domenica, Marzo 7, 2021

Andrea Franchi – Lei o contro di lei: la recensione

Suona come un bel romanzo Lei o contro di lei, ultima uscita per La Pioggia Dischi firmata da Andrea Franchi. Primo disco solista per il polistrumentista e batterista dei Paolo Benvegnù che dopo aver dato voce alle note de L’Invasore (traccia finale di Hermann), sviluppa il lavoro, allora accennato, nei dieci pezzi del disco. Accompagnato dal Collettivo Pupazi, gruppo di cinque musicisti che ha partecipato agli arrangiamenti del disco, Franchi si profonde fra canto, chitarra e organo, dimostrando una versatilità tutt’altro che comune. Lei o contro di lei è un album carico di suoni luccicanti, avaro di melodie cupe e ritorte e l’estrema varietà degli strumenti impiegati lo rende un lavoro orchestrale e barocco.

Fin dalla traccia di apertura, Due rivali, si legge chiaro il desiderio di creare una partitura sonora piena e non necessariamente omogenea. Al contrario, si ha l’impressione che l’apporto più importante che ognuno dei musicisti ha dato all’album sia quello della libera improvvisazione. In Due rivali un sax baritono si impone quasi gradasso al di sopra degli altri strumenti, così come l’assolo di chitarra in Appartamenti divaga sullo spartito.

Il risultato potrebbe sembrare poco ordinato o rigoroso, tuttavia è la precisa incarnazione di una delle strofe del brano sopracitato ovvero “Allontaniamo l’estetica / avviciniamoci alla musica”. Si prosegue con i ritmi cardiaci di La distrazione e i suoi richiami a certe produzioni dei primi Bluvertigo, per passare a Cheng Wei una delle tracce più hermaniane dell’album. Non mancano poi le aperte citazioni e tributi a Benvengù; la prima con Superstiti, contenuto nell’ep ‘500, la seconda con L’invasore, posto a chiosa di Hermann. Spetta a Uno come te suggellare Lei o contro di Lei.

Si tratta di un brano vintage, nostalgico, colmo di swing anni ’50, talmente evocativo da far perdonare l’urlo liberatorio e un po’ scomposto del finale. Un album colmo di grazia che suggerisce fra le sue strofe una brillante intuizione: quella di una ragionata leggerezza.

Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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