Funk Police – Hot We Are Funk We Play (Avant! 2011)

Molto funk e poco hot si rivela l'esordio dei Funk Police, Hot We Are Funk We Play. Nevrastenici e incazzati come nella migliore tradizione punk funk. La recensione di Elia Billero.

Delle due affermazioni che intitolano il debutto dei Funk Police da Metz, nella regione francese della Lorena, solo funk we play è da considerare più che esatta. Di hot, del sudore nero che imperla le fronti di batteristi e bassisti impegnati a consegnare i loro riff nella storia, del soul distillato massicciamente nei vinili, non ne troviamo traccia alcuna. Il loro è funk bianco all’ennesima potenza, incazzato si, ma non impegnato. Niente diritti civili, niente powers that be, solo isteria guidata da una Roland (Sugar e Sorry Angel prendono in prestito questa tastiera dai successi di Lionel Richie per costruire la base di questi mantra moderni). Sono stati chiamati in causa i Suicide e i Pil per il cantato febbrile e non lineare, ma anche le folies di Frank Black nei Pixies possono dare un’idea più delineata. La musica pesta a fondo, m’immagino già il chitarrista che traccia un arco con il suo braccio destro mentre fende il suo strumento in stile Pete Townsend. Il basso è pura wave, talvolta anche la batteria, eccezion fatta per le percussioni non estemporanee, che li collegano con l’ultimo, forse principale, rimando: l’accoppiata vincente Byrne–Eno. Da ascoltare necessariamente You Always Win e la pericolosa Back Inside You.

Elia Billero
Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.