Indie-eye – VIDEOCLIP – Testata Giornalistica di Musica & Immagini

Kill The Nice Guy, l'intervista 

Di

Nel prossimo autunno il Rock Contest di Controradio compirà 20 anni, un grande traguardo per chi in tutti questi anni ha avuto il coraggio di sostenere una manifestazione che affonda le sue ormai profonde radici nelle realtà più interessanti della musica indipendente italiana. Poco più di un mese fa si è conclusa la sua diciannovesima edizione che ha visto trionfare I Kill The Nice Guy, giovane trio toscano, composto da Irene Bavecchi al basso, Marianna Magni alla chitarra e alla voce e da Neri Pecchioli alla batteria. I Kill The Nice Guy propongono un noise-grunge potente e uniforme, scrivono i loro testi in inglese e dal vivo riescono quasi a spettinarti!

Allora ragazzi, un grande successo sia di pubblico che di critica…Ve lo aspettavate?

Neri: Sinceramente no, ci siamo iscritti per avere un opportunità in più, non era neanche la prima volta che partecipavamo al rock contest.

Irene: Ma neanche la quinta com’è stato riportato su La Nazione!

Neri: Avevamo già preso parte a questo concorso però soltanto una volta! Alla prima selezione eravamo stati eliminati, è stata una bella soddisfazione quindi.

In finale vi siete trovati in competizione con una bella concorrenza, penso ai Superpartners o ai Ties and the Lies…

Irene: Si, il livello qualitativo era abbastanza alto. Il fatto che dovessero passare sempre 2 o 3 gruppi per selezione secondo me ha svantaggiato qualcuno, dal momento che in alcune serate c’erano veramente tante band meritevoli. In finale si sono qualificate quelle più interessanti; anche per questo la nostra vittoria non era poi così scontata.

Raccontateci un po’ chi siete, chi sono i kill The Nice Guy? Inanzitutto perché questo nome? Poi un po’ di storia…

Neri: Questa è una bella domanda, spesso i nomi delle band nascono per caso e non c’è mai un solo significato. Nice guy corrisponde un po’ alla personificazione del conformismo e del perbenismo che è sempre velato da un po’ di finzione. E’ un nome che ci piace anche per la sua musicalità!

Kill The Nice Guy… beh, in effetti suona bene! E per quanto riguarda la genesi del gruppo?

Neri: E’ un progetto che è nato un po’ per scherzo. Ci conoscevamo già in precedenza e dopo qualche prova insieme abbiamo visto che poteva nascere qualcosa d’ interessante. Gli spunti su cui lavorare erano buoni e nel corso del tempo sono diventati delle vere e proprie canzoni. Alcune di queste sono entrate a pieno titolo nella nostra tracklist dove trovano ampio spazio sia i pezzi composti di recente sia quelli degli inizi, nessun di questi è stato mai scartato al massimo è stato rimaneggiato un po’.


Parlateci un po’ delle vostre canzoni, di che cosa parlano?

Marianna: I testi parlano di cose strettamente personali, sono molto intimi, le parole vengono scritte di getto, molte di queste risalgono a diverso tempo fa e quando le ho scritte erano davvero molto sentite. Sono composizioni legate alla mia sfera emotiva e al mio mondo interiore, ma ognuno si deve sentir libero di dargli l’interpretazione che vuole.

La scelta di cantare in Inglese è dovuta al genere che proponete o ad altro?

Marianna: Non è legata esclusivamente al genere che proponiamo. Ho sempre ascoltato musica straniera e pochissimi gruppi rock italiani. Di conseguenza per me è stato abbastanza spontaneo cantare in inglese, in italiano non riesco ad evere le stesse intenzioni, non so bene come spiegarlo.

Tra le vostre influenze infatti si leggono diversi gruppi anglossassoni tra cui Nirvana, Sonic Youth, Yeah Yeah Yeahs, Pearl Jam, Alice in Chains, eppoi anche band italiane indie rock come One Dimension Man o Super Elastic Bubble Plastic che però cantano anch’esse in inglese.

Marianna: Forse di band italiane che cantano in italiano possiamo includere i Marlene Kuntz e Afterhours, ma solo in piccola parte perché non li ho mai ascoltati tantissimo.

“Una scarna ma ruvidissima onda sonora di power-punk, con acidissimi inserti noise-grunge e testi in inglese”. Questa è la definizione che è stato affibiata alla vostra musica, vi ci ritrovate?

Marianna: Direi che ci ritroviamo abbastanza. Vengono nominati generi musicali ai quali è inutile negare che ci ispiriamo. Inoltre mi sembrano molto azzeccati gli aggettivi “scarno” e “ruvido” perché effettivamente corrispondono molto al nostro sound.

La tua voce ricorda molto quella di di P.J. Harvey, e a lei che ti ispiri quando canti?

Marianna: Beh! Grazie per il complimento! Sicuramente una delle donne del rock che più mi influenzano, anche se nel mio modo di cantare vorrei evitare il più possibile di imitare qualcuno.

