Spaventapasseri con prospettive omicide: una retrospettiva sul fenomeno Liars – 4/5

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Liars, spaventapasseri con prospettive omicide, uno speciale di Federico Fragasso:

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L’agosto del 2007 segna l’uscita di Liars, registrato in tempi record fra Berlino e Los Angeles, dove Hemphill e Gross si sono nuovamente trasferiti. Si tratta di un brusco ritorno al pop, ma chi auspicava un rispolvero del punk-funk rimarrà puntualmente deluso. L’album si concentra piuttosto su un’esplorazione a tutto tondo delle possibilità offerte da una strumentazione più classicamente rock. A detta degli stessi autori l’opera rispecchierebbe la volontà di rinunciare ad ogni velleità concettuale, per riavvicinarsi alla composizione con l’incoscienza e l’entusiasmo tipici dell’adolescenza. Come dimostrano gli omaggi più o meno velati all’interno della loro discografia, i Liars sono sempre stati abilissimi nel riciclare idee altrui, filtrandole attraverso la propria sensibilità musicale fino a farne qualcosa di nuovo ed eccitante. Tuttavia, mai come su Liars le influenze del terzetto erano state tanto esplicite. In quello che si rivela l’album più eterogeneo della loro carriera i nostri ripercorrono tre decenni di musica rock, spaziando dall’hard anni ’70 al post-punk, fino a sfiorare le tendenze elettroniche dei primi anni ‘90.

L’iniziale Plaster casts of everything è una locomotiva lanciata a tutta velocità che riporta il sound del gruppo alla grezza immediatezza delle origini: un riff trance-rock che centrifuga gli Oneida con reminiscenze techno, per poi esplodere in un giro di accordi degno dei Nirvana. Cycle Time indugia inizialmente in un fraseggio alla Led Zeppelin, ma cede ben presto il passo ad un’atmosfera epica e disturbante al tempo stesso. I suoni compressi di Freak Out e Pure Unevil ricordano lo shoegaze di Jesus and Mary Chain, mentre What would they know sembra una versione narcolettica dei Joy Division. La lisergica Houseclowds cita il pop ironico e mutante di Beck, mescolando suoni elettronici, beat hip-hop e cantilene drogate. Sailing to Byzantium e Protection sono un mèlange di trip-hop, electropop e tardi Radiohead. Gli unici episodi che ricordano le sperimentazione degli album precedenti sono le cupe Leather prowler e The Dumb in The Rain. Come qualcuno ha giustamente osservato, Liars sembra una rilettura del rock da stadio attraverso la lente dell’avanguardia. Nel corso dei mesi successivi i tre saranno in tour come band di supporto per Interpol e Radiohead, conquistandosi i favori di un pubblico più vasto. Al termine degli impegni promozionali torneranno definitivamente a stabilirsi a Los Angeles.

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Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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