venerdì, Ottobre 30, 2020

SoapKills – un trip mediorientale: la storia di Yasmine Hamdan e Zaid Hamdan

Anche tra i più distratti, il talento e la sensualità di Yasmine Hamdan devono per forza aver fatto breccia attraverso le immagini filmate da Jim Jarmush per Only Lovers left alive. In quel contesto, l’artista libanese esegue dal vivo Hal, un brano tra noise, blues e musica araba tratto dal suo primo e per ora unico album solista (se si esclude il progetto a nome Y.A.S. condiviso con il produttore Mirwais per l’album Arabology) pubblicato su Crammed Discs nel 2013, riuscendo ad infondere vita anche a due non morti. È una contaminazione tra medio oriente e occidente quella di Ya Nass che deve ovviamente molto al lavoro fatto dai SoapKills a partire dalla fine degli anni novanta. Il duo costituito da Yasmine Hamdan e Zaid Hamdan, slegati da qualsiasi vincolo di parentela, si forma nel 1997 a Beirut in un momento in cui la capitale libanese era in piena “ricostruzione” dopo quindici lunghi anni di guerra civile, iniziata appena un anno prima che Yasmine nascesse. Nel Libano di quegli anni la scena musicale non lascia molto spazio a formazioni che non siano Jazz oppure legate strettamente alla tradizione tanto che i SoapKills si trovano ad occupare una posizione centrale in tutto il medio oriente per quanto riguarda l’emersione di musicisti indipendenti. Figlia di un ingegnere civile impiegato nell’industria petrolifera, la Hamdan rimane fuori da Beirut insieme alla famiglia per quasi tutta la durata della guerra, ma quando torna in patria il senso di solitudine e disappartenenza di fronte ad una città devastata cresce e si fonde con l’esigenza di ampliare gli orizzonti creativi.

Animati da un senso di speranza e di ricerca, gli Hamdan danno vita al loro progetto rivolgendosi con feroce ironia alla fase di rinascita della città che li ospita; quell’ansia di pulizia nata in uno scenario di distruzione li spinge a scegliere il nome di Soapkills, qualcosa che al candore combinasse un senso di morte.

La distanza dalle precedenti generazioni di musicisti consente a Yasmine di individuare un punto di partenza nella figura della cantante siriana Asmahan, morta nel 1944 in seguito ad un incidente di macchina. Asmahan, inteprete nodale della musica Araba e così lontana dalla ricerca di Yasmine, viene vista dall’artista libanese sotto una luce diversa e re-immaginata in relazione alle modalità della musica classica del suo paese, come un ponte verso la modernità. È da questo momento in poi che Yasmine decide di cantare in arabo, mantenendo quindi uno stretto contatto con quelle radici che la ricostruzione rischiava di cancellare e allo stesso tempo orientando la musica dei Soapkills come documentazione sonora di una città complessa e attraversata da numerosi stimoli.

Sin dal primo album sulla lunga distanza completamente autoprodotto la musica del duo comincia a fondere elettronica, lentezza downtempo, folk locale con elementi più vicini al trip-hop bristoliano. Il cuore del loro suono è la storica Groovebox della Roland, la MC-303,  Zeid Hamdan la adotta dalla band precedente e la trasforma in una base ritmica per un suono in continua espansione che negli anni a venire aggiungerà una sezione ritmica vera e propria, una piccola sezione fiati (tromba, sax, flauto) e un’orchestrazione più ambiziosa. Tra Bater, il primo album pubblicato nel 2001 e il successivo Cheftak trascorre solamente un anno, ma i Soapkills si trovano ormai al centro di una tournee internazionale che li porterà in molti paesi mediorientali, nelle principali città europee e persino in australia.

Soapkills – Leh Zaalen (tratto da Bater, 2001)

La raccolta Crammed discs dedica a Cheftak ampio spazio con l’inserimento di sei degli otto brani contenuti nella tracklist originale, due dei quali (Cheftak e Wadih) in versione alternativa. Il motivo di questa collocazione è dovuto all’importanza dell’album nella storia dei Soapkills, perchè è il primo, non solo nella loro discografia, a contaminare il folk libanese con elementi della tradizione classica in un contesto sonoro che passa dall’elettronica alla world music, creando una combinazione sonora unica, già oltre le consuetudini del trip-hop ormai in fase crepuscolare, più vicini alla purezza del dub e in anticipo rispetto alla successiva scena laptop folk. I Soapkills intuiscono  la frammentazione dei suoni tradizionali nella sequenza di pattern elettronici, basta ascoltare un brano come Marco Slow, costituito da frammenti classici, beats digitali e una scomposizione dei suoni acustici ricavati dai tradizionali strumenti a corda. Tango, forse il brano più famoso tratto da Cheftak, lo stesso anno di pubblicazione dell’album viene inserito nella colonna sonora del film Divine intervention, la splendida commedia diretta dal regista palestinese Elia Suleiman, sposato con Yasmine Hamdan. Tango è un brano accattivante, destinato sicuramente all’esportazione, ma è allo stesso tempo la chiave d’accesso alla musica del duo, dove tradizione e sperimentazione si incontrano in un crocevia che è evocativo, ballabile e che sopratutto individua nella voce di Yasmine il veicolo più importante di una “nuova onda” mediorientale che influenzerà moltissime formazioni, tra tutte band come i Mashrou’ Leila e i Meen, ma che idealmente si ricongiunge ad un’altra figura nodale nella fusione tra elettronica e musica araba, la grande Natacha Atlas.

SoapKills – Lost (1998)

 

Enta Fen è il terzo e ultimo album dei Soapkills, viene pubblicato dal duo nel 2005, tre anni dopo Cheftak e ne rappresenta in qualche modo la sintesi. Oltre alla re-interpretazione e ai remix di brani pubblicati precedentemente, l’album presenta una serie di tracce inedite che riducono l’impatto ritmico del loro suono privilegiando atmosfere più meditative, visionarie e di derivazione dub, dove la voce di Yasmine dialoga con una rilettura emozionale della tradizione; viene infatti introdotta un’orchestra full range, sostegno fondamentale per alcuni episodi dalla qualità cinematica come la bellissima Kasdoura, brano dal fascino ancestrale e allo stesso tempo colonna sonora dalle infinite latitudini. Le atmosfere ambient, crepuscolari e malinconiche sembrano chiudere quel cerchio tra sperimentazione e musica tradizionale, qui fuse senza soluzione di continuità in un viaggio che diventa improvvisamente interiore.

La musica dei Soapkills si interrompe qui, con il trasferimento di Yasmine a Parigi, inizio della sua carriera solista. Zeid rimane in Libano, continua a sperimentare, mette in piedi una nuova band, Zeid And The Wing, ormai è il produttore libanese più influente e il suo nome è dietro la consolle di moltissime band locali che veicola attraverso l’etichetta Lebanese Underground Tra i suoi progetti più recenti, quello che si avvicina alla forma dialettica dei SoapKills lo condivide con la giovanissima cantante egiziana Maii Waleed e si chiama semplicemente Maii and Zeid, dove ad episodi di contaminazione che ricordano il suo marchio di fabbrica, alterna brani più urgenti e rock (la contagiosa Hasafer Baeed )

Tutti gli album dei SoapKills vengono pubblicati in quegli anni in forma totalmente indipendente e con strategie di autoproduzione; solo in tempi più recenti, l’etichetta belga Crammed Discs ha ristampato l’intero catalogo, offrendo la possibilità di recuperare i lavori di una band seminale. The Best of SoapKills è quindi un ottimo punto di partenza.

SoapKills su Spotify

 

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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