Indie-eye – VIDEOCLIP – Testata Giornalistica di Musica & Immagini

Steven Wilson, trent'anni di carriera a partire dal progetto Porcupine Tree, giunge al suo quinto lavoro solista con un EP di quaranta minuti intitolato 4 1/2. In occasione del suo arrivo a Firenze, lo scorso aprile 2016, lo abbiamo incontrato e video intervistato. Il risultato è una conversazione di 25 minuti realizzata sotto il segno della portabilità con attrezzature che è possibile nascondere in uno zaino; primo numero delle Dinamo Sessions, interviste a pedali. 

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Sono trent’anni di attività quelli di Steven Wilson, inaugurati dal progetto Porcupine Tree, band destinata a numerosi e successive trasformazioni, ma già concentrata sin dagli esordi intorno alla creatività del musicista di Hemel Hempstead. Il modo in cui Wilson ha elaborato in questi anni il suo amore per la psichedelia e per la scena di Canterbury non si è mai cristallizzato entro la cornice di un modello, perché ambient, pop, Jazz e anche l’elettricità satura di un rock magniloquente e cinematico hanno attraversato tutte le uscite successive ai Porcupine Tree tra cui i No Man, progetto condiviso con Tim Bowness, ma anche I.E.M., Bass Communiun ed infine Continuum, dove la presenza di uno scheletro pop veniva arricchita da forme più di frontiera e sperimentali.

È lo Steven Wilson solista quello che lo scorso 27 aprile è approdato all’Obihall – Teatro di Firenze per un tour che ha poi ripreso a luglio e che ha portato sul palco moltissimi brani dei suoi ultimi album a partire da Insurgentes del 2008 fino all’ultimo EP del 2016 intitolato 4 1/2, sintesi di un percorso, sia per la durata più breve (quaranta minuti in tutto divisi per sei tracce) ma anche per la lavorazione stessa, sviluppatasi come interstizio tra l’album precedente (Hand. Cannot. Erase) alcune tracce “orfane” sfuggite ai due ultimi lavori, canzoni mai pubblicate e le sessions dello stesso “Hand. Cannot. Erase” a rappresentarne il nucleo creativo originario. L’album, definito sin dal titolo come “un mezzo album” si chiude con una nuova versione di Don’t Hate me dei Porcupine Tree, operazione di rilettura che Wilson attiva molto spesso (basta pensare alla nuova versione di “Lazarus“).

In occasione del concerto all’Obihall del 27 aprile 2016 abbiamo avuto l’opportunità di conversare a lungo con Steven Wilson, il risultato è una video intervista di 25 minuti  che finalmente riusciamo pubblicare qui su indie-eye per la serie delle Dinamo Sessions, interviste “a pedali”, realizzate sotto il segno della portabilità con attrezzature che è possibile nascondere in uno zaino e che per l’occasione abbiamo realizzato interamente con dispositivi Zoom Q4n, sia per la parte video che per la parte audio.

Steven Wilson – Intervista – 27-4-2016 – obihall – Firenze

Durante l’intervista Wilson ci ha parlato dei suoi ultimi lavori approfonditamente, del suo metodo di scrittura, del modo in cui concepisce i brani, del legame elettivo con la scrittura cinematografica che in un certo senso riporta in musica, del suo amore per David Bowie e Prince ed infine del suo lavoro con la tecnologia 5.1, attraverso la quale rimasterizza grandi classici del pop, come Skylarking degli XTC, che recentemente ha riportato a nuova vita insieme ad Andy Partridge.

L’intervista è in lingua inglese, al momento senza sottotitoli italiani. Questi saranno aggiunti a breve attraverso le funzioni incorporate di Youtube.

 

 

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.