. Un rituale di passaggio capace di trasformare le persone provenienti da diversi ceti sociali. Questo valore essenziale indirizzato verso i visitatori, torna indietro a Finster con la forza di una vera e propria comunità che gli sarà riconoscente anche dopo la morte.

Radio Free Europe, la versione originale del video come da concept di Michael Stipe

Il video di Radio Free Europe, più volte bollato da una critica musicale con il respiro cortissimo come una bizzarria difficilmente interpretabile , è in realtà un vero e proprio pellegrinaggio verso il paradiso creato da Finster, oltre che un gesto fondativo che lega l’attitudine DIY dei R.E.M. alla cultura degli Stati Uniti del sud, ma al di fuori dei soliti stereotipi. Michael Stipe, sin dagli studi d’arte presso l’Università della Georgia, è assiduo visitatore del Paradise Garden. Questo perché lo spirito di Finster rappresenta un crocevia tra radicamento al territorio e la capacità di generare da quelle stesse radici un pensiero artistico originale, lontano dalle lusinghe commerciali e dall’accademia, e quindi fuori dai percorsi di fruizione dell’arte, sospesi tra mainstream e cultura istituzionale.

I videoclip, troppo spesso associati al linguaggio cinematografico, sono al contrario veri e propri territori di convergenza dove l’aspetto artistico-performativo assume un valore endogeno ed esogeno alla scrittura stessa. Nel caso di Radio Free Europe, il viaggio dei R.E.M. verso i luoghi dove Finster ha sviluppato la sua idea d’arte, è un vero e proprio atto di resistenza che si oppone alle logiche di MTV con i mezzi di una performance artistica. Non sono da considerarsi secondari gli inserti aggiuntivi di cui abbiamo già parlato, come tentativo di spezzare negativamente questa resilienza geografica, culturale e creativa.

Le sculture meccaniche e cultuali che infestano il Paradise Garden introducono il video, tra queste un assemblaggio di biciclette smontate e altri dispositivi realizzati con le stesse parti meccaniche. Le sostituiscono improvvisamente le luci di un’ambientazione oppressiva descritta con la sintesi televisiva di quell’espressionismo illuminotecnico desunto dal cinema noir degli anni 40, che attraverserà molte produzioni video degli anni ottanta. Quello che sembra l’ufficio di un burocrate, vede Jefferson Holt, manager dei R.E.M., consegnare un misterioso pacchetto a Bill Berry. Berry entrerà nel giardino di Finster passando a lato del Serpent’s Mound, il piccolo promontorio artificiale costituito da un intrico di serpenti e parte del percorso biblico e scultoreo creato dall’artista americano. Prima e durante il percorso viene alternata una soggettiva ipercinetica con i valori di crominanza completamente sballati e in linea con l’effettistica video di quegli anni, voluta per il secondo montaggio forzato dalle richieste perentorie di MTV; la corsa frenetica è in mezzo alla vegetazione locale e richiama il kudzu che occupa anche la copertina di Murmur. Da una parte si cerca la consueta unità comunicativa tra artwork e video, soprattutto in un contesto dove l’eccentricità domina rispetto ai video coevi, quasi sempre costituiti da un’alta percentuale di sequenze in lip sync, qui totalmente assenti. Dall’altra si sottolinea le caratteristiche di un’erba infestante nociva e invadente che caratterizza le terre del sud e che serve ulteriormente per definire alcuni aspetti di appartenenza identitaria.

Questo aspetto e il duplice significato assunto dalla presenza del kudzu è chiarissimo se si guarda con attenzione la versione originale del video. Le immagini in mezzo alla vegetazione infestante non sono pesantemente modificate come nel video per MTV e si fondono in modo preciso con il viaggio tra le piante del Paradise Garden e soprattutto, vengono allineate alla grande scultura caratterizzata da scarti meccanici, confermando la duplice accezione assegnata al kudzu, pianta selvatica, ma anche segno di un radicamento culturale che viene paragonato all’arte povera di Finster, labirinto in cui perdersi come in un ambiente vegetale autoctono.
La versione originale del video senza le inutili e dannose aggiunte volute da MTV, occorre ricordarlo, sarà inserita nella VHS pubblicata nel 1987 e intitolata “Succumbs”

Il pacchetto misterioso passa di mano in mano, fino a raccogliere tutti i componenti della band lungo il cammino verso la Bible House dove lavora lo stesso Finster, sul quale si conclude la performance dei R.E.M.
Quando il pacchetto verrà aperto, una piccola bambola fatta con materiale di riciclo capitolerà su un’asse inclinata tenuta in mano dell’artista americano.

Più del messaggio evangelico, ai R.E.M. interessa probabilmente l’autonomia di Finster e il legame con le radici da una prospettiva individualista e indipendente.

Un anno prima di lavorare all’artwork di Little Creatures per i Talking Heads, Howard Finster tornerà ad incrociare la propria arte con la musica dei R.E.M. disegnando la copertina di Reckoning con uno dei suoi serpenti, assegnando ulteriori stratificazioni al significato della parola, tra predestinazione, espiazione e la visione dell’Eden cara all’artista del Paradise Garden.

I R.E.M. individueranno altre intersezioni con la scena artistica del sud, per esempio producendo la misconosciuta long form che uscì insieme al secondo album, intitolata Left of Reckoning, questa volta immersi nell’arte folk di Ruben Miller. Ma il video di ben 21 minuti, girato da James Herbert, professore d’arte di Stipe durante gli anni dell’università, non trattiene la flagranza di Radio Free Europe, con la pretesa di collocarsi in termini concettuali nell’area degli home movies così vicini allo spirito del New American Cinema di Mekas, Clarke, Brakhage, Breer.

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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