Parliamo un po di questa presunta scena fiorentina, c’è sempre grande attenzione verso i grandi centri del nord, come se esistesse un fermento fecondo solo in certe zone d’Italia. Ma esite una scena fiorentina? si sta muovendo qualcosa?

Marianna: Io credo che in Toscana ci siano molti gruppi validi che gravitano nell’ambito della musica indipendente, forse le band del nord hanno maggiori possibilità. A Firenze I posti dove esibirsi sono sempre pochi e quelli che ci sono spesso non hanno un grande afflusso di pubblico.

Quello che io noto e che spesso le amicizie su Myspace, rimangono amicizie virtuali e che non si è creata ancora una vera rete , non c’è unione, non c’è interscambio creativo.

Marianna: Spesso non manca solo la volontà ma anche il buon senso. Non si può chiedere ad un gruppo che viene fuori da Firenze di venir fin qua senza neanche un rimborso spese. Talvolta le amicizie rimangono virtuali anche perchè mancano le risorse! E questo è veramente un peccato.

Torniamo al rock contest, il “tutoraggio professionale” adesso cosa prevede? Tornerete in studio a registrare o cercherete di ritagliarvi una maggiore visibilità sfruttando l’ottimo biglietto da visita che vi ritrovate fra le mani?

Irene: Nell’ immediato grazie a Controradio ci stanno ritagliando un’ottima visibilità. Grazie alla vittoria del Contest nel 2008 riusiciremo sicuramente a fare molti più concerti dal vivo e questo per noi è già molto importante. Per il resto ancora non sappiamo.

Dopo averlo vissuto sulla vostra pelle, credete che il Rock Contest sia veramente una delle realtà più indispensabili alla musica indipentente italiana?

Neri: Onestamente ritengo che tra i contest che si trovano in giro sia uno dei migliori. C’è una selezione, non c’è una quota d’iscrizione da pagare, non ci sono da vendere i biglietti. Garantisce visibilità, ha una buona risonanza e questo grazie anche a Controradio che realizza delle trasmissioni dedicate esclusivamente all’ evento. Non so quanto poi nelle musica la formula del contest sia vincente, ritengo che lo stabilire se un gruppo è interessante oppure no sia soprattutto una questione di gusto personale. Certo si può valutare la tecnica, ma c’è anche da tener conto quanto un gruppo riesce a trasmettere al pubblico.

Dal 2004 ad oggi concerti e partecipazioni ai più importanti festival della Toscana. Che cos’è la cosa più importante quando salite sul palco?

(silenzio di tomba)

Bene! passiamo alla prossima domanda…

Irene: Va bè, riuscire a proporre un qualcosa di proprio… far conoscere la propria musica…non so spiegarti bene.

Voi che cosa avete da offire di nuovo alla musica indipendente?

Irene: Di nuovo non lo sò, un sacco di gente ci ha detto che siamo anacronistici, che ci ispiriamo troppo ai gruppi anni ’90 (grange o punk che siano stati). Non saprei.

Neri: Secondo me la nostra musica ha il pregio di essere molto sincera e istintiva. Poi è ovvio, come tutti ci ispiriamo ad una determinata scena musicale. Essere originali è un parola! Tutto può essere originale come tutto può essere ripreso da altre sonorità. La nostra musica ci piace ma non spetta a noi giudicarla.

Parliamo un po’ della finale internazionale di Emergenza Rock al Taubertal in Germania al quale avete partecipato nel 2005. Com’è è andata a finire con il festival Emergenza Rock? Ha mantenuto qualche promessa?

Irene: Ieri l’altro è arrivata una mail dalla direzione di Emergenza Rock con la quale ci proponevano di partecipare al concorso visto che la nostra biografia era moooolto interessante! Dimenticavano però il semplice fatto che noi il festival l’avevamo già vinto ed eravamo già stati alla finale internazionale al Taubertal! L’ esperienza comunque è stata molto valida, la Germania offre un pubblico sicuramente migliore di quello Italiano, però è stata una cosa nata e morta subito dopo. Non ci è cambiato niente.

Com’è andata il 5 gennaio al Polispazio di Agliana? Era il vostro primo concerto del 2008 ed eravate le Special Guest di un personaggio come Bobo Rondelli.

Neri: Secondo me Bobo Rondelli come cantautore ha veramente una marcia in più, a tratti riesce ad essere addirittura geniale. E’ stata una bella soddisfazione aver aperto il suo concerto con la nostra session acustica.

I kill the Nice Guy ci salutano e ci ringraziano, io personalmente gli auguro tutto il meglio che il mondo della musica ha da offrire. Il genere che propongono non sarà tra più innovativi, ma il loro sound riesce ancora a scolpire forti emozioni e questo non è sempre scontato al giorno d’oggi. I Kil The Nice Guy sono su Myspace, da questa parte.